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VIBO VALENTIA – Procedura partita male, proseguita peggio. Che rischia, ora, di finire in carta bollata. La selezione di cinque assistenti amministrativi che l’Asp di Vibo Valentia ha affidato ad un’agenzia di lavoro interinale, la Gesfor Srl di Pozzuoli, si conferma figlia di una cattiva stella.

Prima le accuse di esclusione da parte dei tirocinanti che si sono visti ignorati da un iter che hanno giudicato irrituale (la legge non prevede il ricorso a contratti di somministrazione lavoro per sopperire all’asserita “cronica mancanza di personale”). Poi le sospette ingerenze con candidati che sarebbero stati sponsorizzati da esponenti politici di centrodestra. Quindi il caso mediatico sollevato dalla nostra testata e la decisione – da parte di Gesfor – di avviare un’indagine interna per accertare eventuali irregolarità.

Il risultato? Tutto annullato a colloqui già avvenuti e via ad una nuova selezione, svoltasi il primo settembre, cui è seguita l’entrata in servizio non più di cinque ma di sei unità (tre donne e tre uomini, ufficialmente per rispettare la parità di genere).

In tutto ciò a farne le spese è chi aveva già dimostrato di possedere titoli e diritti per assumere quel ruolo. Questa vicenda ha infatti finito per mortificare competenze adeguate e aspirazioni più che legittime.

Alessandro Tripodi, 30 anni, una laurea in Scienze della Pubblica amministrazione in tasca, era tra coloro che il primo luglio – rispondendo ad un annuncio su Linkedin – si era presentato ai colloqui di selezione nella sede dell’Asp di Vibo. Lo aveva fatto da solo, armato del suo curriculum e della sua preparazione. Senza essere spalleggiato da alcun testimonial d’eccezione. La sua storia, che ha deciso di raccontare al Quotidiano del Sud, ha del paradossale.

Alessandro Tripodi

Il colloquio del primo luglio ha esito positivo. La commissione composta da funzionari dell’Asp lo ritiene idoneo all’incarico. Appena quattro giorni dopo, il 5 luglio, viene contattato telefonicamente dalla Gesfor che gli dà l’auspicata notizia: “Lei è assunto”. Anche se per un periodo limitato, è un’occasione che Alessandro aspettava da tempo.

«Lavoro nel bar di famiglia a Portosalvo – mi spiega davanti ad un caffè -. Mi alzo tutte le mattine alle cinque, do una mano ai miei e lo faccio con piacere. Ma non aspettavo altro che potermi mettere in gioco, essere lavorativamente autonomo, fare qualcosa per la quale ho studiato. Per questo quando mi hanno chiamato non potevo credere a ciò che sentivo: un lavoro vero, nella mia terra. Un posto che avevo ottenuto grazie alle mie capacità».

Raggiante si dà subito da fare per rispondere alle richieste che Caterina, operatrice di Gesfor, gli fa tramite un messaggio che Alessandro custodisce ancora. Lo stesso giorno invia tutti i documenti necessari a finalizzare l’incarico. Quindi si mette in trepidante attesa del contratto. L’attesa si protrae più del dovuto. Alessandro non dispera, si prepara al grande giorno, fa anche acquisti per presentarsi adeguatamente sul posto di lavoro. La sua ragazza, che a breve diverrà sua moglie, gli fa un bel regalo. La famiglia e gli amici gioiscono con lui.

Poi l’incantesimo si spezza. Realizza che qualcosa non va. Chiama ripetutamente Gesfor, ma l’operatrice prima tanto cordiale ora inspiegabilmente si nega. Viene rimpallano da un interno all’altro. Gli suggeriscono di sentire l’Asp di Vibo. Così fa ma il copione è sempre lo stesso: scaricabarile, informazioni sempre più frammentarie e fumose. 

Passano due mesi dalla prima comunicazione telefonica e la doccia fredda arriva via mail. In risposta alla sua richiesta di chiarimenti, l’amministratore unico di Gesfor Crescenzo Testa, scrive che “in accordo con l’Ente (l’Asp di Vibo, ndr) la selezione e l’avvio della somministrazione di profili richiesta è avvenuta il primo settembre 2021. Per ogni ulteriore richiesta di informazioni su detta procedura, in conformità alla normativa privacy e al capitolato di gara, si rimanda alla Stazione appaltante”.

Un pugno allo stomaco. Sedotto e abbandonato, Alessandro vede sfumare dallo schermo di un pc quel posto di lavoro tanto agognato. Poi, più lucido, ragiona. E decide che questo sopruso non può passare in silenzio. Quindi seleziona “rispondi” e digita: “Ritengo sia doveroso e rispettoso nei miei confronti, capire cosa sia successo e con quale criterio la Gesfor ha ritenuto opportuno escludere me, visto che io ero uno dei soggetti selezionati a luglio per la procedura. Ed ora mi ritrovo senza alcun avviso fuori dalla stessa. Auspico chiarezza e rispetto nei miei confronti, aggiungendo che nei mesi di luglio ed agosto, oltre che non cercare più lavoro, ho rifiutato ben tre incarichi, data la conferma della mia selezione che Gesfor mi ha comunicato il 5 luglio 2021”.

La risposta non è ancora arrivata, ma Alessandro, c’è da scommetterci, questa volta non attenderà a lungo per vedersi riconosciuto ciò che ritiene un sacrosanto diritto.

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