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Il giornalista del Quotidiano del Sud Michele Albanese (a destra) intervistato da Diego Bianchi

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“AIUTATECI a crescere e a vivere in Calabria” dice a un certo punto un ragazzo dal palco di Polistena; “La Calabria ha bisogno dei calabresi” aggiunge il parroco don Pino Demasi in tv mostrando a “Zoro” Diego Bianchi di La7 il panorama dal palazzo confiscato di piazza Valarioti: da una parte il mare e dall’altra l’Aspromonte. E poi le interviste, gli sguardi, le eterne promesse della campagna elettorale, e le immagini che non hanno bisogno di commento: Stromboli, le case non finite, i ferri che sporgono arrugginiti.

IL LINK ALLA TRASMISSIONE (puntata del 17 maggio)

Non accade spesso, vanno quindi segnalate le due puntate in tv di Propaganda Live dedicate alla Calabria come esempio di buon giornalismo, di lavoro sulla strada intorno ai problemi della regione, senza pregiudizi né teoremi confezionati a tavolino. Non un racconto costruito sui verbali come in certi programmi d’inchiesta, né la solita cartolina blu dei tanti appuntamenti di mattina e pomeriggio.

La Calabria non è perduta, non è tutta un paradiso, e vuole l’attenzione del Paese. Sul macro-tema della Sanità, per esempio, i calabresi sono arrivati prima, da Cariati a Locri, perché hanno vissuto i tagli sulla loro pelle. Dove è fatale l’incrocio fra i ritardi burocratici (i tre grandi ospedali costruiti sulla carta dal 2004) gli interessi dei mafiosi e di certe strutture private. Drammatico oggi che la situazione denunciata da associazioni come “Comunità competente” si stia ripetendo in molte altre regioni. E a proposito di competenza, non vanno dimenticati i commissari che nel tempo il governo centrale ha mandato a sud del Sud: uomini di legge e non esperti, uomini di conti e non di welfare, quasi che i colpevoli dello sfascio del sistema fossero gli stessi cittadini, persone da punire e non vittime.

La Calabria nella sanità è un case-history, una regione pilota, quella che paga di più in tasse e riceve di meno: ma i suoi abitanti non vogliono arrendersi. E se il presidente Occhiuto dice che l’ospedale di Polistena non sarà mai chiuso anche dopo la costruzione di quello di Palmi (una specie di miraggio, come il Ponte) noi gli crediamo, fino a prova contraria. E questa è una risposta ai ragazzi e ai sindaci che sono scesi a manifestare. Intanto la struttura prova a potenziarsi – come racconta la direttrice Francesca Liotta – puntando anche sulla ricerca.

Finalmente una tv ha mostrato bei volti, fieri e coraggiosi, non persone della Calabria stravolte dalla paura e nascoste, nessun cartello sforacchiato di proiettili. Una rabbia quieta che cresce su temi antichi e su nuovi obiettivi. Gli stessi manifestanti che piantano gli alberi a Limbadi – in quel preciso posto in cui Maria Chindamo è scomparsa, in un luogo simbolico, bello e angosciante, dove ha regnato per decenni il grande occhio della ‘ndrangheta – sono la speranza, sono l’immagine della nuova Calabria che stiamo cercando di raccontare in questi mesi. E fa bene il nostro Michele Albanese, giornalista sotto scorta da dieci anni con una copia del Quotidiano in mano, a sottolineare che le elezioni Europee ci riguardano, anche se non ce lo dice nessuno, anche se sembrano lontane. Dal porto di Gioia Tauro alle normative sulle alleanze criminali, le scelte di Bruxelles possono condizionare il futuro dei cittadini, cacciarli da questo territorio o creare le condizioni per la Restanza. Termine che sembra ormai sfuggito di mano allo stesso inventore Vito Teti: è ormai un programma politico, una visione della vita attiva e coerente, un progetto contro la solitudine. Vediamo se qualcuno riuscirà ad attuarlo, nel minuscolo paesino delle Serre e nell’immensità del Palazzo di Germaneto. In ogni caso, come diceva un intervistato nel viaggio della 7 “ne vale la pena”.

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