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VIBO VALENTIA – Il presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra, torna a parlare del Vibonese e questa volta chiama in causa il consigliere regionale della Calabria in quota Coraggio Italia, Francesco De Nisi, il senatore Gaetano Quagliarello, del suo stesso partito e il prefetto di Vibo, Roberta Lulli, compagna di quest’ultimo.

E lo fa a seguito delle recenti motivazioni della sentenza di primo grado del processo con rito abbreviato, denominato “Imponimento”, contro il clan Anello di Filadelfia scaturito dall’omonima operazione antimafia condotta dalla Dda catanzarese.

Tra i condannati vi è anche il collaboratore di giustizia Giovanni Angotti, cui è stata comminata una pena detentiva di 4 anni per associazione mafiosa; allo stesso Angotti si è riconosciuto di essersi occupato dal 2008 al 2010, per conto del clan Anello di Filadelfia, “di far convogliare il sostegno elettorale ai candidati vicini alla consorteria, come in occasione dell’appoggio elettorale fornito a Francesco De Nisi (non indagato, ndr) alle elezioni provinciali del 2004 e del 2008. De Nisi, attuale consigliere regionale e già sindaco di Filadelfia – spiega Morra – è attualmente il segretario regionale del partito “Coraggio Italia – Italia al centro” che ha fra i suoi fondatori e leader nazionali il senatore Gaetano Quagliariello, oltre che il governatore della Regione Liguria Giovanni Toti”.

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Nella sentenza in questione il giudice del Tribunale catanzarese scrive che “la cosca Anello si è occupata dell’acquisizione di voti, in occasione delle competizioni elettorali, a favore di De Nisi Francesco, anche con intimidazioni – mediante percosse, uso di armi, danneggiamento dei veicoli mediante incendio – e con la consegna di denaro agli elettori, ottenendo a favore di De Nisi l’elezione quale sindaco di Filadelfia. Angotti ha spiegato che in alcune occasioni sono state consegnate agli elettori schede elettorali già compilate”.

A parere di Morra, dunque, per il giudice che ha emesso sentenza di condanna è “provato che l’attuale consigliere regionale eletto con il centrodestra Francesco De Nisi abbia avuto il sostegno elettorale del clan ‘ndranghetistico degli Anello in occasione delle elezioni comunali di Filadelfia ed anche di quelle provinciali di Vibo Valentia, quando De Nisi è divenuto nel 2008 presidente della Provincia di Vibo con il centrosinistra. A fronte di tutto ciò, atteso che il Comune di Filadelfia è dall’ottobre del 2021 politicamente di nuovo governato dalla famiglia De Nisi attraverso suoi uomini di fiducia, quale conoscenza ha della vicenda giudiziaria – di cui hanno scritto pochissimi organi di stampa -il prefetto di Vibo Roberta Lulli? Come intende comportarsi?”.

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Il presidente dell’organismo parlamentare chiama in causa, come detto, anche il senatore Gaetano Quagliariello, “spesso presente in provincia di Vibo negli ultimi anni”, al quale chiede cosa abbia “da commentare, da dire, da aggiungere, a fronte di una sentenza di un giudice della Repubblica che chiama in causa (pur non essendo indagato) il segretario regionale in Calabria del suo partito? Ad ora si è registrato, neppure stranamente, soltanto un assordante silenzio. Esattamente come quando ho ricordato altre vicende, sia quelle relative al senatore Mangialavori, sia quelle concernenti la partecipazione del sottosegretario al Sud, Dalila Nesci ad un matrimonio particolare” con il sindaco del comune di Soriano, il cui consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni mafiose.

“Qui c’è da domandarsi se le sentenze di un giudice hanno più valore in questo Paese, sempre che Vibo Valentia e la Calabria interessino al Viminale ed al paese tutto”, ha concluso Morra.

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