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La bara della piccola Clara con accanto i suoi genitori

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Vibo Valentia si stringe nel dolore per l’ultimo saluto alla piccola Clara Artusa, morta martedì dopo essersi soffocata con un wurstel; tantissima gente ai funerali della piccola di due anni. Lutto cittadino anche a Filandari


VIBO VALENTIA – Una chiesa gremita, il silenzio carico di commozione, le lacrime trattenute a fatica. Centinaia di persone hanno affollato nel pomeriggio la chiesa Regina Pacis di Vibo Valentia per dare l’ultimo saluto a Clara Artusa, la bimba di appena due anni e tre mesi deceduta ieri dopo essersi soffocata con un wurstel. Una tragedia improvvisa che ha scosso profondamente l’intera comunità, lasciando un senso di sgomento e impotenza difficile da colmare.

La funzione religiosa è stata celebrata da don Gaetano Currà e don Massimo, davanti a una folla composta e silenziosa, unita da un dolore collettivo che ha attraversato ogni banco della chiesa. Volti segnati dalla commozione, abbracci discreti, preghiere sussurrate: l’atmosfera era quella di una città ferita, raccolta attorno a una famiglia spezzata.

LA BARA BIANCA DELLA PICCOLA CLARA

La bara bianca, portata a spalla dai parenti, è entrata in chiesa seguita dai genitori, Salvatore, cuoco, e Anastasia, estetista, che hanno un altro figlio, di poco più grande della loro bimba. Un’immagine che resterà impressa nella memoria di tutti: la mano della madre quasi sempre appoggiata sul feretro, posato ai piedi dell’altare, la testa spesso reclinata sulla spalla del marito, in un gesto di sostegno reciproco davanti a un dolore indicibile. Un dolore che non ha bisogno di parole, che si manifesta nei gesti più semplici e disperati.

GUARDA IL VIDEO – L’ultimo saluto alla piccola Clara Artusa

I FUNERALI DI CLARA E IL MISTERO DELLA VITA E IL DOLORE DEGLI INNOCENTI

Nel corso dell’omelia, don Gaetano Currà ha dato voce allo smarrimento di una comunità intera:
«Certamente sentiamo molto, tutta la città e non solo, sente il dramma che si è consumato. Una bambina muore a poco più di due anni per un incidente così banale. E tutto questo ci pone delle domande di fondo: che cos’è l’uomo? Ogni uomo è un mistero. E quando accadono queste cose, ci accorgiamo che è vero tutto questo. Il mistero più grande è quello della morte, soprattutto della morte dei piccoli, degli innocenti».

Il sacerdote ha richiamato anche la grande letteratura come strumento di riflessione sul mistero umano, citando Giovanni Pascoli e la poesia “L’Aquilone”, dove la morte di un bambino viene paragonata a «un fiore ancora in boccia che stringe i candidi suoi petali», e I fratelli Karamazov di Dostoevskij: «Una lacrima di una bambina innocente vale più di tutto l’oro del mondo».

«Davanti alla morte – ha proseguito don Currà – ci troviamo inermi, impotenti». Poi il riferimento alla Parola di Dio e all’Agnello immolato dell’Apocalisse, Cristo innocente che si rende solidale con il dolore dell’umanità. «Le vesti bianche ricordano il Battesimo. Abbiamo battezzato Clara poco più di un anno fa. Oggi è ai piedi dell’altare, ma conserva la sua veste bianca: appartiene a Cristo risorto, appartiene all’umanità».

LA COINCIDENZA LITURGICA CON SANT’ANGESE

Un passaggio particolarmente intenso è stato dedicato alla coincidenza liturgica della giornata: il 21 gennaio, memoria di Santa Agnese, una santa bambina. «Nel Battesimo – ha detto il sacerdote – questa bambina è stata data al Signore. È diventata sposa del Signore, e per primo adesso ce l’ha lui nel suo regno eterno».

L’omelia si è conclusa con una preghiera accorata: «O Signore, dona il tuo ristoro a questi genitori afflitti. Vergine Maria, che hai visto morire il tuo Figlio innocente, dona consolazione e pace a questa famiglia. Cori degli Angeli, a cui oggi si aggiunge Clara, aggiungete Anastasia e Salvatore nella vostra preghiera, perché lo Spirito doni loro consolazione e pace».

AL TERMINE DEI FUNERALI I FAMILIARI RINGRAZIANO I MEDICI

Al termine della funzione, i familiari hanno voluto ringraziare pubblicamente i medici e il personale sanitario, per aver fatto tutto il possibile nel disperato tentativo di strappare la piccola Clara alla morte. Un ringraziamento carico di dignità e riconoscenza, nonostante il dolore.

Un pensiero commosso è stato affidato anche alle maestre del nido che la piccola Clara frequentava, che hanno voluto ricordare la bambina con parole semplici e colme d’affetto, ricordandone la vitalità.

Infine, all’uscita del feretro dalla chiesa, dei palloncini bianchi sono stati liberati in volo, salendo lentamente verso il cielo. Un gesto silenzioso e simbolico, che ha chiuso una giornata di lacrime e preghiera, mentre Vibo Valentia continuava a stringersi, unita, attorno alla memoria di una vita spezzata troppo presto.

LUTTO CITTADINO A FILANDARI

Lutto cittadino a Filandari, comune di origine di Salvatore Artusa. L’ha deciso il sindaco Rita Fuduli esprimendo, a nome dell’Amministrazione Comunale, “profondo cordoglio per la tragica scomparsa della piccola Clara, stringendosi con commozione al dolore delle famiglie Artusa e Cimato, in particolare del papà Salvatore, originario della nostra comunità della frazione Pizzinni. “Una tragedia che ha scosso l’intera comunità. In questo momento di grande dolore, Filandari esprime vicinanza e solidarietà ai genitori e ai familiari tutti”. In segno di rispetto e partecipazione, l’Amministrazione ha disposto il lutto cittadino e l’esposizione delle bandiere a mezz’asta, invitando la cittadinanza a un momento di raccoglimento: “Alla famiglie Artusa e Cimato giungano le più sentite condoglianze e un pensiero affettuoso alla piccola Clara, angioletto che continuerà a vivere nei cuori di tutti”.

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