X
<
>

Il collaboratore di Giustizia Andrea Mantella

Tempo di lettura 3 Minuti

VIBO VALENTIA – L’episodio dell’agguato a Filippo Piccione è allegato alle carte dell’inchiesta “Rinascita-Scott”. In particolare, a parlarne è l’ex boss di Vibo, oggi collaboratore di giustizia, Andrea Mantella, che racconta agli investigatori di questo delitto datato nel tempo.

LEGGI LA NOTIZIA DEGLI ARRESTI PER L’OMICIDIO DI FILIPPO PICCIONE

Era carnevale e per i sicari fu facile agire senza farsi riconoscere. Bastava infatti una maschera per celare il volto e così, infatti, fecero. A distanza di ben 28 anni, il pentito racconta le sue verità sulla vicenda chiamando in causa i presunti responsabili che apparterrebbero al clan Lo Bianco-Barba.

Il pentito, nel verbale dell’8 giugno del 2016, ricorda di aver ricevuto la visita di Carmelo Lo Bianco “Sicarru” e del suo omonimo denominato “Piccinni” allo scopo di sondare il terreno per la commissione del delitto. Mantella aggiunge di essersi tirato indietro in quanto doveva tornare a Vibo dalla fidanzata e precisa che in sua presenza, e davanti a Francesco Scrugli, i due esponenti anziani del clan avrebbero «incaricato il loro nipote Salvatore Lo Bianco detto “U Gniccu”», fratello di Leoluca il morto; il pentito racconta poi di aver successivamente saputo da Nicola Lo Bianco, figlio di “Sicarru” e scomparso di lupara bianca, che lui stesso ha accompagnato il cugino a sparare a Piccione con una pistola.

L’omicidio avvenne in Piazza Municipio, davanti al negozio Gullà, sotto l’abitazione della vittima e chi ha agito, ricorda ancora Mantella, lo ha fatto indossando una maschera di carnevale e che «le cose siano andate così mi è stato riferito proprio da Salvatore e Nicola Lo Bianco».

Riferiva quindi Mantella nel verbale: «Effettivamente una sera sono venuti a trovarmi Carmelo Lo Bianco “Sicarru” e Carmelo Lo Bianco “Pizzinni” per sondare il terreno chiedendoci se fossimo eventualmente disponibili a fare questa cosa; io mi tirai indietro dicendo che dovevo tornare a Vibo dalla fidanzata; dopo di che, in mia presenza e di Francesco Scrugli, gli stessi hanno dato l’incarico al nipote Salvatore Lo Bianco detto “U Gniccu”, fratello di Leoluca il morto; credo che per lui fosse il primo incarico per compiere un omicidio; successivamente ho saputo da Nicola Lo Bianco, figlio di “Sicarru” e scomparso di lupara bianca, che lui stesso ha accompagnato il cugino Salvatore Lo Bianco a sparare a Piccione; so che per sparare ha utilizzato una pistola; il fatto è avvenuto in Piazza Municipio, davanti al negozio Gullà, sotto la sua abitazione, e sono andati con una maschera di carnevale; che le cose siano andate così mi è stato riferito proprio da Salvatore e  Nicola Lo Bianco».

Oltre a Salvatore e Rosario Lo Bianco, sono indagati a piede libero Oltre ai due Lo Bianco, stamani i carabinieri hanno notificato avvisi di garanzia ad altre 8 persone: Michele Lo Bianco, 73 anni, di Vibo, detto “U ciucciu”; Domenico Lo Bianco, 79 anni, di Vibo; Leoluca Lo Bianco, 62 anni, di Vibo, detto “U Rozzu”; Filippo Catania, 70 anni, di Vibo; Paolino Lo Bianco, 58 anni, di Vibo, Antonino Franzé, 66 anni, di Vibo; Vincenzo Barba, 69 anni, di Vibo; Alfredo Calafati, 59 anni, di Cessaniti.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

shares