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A Melito Porto Salvo un bimbo di un anno ha rischiato di morire per soffocamento mentre il 118 rimbalzava la chiamata tra centralini. Decisivo l’intervento del giovane finanziere Nicola Sergi, 22 anni, che ha salvato la vita al piccolo. Il caso riaccende le polemiche sulla crisi della sanità reggina.


MELITO PORTO SALVO – Il 118 risponde da Catanzaro e inoltra la chiamata da un centralino all’altro. L’unica ambulanza, non medicalizzata, presente sul territorio è fuori per un altro intervento e un bimbo di poco più di un anno ha rischiato di morire per soffocamento.
A salvarlo, è stata la prontezza e la calma di un giovane melitese di 22 anni, Nicola Sergi.

BIMBO RISCHIA SOFFOCAMENTO, SALVATO DA FINANZIERE 22ENNE

Un allievo delle fiamme gialle, da qualche mese vincitore di concorso e che oggi presta servizio a Bari. Il fatto è avvenuto tra via Mazzini e via Centola. Il neo finanziere ha dimostrato come il compito delle forze dell’ordine non sia solo repressivo, ma anche per e al servizio della collettività.
«Mentre uscivo da casa per andare ad allenarmi – ci ha raccontato – ho notato una macchina venire nella mia direzione.

IL RACCONTO DELLA VICENDA

La signora (F. S.) alla guida dell’auto, in stato di panico, si è fermata di fronte a me e ha preso in braccio il bambino che non dava segni di vita. Nell’immediato ho chiamato il 118 per chiedere soccorso. Mi hanno risposto da Catanzaro e dopo aver sentito la richiesta di soccorso hanno inoltrato la mia chiamata da un centralino all’altro, questa volta con una voce preregistrata. Per non perdere tempo prezioso, ho fatto salire madre e bimbo sulla loro macchina proponendomi di portarli io stesso in ospedale. Il bambino in preda alle convulsioni, continuava a non respirare, ormai per circa due minuti. Grazie a Dio , probabilmente una sconnessione stradale ha fatto sì che riprendesse a piangere e quindi a respirare. Intanto correvamo verso l’ospedale e io continuavo a tranquillizzare la madre, ancora nel panico più totale.

LA MANCANZA DI AMBULANZA E IL RIMPALLO DELLE CHIAMATE AL 118

Al pronto soccorso, dove abbiamo preso atto che l’ambulanza non c’era, i medici, dopo aver preso in cura il piccolo hanno affermato che il mio tempestivo intervento è stato salvifico. Il 118 nel frattempo aveva provato a chiamarmi più volte – racconta – ma il telefono mi era scivolato sotto il sedile e non potevo certo rispondere in quel momento. Sono stato ricontattato dopo circa 30 minuti mentre attendevo notizie sullo stato di salute del bimbo e ho spiegato agli operatori che mi ero fatto carico della situazione. Una volta appreso della stabilizzazione del bambino e salutata la madre visibilmente commossa, sono tornato a casa».

LA SANITÀ CHE MANCA DI SERVIZI PRIMARI


L’epilogo di una storia che si ripete e che riaccende i riflettori su una sanità “malata” e mancante dei servizi primari, primi fra tutti quelli della emergenza/urgenza. Mentre i vertici dirigenziali continuano a decantare l’ammodernamento tecnologico delle strutture sanitarie, i presìdi stanno morendo per consunzione. Nei giorni scorsi, l’Asp di Reggio ha annunciato l’avvenuto acquisto e collaudo di un nuovo Tavolo Operatorio di ultima generazione, destinato all’unità operativa di chirurgia del nosocomio melitese. I vertici aziendali dovrebbero però investire anche in risorse umane. Sono troppi i medici ed i paramedici che sono andati in quiescenza. Il personale manca e non viene sostituito. Si continua a protestare con manifestazioni pro-ospedale che di fatto hanno dato scarsissimi risultati.

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