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Il vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, Attilio Nostro

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MILETO – «Spero che il Signore oggi mi preservi dal rischio di pensare che tutto questo sia per me, io sono un piccolo strumento nelle mani di Dio, piccolo di fronte all’immensità di Dio, Ma insieme a voi desidero che la Chiesa di Calabria riguadagni una mentalità nuova, che questa porzione del popolo di Dio che è questa diocesi bellissima riguadagni il pensiero di Dio, i suoi sentimenti, la sua capacità di spoliazione, di commozione viscerale, di amore paterno e materno, spero che la Chiesa sia ambasciatrice di un bellissimo annuncio: Dio è amore e ti insegna ad amare. Dio è amore e ti fare diventare amore».

C’è tanta passione nelle parole del nuovo vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, Attilio Nostro, pronunciate durante l’omelia della celebrazione eucaristica di insediamento alla guida della diocesi. Tanta passione e voglia di ripartenza, cambiamento nel segno di un rapporto intimo, umano, familiare.

Prendendo spunto dalle letture il vescovo Nostro ha anche spiegato l’importanza del saper amare: «Noi uomini non sappiamo amare ed è per questo che Dio ha inventato la donna, per insegnare ad amare, ma è per questo che ha inventato la vita, il figlio il bambino insegna ad entrambi ad amare».

Con i bambini chi è diventato papà o mamma capisce «che il tuo cuore non ti appartiene più, capisci che dell’amore fino ad oggi non avevi capito niente, eppure quell’amore che ti espropria e ti fa dire non ho più libertà è un amore che ti migliora, ti rimette al mondo e ti dà il senso della tua vita»

No, non è la tradizionale omelia programmatica pronunciata all’atto dell’insediamento quanto piuttosto un vero e proprio discorso a cuore aperto tra un sacerdote (non è un refuso) e la sua comunità. «Oggi noi non stiamo celebrando il vostro vescovo, perché altrimenti stiamo facendo una cosa che è soltanto umana, noi oggi stiamo celebrando l’opera di Dio in un cretino chiamato ad essere cristiano, ed è questa l’opera che oggi celebriamo in questa liturgia»

Monsignor Nostro così ha voluto presentarsi alla sua diocesi, la sua nuova famiglia, incentrando tutto il suo primo discorso sull’amore: «Tutti noi abbiamo un padre che ci ama, e non per come siamo vestiti, perché vi veste lui, non per le nostre azioni o i nostri meriti, perché lui ci perdona, non perché siamo belli ma perché Dio ci vede belli a prescindere come una mamma che guarda il proprio figlio o figlia: bellissima».

L’amore tra genitori e figli, l’amore tra Dio Padre e gli esseri umani suoi figli, un rapporto intimo che si ripropone nella figura del vescovo che deve amare i propri fedeli perché altrimenti «significherà che sono stato fuori dal cuore di Dio».

Non una omelia programmatica in senso stretto ma quanta forza programmatica c’è in quelle parole è chiaro a tutti. Un nuovo corso si deve aprire e non per la chiesa di Mileto ma bisogna andare oltre: nella speranza e negli auspici del pastore il cambiamento deve riguardare tutta la chiesa regionale, tutta la chiesa di Calabria.

E di questa sete di rinnovamento, di questa voglia di voltare pagina già le prime avvisaglie si erano avute con i fatti di questa estate (i due dimissionamenti dei vescovi di Mileto e di Catanzaro – LEGGI) ma adesso questo desiderio sembra aver messo in moto un nuovo modo di pensare.

Già questa mattina, durante l’incontro con le autorità, infatti, Nostro aveva dato chiaro segno di voler aprire una nuova fase (LEGGI) accogliendo e rilanciando l’invito alla collaborazione fatto dal prefetto di Vibo Valentia, Roberta Lulli, e dal sindaco di Mileto, Salvatore Fortunato Giordano.

Adesso questo nuovo corso diventa esplicito e non lascia spazio a perplessità di sorta: la comunità tutta (laici e chierici) è chiamata a seguire «la divina liturgia dell’Amore, la liturgia più bella, quella del quinto Vangelo, quello che ciascuno di noi è chiamato a vergare con il proprio sangue perché noi siamo chiamati a completare nella nostre carne quei patimenti che ci mancano per arrivare ai patimenti di Cristo che non è morto è basta ma su quella croce si è donato come uno sposo alla sposa, su un talamo il talamo nuziale dell’amore di Cristo per la chiesa sua sposa».

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