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Durante una assemblea pubblica dell’Unione Sindacale di Base (Usb) a Reggio Calabria si è denunciato pubblicamente il clima repressivo nei confronti dei medici di base


La sanità calabrese è sempre più vicina al punto di rottura. Con una spesa sanitaria pro capite di appena 1.748 euro – ben al di sotto della media nazionale di 2.140 – le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: carenza di posti letto, liste d’attesa interminabili, mortalità evitabile in crescita e un accesso sempre più difficile alle cure, soprattutto per i più fragili.

MEDICI SOTTO ACCUSA, ASSEMBLEA USB


In questo scenario si è svolto, nella Sala Federica Monteleone del Consiglio Regionale, sabato 24 maggio, l’incontro pubblico promosso dall’Unione Sindacale di Base (Usb), dal titolo “Medici sotto accusa: difendiamo il diritto alla cura”. Un’assemblea partecipata e aperta, che ha visto la presenza di operatori sanitari, cittadini, associazioni e istituzioni locali. L’obiettivo: denunciare pubblicamente il clima repressivo nei confronti dei medici di base, bersaglio di provvedimenti disciplinari per presunte «prescrizioni improprie» di farmaci comuni.

IL CASO DELL’ASP DI COSENZA


Il caso, già esploso all’Asp di Cosenza, si è riproposto a Reggio Calabria, dove diversi medici sono finiti nel mirino per aver prescritto farmaci come antinfiammatori, gastroprotettori, Omega 3 e antibiotici.

IL RESPONSABILE USB IN CALABRIA


Vittorio Sacco, responsabile Usb Sanità per la Calabria, ha sottolineato l’emergenza in corso: «Parliamo soprattutto di soggetti che in questo momento hanno delle patologie soggette a lunga degenza, persone che non hanno neanche la capacità economica di poter ricorrere alle cure private. Quello che stiamo facendo in questo momento a Reggio Calabria è un filo rosso che unisce ciò che è il rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, cioè garantire il diritto alla salute a tutte le persone. Ed è una battaglia che stiamo portando avanti come organizzazione sindacale, sia dentro i luoghi di lavoro, all’interno degli ospedali, sia fuori. Crediamo che questa regione, così come l’intero sistema sanitario nazionale, sprechi molti soldi».

COMMODARI, USB, DENUNCIA LE CONSEGUENZE DEL PIANO SANITARIO DI RIENTRO


Pino Commodari, di Usb Pubblico Impiego Calabria, ha denunciato le conseguenze del piano di rientro dal debito sanitario: «Non vi è dubbio che le cosiddette misure di contenimento creano un grande disagio, soprattutto a pensionati e lavoratori. Questo piano di rientro dal debito si scarica sui medici di famiglia, che non sono liberi. Non possiamo nemmeno più permetterci di alleviare il dolore, perché l’analgesico, secondo le commissioni di vigilanza, non può essere prescritto».

IL RACCONTO DI UN MEDICO DI MEDICINA GENERALE


Marcella Borrello, medico di medicina generale, ha raccontato la situazione vissuta in prima persona: «La situazione è seria, perché oltre ai tagli agli ospedali, abbiamo i tagli ai farmaci, quindi l’impossibilità di prescrivere. Alcuni miei colleghi sono stati multati per aver curato: hanno dovuto pagare 8.000 euro per averlo fatto, e non è giusto. Io sono stata chiamata in causa per aver prescritto Omega 3 e antibiotici che, secondo le direttive, non avrei potuto prescrivere. Questo non è giusto».

CRISI SANITARIA, DISUGUAGLIANZE E PRIVATIZZAZIONE


La professoressa Laura Corradi (Unical), sociologa, ha messo in luce i legami tra crisi sanitaria, disuguaglianze e privatizzazione: «Il capitalismo fa male alla salute. Oggi sempre più famiglie ricorrono ad assicurazioni private. Serve rilanciare la prevenzione, l’autogestione delle cure e la solidarietà, mentre i fondi pubblici vengono dirottati verso l’industria bellica».

ABACO DENUNCIA ABUSI NEI CUP

Saverio Bartoluzzi, presidente dell’associazione di consumatori Abaco Calabria, ha denunciato gli abusi nei Cup, la carenza di specialisti, le liste d’attesa interminabili e la totale assenza di assistenza geriatrica.

RAZZI: «ABBIAMO SMANTELLATO LA SANITÀ PUBBLICA»


Il direttore del Quotidiano-Altravoce Massimo Razzi ha ricordato che la sanità pubblica è stata il frutto di una battaglia politica e culturale: «Oggi non solo l’abbiamo smantellata, ma abbiamo anche privatizzato le coscienze. La gente si è abituata all’idea che pagare per curarsi sia normale».

Nel corso dell’assemblea sono intervenuti anche Santo Gioffré, ex commissario dell’Asp di Reggio Calabria, l’ex assessore regionale Michelangelo Tripodi, Marisa Valensise per i Comitati a difesa della salute e Damiano Barbagallo di Potere al Popolo.

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