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IL fenomeno dell’immigrazione clandestina non ha lasciato indifferente la ‘ndrangheta che avrebbe fondato un vero e proprio business sui naufraghi morti.

La complessità organizzativa del giro d’affari emerso dall’operazione Rinascita Scott si articola attraverso l’associazione onlus “Sacra Famiglia”, di cui è presidente Orazio Lo Bianco, appartenente all’omonima consorteria, ed alla quale fanno parte come associati, tra gli altri Rosario Pugliese è ritenuto dagli investigatori socio occulto dell’impresa individuale “Lo Bianco Orazio” e della società Paradiso Srl operanti nel settore delle pompe funebri. Su entrambi convergono le dichiarazioni dell’ex boss, oggi pentito, Andrea Mantella.

Si precisa sul sequestro della società Paradiso Srl che trattasi di omonimia e che la Concessionaria Paradiso Srl rappresentante dei marchi  Mercedes, Smart, Bmw, Mini, Alfa Romeo e Jeep, sita in Lamezia Terme (CZ), è estranea alla suddetta ordinanza di sequestro.

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In ordine a Pugliese riferisce che «è azionista dei Lo Bianco, dotato anch’egli della “Santa” descrivendolo come uno dei pochi azionisti rimasti, perché aveva fatto scomparire i fratelli Tambuscio, ucciso alcuni cosentini e sparato due volte ad Antonello Muggeri». Su Orazio Lo Bianco, il collaboratore specifica che costui, «d’accordo con Rosario e Carmelo Pugliese e con la complicità di Rosario Francolino, capo dei custodi di vari cimiteri di Vibo Valentia, gestiva le cappelle e i loculi, organizzando un vero e proprio “mercato” delle stesse».

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A riscontro delle rivelazioni di Mantella sovvengono gli esiti delle indagini dei carabinieri che hanno documentato come Lo Bianco sia risultato essere titolare dell’omonima impresa individuale di edilizia artigiana tramite la quale «gli indagati ristrutturano le cappelle e i loculi di defunti di cui non ci sono più familiari superstiti, seppellendo nelle fosse comuni i resti delle ossa e rivendendole al prezzo di 50.000-60.000 euro».

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Numerose, poi, sono le captazioni da cui emerge il ruolo di Pugliese quale reale gestore delle imprese di pompe funebri, sia “Le Stelle” che quella intestata formalmente a Michele Lo Bianco. Definita eloquente dagli inquirenti la vicenda che ruota attorno alle salme di 16 migranti arrivate al porto di Vibo nel 2017 avviata a seguito delle alle lamentele esternate dai cittadini in ordine ai cattivi odori provenienti dai loculi in cui erano custodite, all’interno del cimitero di Bivona.

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Gli accertamenti hanno portato ad evidenziare come la ditta “Le Stelle”, concessionaria delle tumulazioni di quelle salme, avesse commesso «palesi irregolarità nella fornitura di quel servizio, omettendo di impiegare il materiale previsto per legge. Attraverso tali raggiri, avrebbe introitato un pagamento maggiorato rispetto al servizio ed al materiale reso, in danno del Comune di Vibo Valentia, provocando un danno erariale per quelle casse comunali».

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Non solo, l’Ente, per effettuare i lavori a regola d’arte, ha poi dato incarico da un’altra ditta: «Considerato – recita l’atto amministrativo – che si deve contestare alla ditta l’esecuzione dei lavori non a regola d’arte, si comunica che l’importo per la chiusura a norma di un loculo è di circa 80 euro cadauno, pertanto all’Agenzia “Le stelle 1” è da contestare 400 euro, mentre all’Agenzia “Polistena” 80 euro».

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Non solo, l’inchiesta ha portato a stabilire la sussistenza della gravità indiziaria a carico di Orazio Lo Bianco, Michele Manuele Baldo e Antonio Emiliano Curello, per il delitto di turbativa d’asta finalizzata ad interferire con il risultato della gara pubblica, indetta dal Comune di Vibo Valentia, per la tumulazione dei cadaveri dei sedici migranti.

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In particolare sarebbe emerso che, al fine di aggiudicarsi la gara, bandita con il criterio dell’offerta più bassa, su iniziativa di Orazio Lo Bianco, al fine di aggiudicarsi la gara, questi, secondo l’accusa, si sarebbe accordato con Antonio Curello e con Michele Baldo per presentare la stessa offerta, al fine di aggiudicarsi, su altri partecipanti la gara e di dividersi il lavoro. Tuttavia Curello, «volendo aggiudicarsi totalmente la gara, presentava un’offerta ancora più bassa rispetto a quella “concordata” con il Lo Bianco. Di tale offerta più bassa Lo Bianco era stato avvisato da una persona, non identificata, interna al Comune di Vibo Valentia sicché l’indagato, d’accordo con Baldo, avrebbe presentato un’offerta di poco inferiore a quella del Curello, finendo con l’aggiudicarsi l’appalto».

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