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Giulio Caserta

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MILETO (VIBO VALENTIA) – «PRENDO spunto dall’interessante e, a mio parere, condivisibile intervento dell’Avvocato Giovanni Vecchio in ordine al processo penale ai tempi del coronavirus per svolgere qualche breve considerazione su un altro aspetto introdotto dal D.L. n. 18/2020 ovvero l’art. 73 titolato “semplificazioni in materia di organi collegiali” laddove si prevede la possibilità di svolgere i consigli comunali in videoconferenza».

Prende le mosse da qui il consigliere comunale di Mileto, in passato anche presidente della massima assemblea della cittadina normanna, Giulio Caserta per esprimere tutta la sua preoccupazione per gli aspetti futuri della normativa d’emergenza approvata per far fronte alla pandemia da coronavirus Covid-19.

Per l’esponente politico, infatti, la previsione delle riunioni in video conferenza delle assemblee cittadine, e più in generale degli organi collegiali, in prospettiva potrebbe diventare un vero e proprio problema per la stessa democrazia.

«È del tutto evidente – scrive Caserta – che la possibilità di svolgere i consigli comunali “da remoto” tende a svilire il ruolo ed il luogo della democrazia rappresentativa».

Una affermazione che affonda le sue radici nella considerazione che «le assemblee comunali sono naturalmente e storicamente caratterizzate dall’oralità, dall’immediatezza, dalla dialettica, dal contraddittorio, dal confronto tra opinioni diverse che soltanto “de visu” possono portare ad una eventuale sintesi ovvero al cambiamento di decisioni già prese in altre sedi anche attraverso l’empatia che può crearsi tra rappresentanti di schieramenti diversi e/o avversi tra loro».

Quindi, anche «se è pacifico che i consigli comunali sono l’organo principale della democrazia rappresentativa locale ove viene, tra l’altro, espresso il consenso o meno all’attività dell’organo esecutivo», quanto previsto dalla normativa di emergenza, ossia «la possibilità introdotta dall’art. 73 del D.L. n. 18/2020, con l’eliminazione della presenza fisica dei consiglieri, rischia di minare irreparabilmente la funzione dell’assemblea e di mortificare e rendere evanescente il ruolo dei singoli consiglieri democraticamente eletti».

Senza dimenticare, inoltre, che «in videoconferenza non si capisce come possa essere garantita quell’adeguata pubblicità alle sedute del consiglio, già prevista dall’art. 38, co. 7, del D.L.vo n. 267/2000 (Testo unico degli enti locali) e da tutti gli Statuti e Regolamenti comunali, finalizzata a consentire ai cittadini di controllare e valutare l’operato dei suoi rappresentanti».

Pur non volendo dilungarsi in analisi tecnico-giuridiche, Caserta ritiene ineludibile l’obbligo morale e politico di «mettere in guardia dal rischio che un provvedimento adottato in un momento di emergenza divenga poi permanente/definitivo mettendo in dubbio e/o in pericolo faticose conquiste delle democrazie liberali». In sostanza, se appare comprensibile la “deformazione” del diritto dovere di partecipare e confrontarsi in seno agli organi collegiali in un momento di emergenza appare non trascurabile la necessità di rimarcare che, contrariamente a quanto spesso accade in Italia, è fondamentale che ciò che è emergenziale e sperimentale non divenga nella “distrazione” collettiva pratica consueta, ne va della tenuta democratica del Paese.

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