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Il comando provinciale dei Carabinieri di Vibo Valentia

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VIBO VALENTIA – I carabinieri del Ros di Catanzaro e del comando provinciale di Vibo Valentia hanno eseguito una misura cautelare in carcere a carico di Salvatore e Rosario Lo Bianco, ritenuti responsabili, in concorso, dell’omicidio dell’imprenditore vibonese  Filippo Piccione, avvenuto a Vibo, il 21 febbraio 1993. Agli stessi sono state contestate le aggravanti di aver agito con premeditazione, nonché di aver agito al fine di agevolare l’attività della ‘ndrina Lo Bianco-Barba.

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L’indagine, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, è nata da uno stralcio del procedimento “Rinascita–Scott”.

Secondo quanto documentato, l’omicidio sarebbe stato deciso dai vertici della cosca Lo Bianco, attiva nella città di Vibo Valentia, che vollero vendicare la morte del loro congiunto Leoluca Lo Bianco, ucciso, nelle campagne di Vibo Valentia, l’1 febbraio 1992. Dalle investigazioni è emerso che i colpi di fucile che causarono la morte di quest’ultimo erano stati esplosi dall’interno di una proprietà di Filippo Piccione.

Tale circostanza, ingenerò all’interno della cosca Lo Bianco, il sospetto di un coinvolgimento dell’imprenditore vibonese, secondo quanto complessivamente ricostruito anche attraverso l’esame delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, costituendo, dunque, la causale dell’efferato omicidio in danno della vittima.

Oltre ai due Lo Bianco, stamani i carabinieri hanno notificato avvisi di garanzia ad altre 8 persone: Paolino Lo Bianco classe 58 anni, Michele Lo Bianco, 73 anni, di Vibo, detto “U ciucciu”, difeso dagli avvocati Michelangelo Miceli e Leopoldo Marchese; Domenico Lo Bianco, 79 anni, di Vibo; Leoluca Lo Bianco, 62 anni, di Vibo, detto “U Rozzu”; Filippo Catania, 70 anni, di Vibo; Antonino Franzé, 66 anni, di Vibo; Vincenzo Barba, 69 anni, di Vibo; Alfredo Calafati, 59 anni, di Cessaniti.

Il solo Alfredo Calafati è indagato per falsa testimonianza in quanto «dopo essere sopravvissuto alla vendetta della famiglia Lo Bianco, in contraddizione con le dichiarazioni rese nel verbale di sommarie informazioni testimoniali del 2 e del 22 febbraio del 1993, riferiva che non vi erano conflitti di vicinato che riguardavano Piccione e di non sapere nulla se nella zona vi erano stati danneggiamenti tramite il taglio degli alberi, affermando addirittura che Piccione non gli aveva mai parlato di simili episodi in cui aveva sede la società. Aggiungeva di non sapere se Piccione avesse mai sporto denuncia per i danneggiamenti, precisando che con il vicino di terreno (Lo Bianco) i rapporti erano cordiali».

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