INDICE DEI CONTENUTI
Cresce il malcontento in città dopo le ultime vicende che riguardano la Vibonese Calcio: risultati deludenti, squadra smantellata e addio del tecnico e così tifosi e politica attaccano duramente la dirigenza: «La società torni alla città»
VIBO VALENTIA – Dalla speranza all’amarezza, dall’entusiasmo alla rabbia. È un comunicato dai toni durissimi quello diffuso dai tifosi della Vibonese Calcio che denunciano mesi di “umiliazioni e mortificazioni” e parlano apertamente di una gestione societaria definita «una farsa ai limiti dell’immaginazione».
Dopo un avvio di stagione giudicato esaltante, con una squadra capace di giocare bene, vincere e riportare pubblico sugli spalti del “Luigi Razza”, secondo i sostenitori rossoblù qualcosa si sarebbe improvvisamente spezzato. La nuova proprietà, in accordo con il direttore sportivo Costa, è accusata di aver smantellato il progetto tecnico attraverso una serie di cessioni che avrebbero trasformato lo stadio «nelle porte di un supermercato», tra svendite e operazioni di mercato considerate incomprensibili.
I tifosi parlano di una vera e propria “migrazione” dei calciatori più rappresentativi, ceduti ad altre squadre e sostituiti con giovani ritenuti non all’altezza per esperienza e potenzialità. Una strategia che, a loro dire, avrebbe favorito esclusivamente alcuni procuratori, tradendo le promesse iniziali della società.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dall’obiettivo playoff dichiarato a inizio stagione, la Vibonese si ritrova oggi a lottare per una salvezza tranquilla, con una classifica che preoccupa e l’incubo playout sempre più vicino.
CRISI VIBONESE: L’ADDIO DI MISTER ESPOSITO
La “goccia che ha fatto traboccare il vaso” è stata, secondo il comunicato, la separazione da mister Esposito, figura unanimemente apprezzata dalla tifoseria per competenza professionale e spessore umano, sostituito ieri da Antonello Capodicasa. Il tecnico è descritto come «l’unico vero punto fermo», mai messo in discussione dal pubblico. Le sue parole di addio: «Se devo andare in guerra ci voglio andare armato» – vengono interpretate come una denuncia chiara di una società che non avrebbe alcuna intenzione di intervenire sul mercato. Un segnale che avrebbe lasciato “disarmati” non solo l’allenatore, ma anche i tifosi. A Esposito va il ringraziamento della curva: «Ci siamo sentiti traditi tanto quanto te».
Non mancano, nell’intervento dei tifosi, riferimenti polemici ai precedenti professionali di Costa e Cammarata, con richiami all’esperienza di Messina che, secondo i sostenitori, «spiegano tante cose e gettano ombre sull’operato attuale».
UNA FIDUCIA DA RICONQUISTARE
I supporters rossoblù evidenziano anche la frattura con il pubblico vibonese, già provato da anni di mediocrità sportiva. «La fiducia va riconquistata», scrivono i tifosi, che chiedono a gran voce un incontro chiarificatore con la dirigenza per ottenere risposte precise su una lunga serie di interrogativi: dalla presunta cordata di sei soci annunciata a inizio stagione, alle garanzie fornite al momento della cessione della società, fino al destino del programma triennale e alle continue operazioni di mercato.
Nel mirino finisce anche il potere dei procuratori, accusati di influenzare eccessivamente le scelte societarie, arrivando a spostare i calciatori «anche superando i vincoli contrattuali».
La domanda finale è diretta e senza filtri: «Quando ve ne andate via da Vibo Valentia?», con la netta affermazione che gli attuali vertici sarebbero ormai considerati «ospiti non voluti e non più graditi».
L’APPELLO DEI TIFOSI DELLA VIBONESE ALLA CITTà
Infine, l’appello alla città, alla politica e agli imprenditori locali. I tifosi chiedono un tavolo di confronto che coinvolga istituzioni, rappresentanti politici e il tessuto produttivo vibonese, insieme a figure storicamente legate ai colori rossoblù e alle vecchie glorie del club.
L’obiettivo è chiaro: costruire il futuro della Vibonese con un progetto radicato nel territorio, arrivando anche all’ipotesi di un azionariato popolare. Lo slogan conclusivo sintetizza lo spirito del documento: “La Vibonese ai vibonesi. La nostra fede non morirà mai”.
ANCHE LA POLITICA SCENDE IN CAMPO PER LA VIBONESE
E a farsi portavoce della rabbia della piazza è Francesco Colelli, consigliere comunale e capogruppo del Partito Democratico, che non usa giri di parole per definire l’attuale gestione societaria della Vibonese parlando di dirigenza “improvvisata e anonima. “Possiamo tranquillamente dire che questa strana, fugace e tragicomica presenza di improvvisati soggetti a Vibo possa dirsi conclusa- Qualche mese fa – prosegue – paragonai questa dirigenza a Manenti a Parma e oggi ne sono sempre più convinto. Sono sicuro che questa operazione, dubbia, meriterebbe l’attenzione di “’altri’”.
Secondo il consigliere comunale di Vibo, il progetto sportivo sarebbe stato messo in secondo piano rispetto a logiche meramente finanziarie, trasformando il club in un laboratorio di ingegneria contabile piuttosto che in un presidio del territorio. L’esponente dem invoca, quindi, una vera e propria “rivoluzione identitaria” per evitare il baratro: “Oggi bisogna salvare la Vibonese e per farlo servono i vibonesi, come sempre – insiste Colelli -. Il primo passo è mandare via chi pensava di trasformare lo sport cittadino in uno strumento per generare plusvalenze. Non siete più i benvenuti a Vibo”.
L’APPELLO AL SINDACO ROMEO: «LA VIBONESE TORNI ALLA CITTÀ»
L’appello alle istituzioni. Il futuro del club, secondo l’esponente dem, passa ora da un intervento d’urgenza del primo cittadino. L’obiettivo è chiaro: resettare la governance e affidare il titolo sportivo a mani locali, capaci di garantire serietà e attaccamento alla maglia: “Subito la società al sindaco, che si prodighi a cercare chi ha la volontà di spendersi realmente per la squadra della nostra città. La Vibonese deve tornare ai vibonesi”, conclude il capogruppo del Pd in consiglio comunale.
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA