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I Kyunos (foto dallo shooting de "Il cimitero delle falene")

3 minuti per la lettura

I Kyunos tornano con “Cimitero delle Falene”, secondo album di un power trio calabrese che mescola acid punk, stoner e prog senza risparmiarsi. “Paralisi” è il brano da non perdere


Kyunos, “Cimitero delle Falene”, il rock acido che viene dalla Calabria e non chiede permesso
Alcune band nascono per piacere. E poi ci sono band che nascono da qualcos’altro, da una specie di urgenza interiore, da quel cane rabbioso che non riesci a far stare fermo. I Kyunos appartengono alla seconda categoria, e si vede.

KYUNOS, ESCE IL CIMITERO DELLE FALENE


Il loro nuovo album, “Cimitero delle Falene”, esce nel 2026 dopo due anni passati a girare l’Italia con il primo disco, Ventriloquo. Vengono dalla Calabria, sono un power trio, e il loro sound è quella cosa difficile da descrivere senza ascoltarla: acid punk che si mescola allo stoner e vira verso il prog quando meno te lo aspetti. Gaetano Mazzei alla voce e chitarra, Alessandro D’Amico alla batteria, Tommaso Di Francesco al basso. Tre persone, un sacco di rumore, testi che tagliano.

UN DISCO CHE RESPIRA DIVERSAMENTE


Rispetto a Ventriloquo, questo album lascia più spazio. Non nel senso di quiete, ma nel senso che la voce ha aria intorno, che i testi si sentono, che ci si può fermare su una parola senza che un muro di chitarre te la porti via. È una scelta precisa. Il significato delle liriche è al centro, senza per questo trascurare la parte strumentale, che resta il cuore fisico della musica dei Kyunos.
I temi sono quelli che ti aspetti da chi guarda la società moderna con distacco critico e qualcosa di psichedelico nello sguardo: introspezione feroce, sociale che si intreccia con il personale, nessuna concessione alla consolazione facile. Non è musica che ti accarezza. È musica che ti chiede qualcosa.

IL CIMITERO DELLE FALENE, I KYUNOS E PARALISI, IL BRANO CHE CHIUDE UN CERCHIO E NE APRE UN ALTRO


Tra i singoli estratti dall’album, America e Paralisi, è quest’ultimo a portare il peso maggiore. Non solo perché chiude un cerchio produttivo che attraversa l’intero disco, ma perché, stando a quanto raccontano i tre, ha già gettato le basi per il prossimo lavoro. Un brano che funziona come cerniera tra ciò che è stato e ciò che verrà. Succede raramente, nella musica, che un pezzo riesca a stare contemporaneamente dentro e fuori l’opera di cui fa parte. Paralisi ci riesce.

DALLA CALABRIA SENZA NOSTALGIA


C’è qualcosa di deliberatamente fuori contesto nei Kyunos, nel senso migliore. Nascono nelle terre calabresi, ma non costruiscono la propria identità attorno all’origine geografica come pittoresco elemento di marketing. La Calabria è il punto di partenza, non il biglietto da visita. Quello che portano in giro è un suono che potrebbe venire da qualunque posto dove la rabbia sia rimasta onesta.
Cimitero delle Falene è mixato da Vladimir Costabile e masterizzato da Giulio “Ragno” Favero. Nei crediti compaiono anche Marco Antonio Orsino, Paolo Principe e Manuel Siccia, per aver prestato, come scrivono loro stessi, idee, voci e sudori. Una formula che dice tutto sul modo in cui fanno le cose.

L’album è disponibile dal 17 aprile 2026 su tutte le piattaforme digitali.

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