X
<
>

Raoul Bova durante lo spettacolo a Vibo (foto Cristian Alleva)

3 minuti per la lettura

Successo al teatro di Vibo Vibo Valentia per “Il nuotatore di Auschwitz” con Raoul Bova. Una serata intensa tra memoria, emozione e riflessione civile chiude la stagione teatrale di Ama Calabria. Commozione dell’attore di origini calabresi nel ricordare il padre e il suo legame con la Calabria


VIBO VALENTIA – Uno spettacolo capace di lasciare un segno profondo, generando emozione autentica e riflessione collettiva e restituendo al teatro una funzione etica e civile: è stato questo, e molto di più, “Il nuotatore di Auschwitz”, portato in scena sabato 18 aprile al Teatro Comunale di Vibo Valentia, con protagonista Raoul Bova e la regia di Luca De Bei.

Il teatro, gremito in ogni ordine di posto, ha sancito l’ennesimo successo della stagione 2025-26 organizzata da Ama Calabria, tanto da aggiungere una replica alle ore 18, oltre allo spettacolo delle 21, segno tangibile di una ritrovata vitalità culturale del territorio. Lo spettacolo ha offerto un racconto intenso e coinvolgente della tragedia della Shoah attraverso la vita di Alfred Nakache, atleta francese di origine ebraica sopravvissuto ai campi di concentramento, dove riuscì a trovare nel nuoto una forma di resistenza e salvezza.

L’INTERPRETAZIONE DI RAOUL BOVA PROFONDA E SENSIBILE

L’interpretazione di Raoul Bova si è distinta per profondità e sensibilità, creando un ponte diretto tra il pubblico e una pagina drammatica della storia che resta imprescindibile non dimenticare.

Al termine della rappresentazione, visibilmente emozionato, Raoul Bova ha condiviso intime riflessioni: «Parte di questo testo nasce proprio da questa terra di Calabria – ha dichiarato – dove ho vissuto esperienze fondamentali della mia infanzia. Il rapporto con il mare, con la natura e con mio padre si riflette anche nello spettacolo. È una storia che appartiene un po’ a tutti noi».

L’attore ha, poi, sottolineato il messaggio centrale dell’opera, racchiuso «nella frase finale molto bella, che dice che grazie agli altri e per gli altri si possono superare le prove più difficili».

Nel racconto scenico Bova ha dato voce a due figure: Nakache, che affronta le atrocità del campo, e lo psichiatra Viktor Frankl, anche lui internato e sopravvissuto: «Mi sono diviso con piacere tra i due personaggi – ha spiegato – Alfred cerca di sopravvivere tra le torture. Addirittura d’inverno, sperando che morisse, gli gettavano in un bacino idrico gelato monetine, che lui doveva andare a riprendere. Viktor racconta, invece, gli stati d’animo del nuotatore».

RAOUL BOVA RICORDA IL PADRE

Infine il protagonista ha dedicato un dolce ricordo alla figura paterna:«Porto con me ogni suo insegnamento, che cerco di trasmettere ai miei figli, come la sincerità, l’onestà, la verità – ha raccontato Raoul Bova – Mio papà è calabrese, pertanto nel mio Dna vi è qualcosa della Calabria anche nella sensibilità. Era un campione di lotta greco romana, una roccia con grandi valori e integrità morale. Ha protetto tutta la famiglia in una vita incredibile. Il mio esempio di uomo calabrese è lui. Spero di essere un padre come lo è stato lui per me – ha aggiunto – Sono molto resiliente, perché ho vissute tante vite in questi cinquantaquattro anni di grande entusiasmo, voglia di riuscire, delusioni e rinascita. Come quando è finita la mia storia con il nuoto e, poi, sono arrivati il cinema, la televisione, il teatro. Si sono chiuse delle finestre, ma si sono aperti dei portoni».

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA