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Una madre e un figlio (credits Francesca Leonardi)

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Maternità. Dal rapporto Save the Children 2026 “Le Equilibriste” emergono penalizzazione lavorativa, calo delle nascite e forti divari territoriali, tra Nord e Sud. Calabria 16ª, Basilicata, Puglia e Campania tra le ultime


In Italia la maternità continua a misurarsi con un equilibrio fragile tra lavoro e cura, e il Mezzogiorno resta l’area più penalizzata. È la fotografia dell’XI edizione del rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026” di Save the Children, diffuso a ridosso della Festa della Mamma.

MATERNITÀ, UN FRAGILE EQUILIBRIO E DIVARI TRA NORD E SUD

Il quadro conferma un Paese in cui avere figli pesa ancora sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro, sui salari e sull’accesso ai servizi, con forti differenze territoriali. Nel ranking generale del Mothers’ Index, la Calabria sale al 16° posto, mentre Basilicata, Puglia e Campania restano nelle posizioni più basse tra le regioni del Sud.

NASCITE IN CALO


Nel 2025 in Italia sono state registrate circa 355 mila nascite, in flessione del 3,9% su base annua, mentre il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna, ben sotto la soglia di sostituzione e sotto la media Ue. L’età media al parto ha raggiunto 32,7 anni e le madri under 30 restano una minoranza.

Il rapporto segnala anche che quasi una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni ritiene di non avere condizioni lavorative adeguate per avere un figlio. È un dato che aiuta a leggere la distanza tra desiderio di genitorialità e possibilità concrete di costruire una famiglia.

MATERNITÀ AL SUD, TRA PENALITÀ E LAVORO


La “child penalty”, cioè la penalizzazione sul lavoro dopo la nascita di un figlio, in Italia arriva al 33%. Nel privato, la perdita salariale per le madri può toccare il 30%, mentre nel pubblico resta più contenuta, al 5%, ma non scompare.

Tra le donne 25-54enni con almeno un figlio minore, l’occupazione sale appena dello 0,1% rispetto al 2024, contro lo 0,9% degli uomini nella stessa condizione. Nel Mezzogiorno il tasso di occupazione delle madri con almeno un figlio minore si ferma al 45,7%, contro il 73,1% del Nord e il 71% del Centro.

IL DATO CALABRESE

Per la Calabria, il dato più significativo riguarda il dominio lavoro del Mothers’ Index, dove la regione guadagna cinque posizioni e si colloca al 12° posto. Migliorano anche il tasso di occupazione delle donne con figli minorenni e la quota di part-time involontario, ma il divario con le aree più forti del Paese resta ampio.

CALABRIA E SUD


Nel punteggio complessivo del Mothers’ Index, la Calabria si colloca al 16° posto con 94,197 punti, in risalita di due posizioni rispetto all’edizione precedente. In fondo alla graduatoria restano Basilicata, Puglia e Sicilia, mentre il Mezzogiorno nel suo insieme continua a occupare le posizioni più deboli.

Anche sul fronte dei servizi la distanza è netta. In Calabria la presa in carico dei servizi educativi per la prima infanzia è pari al 5,9%, contro una media nazionale del 18,5%, e la regione si ferma al 19° posto nel dominio Servizi.

Più rassicurante il quadro della salute, dove la Calabria guadagna quattro posizioni e sale al 15° posto, mentre nel dominio rappresentanza resta stabile al 12° posto. Sul versante della violenza, invece, perde tre posizioni e scende al 17° posto, segnalando una disomogeneità che attraversa l’intero Paese.

GIOVANI E GENITORIALITÀ


Tra i 20 e i 29 anni la distanza tra uomini e donne si fa ancora più ampia. L’occupazione maschile cresce con la genitorialità, mentre per le donne accade l’opposto: lavora il 42% delle giovani senza figli, ma il dato scende al 33,4% tra le madri.

Nel settore privato il 25% delle madri under 35 esce dal mercato del lavoro nell’anno della nascita del primo figlio, contro il 12% delle over 35. È un segnale che mostra quanto la maternità, soprattutto nelle fasi iniziali della carriera, resti un fattore di fragilità economica e professionale.

MATERNITÀ, LE RICHIESTE DI SAVE THE CHILDREN


Save the Children chiede politiche strutturali: occupazione stabile, servizi per l’infanzia accessibili e di qualità, sostegni economici e percorsi di autonomia abitativa per le giovani generazioni. L’organizzazione indica anche la necessità di una riforma dei congedi, con strumenti più paritari e una maggiore condivisione della cura.

LE RICHIESTE PER IL SUD ITALIA

Per il Sud, e per regioni come Calabria, Basilicata, Puglia e Campania, il punto decisivo resta la costruzione di un welfare più forte e uniforme. Senza nidi, servizi e lavoro di qualità, la maternità continuerà a essere un terreno di disuguaglianza più che una scelta sostenibile.

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