L'arbitro vibonese Irene Scerbo in campo
INDICE DEI CONTENUTI
Vibonese classe 2008, ha fatto il corso quasi per caso e sta bruciando le tappe. Sulla violenza contro i direttori di gara afferma: «È qualcosa che deprime e rattrista»
VIBO VALENTIA – Irene Scerbo è un giovane arbitro emergente nel panorama calcistico calabrese. Classe 2008, frequenta il Liceo Linguistico e fa parte della Sezione di Vibo dell’Aia. La passione per l’arbitraggio è arrivata quasi per caso. Quindi ecco una gran voglia di far bene e una bella personalità che inizia a venire fuori. Fino a qualche mese addietro non avrebbe mai immaginato di poter diventare un direttore di gara.
A distanza di poco tempo, invece, ha già bruciato le tappe e fa parte del Cra regionale. Di conseguenza arbitrerà le gare di Prima categoria. Un percorso di crescita interessante, per una giovane direttrice di gara, coccolata e istruita a dovere dalla Sezione vibonese diretta da Nazzareno Manco, dove sta trovando il modo di imparare, andando dietro ai consigli dei più esperti. Le paure e i timori non mancano: a questi bisogna aggiungere anche la “tensione” nel doversi sottoporre alla nostra intervista! Un “esame” però superato alla grande, senza alcun tentennamento.
GUARDA IL VIDEO – Irene Scerbo, essere arbitro di calcio donna a 18 anni – Il Quotidiano del Sud
Arbitro per caso: Irene Scerbo si racconta
Il primo passo, ossia la partecipazione al corso per arbitro, per Irene Scerbo «è nato per caso e non avrei mai pensato di ritrovarmi a dirigere una partita. Prima di partecipare al corso per arbitro, fra l’altro, non avevo mai assistito a un match di calcio. Nelle fasi iniziali non nascondo di essermi sentita spaesata, però passo dopo passo ho cominciato ad apprezzare sempre di più questo mondo. E poi nella Sezione di Vibo dell’Aia mi hanno fatto subito sentire a casa». Con il tempo, insomma, tutto è venuto via via più naturale «e l’arbitraggio mi ha coinvolto sempre di più e sono felice di aver sposato questa causa. Non so dove arriverò, ma ho voglia di crescere e migliorare ancora».
Nuove sfide
Irene Scerbo da arbitro ha mosso i primi passi e ha già diretto diverse gare in Seconda categoria e proprio in questi giorni è passata al Cra Regionale. Sarà pertanto designata anche per le sfide di Prima categoria. Il giusto riconoscimento per il valore mostrato in questi mesi. «È un ulteriore passo in avanti che mi rende felice e orgogliosa. Procedo verso nuove sfide con tanta curiosità, umiltà e voglia di crescere. In campo le preoccupazioni non mancano, però cerco puntualmente di trovare una soluzione a tutto. Gara dopo gara mi sento sempre più sicura. È chiaro, però, che anche noi arbitri sbagliamo ed è da questi errori fatti in campo che troviamo la forza per migliorare. Anche perché abbiamo chi ci viene a vedere e ci fa notare puntualmente gli aspetti positivi e quelli negativi».
L’importanza della Sezione
Il presidente dell’Aia di Vibo Valentia, Nazzareno Manco, ha parlato della Sezione come di una grande famiglia. Non solo un luogo di apprendimento e di crescita, ma anche di aggregazione. La conferma arriva da Irene Scerbo: «Sì, è proprio così. Nel presidente e nei dirigenti più esperti ho trovato un autentico punto di riferimento per vari aspetti. Persone speciali e fondamentali per me e per la mia crescita. Allo stesso tempo è un luogo dove condividere qualche momento non solo sportivo, ma anche di svago. Si fanno nuove amicizie, si avviano iniziative che vanno anche al di là dello sport». Fondamentale, come si diceva, l’analisi delle gare e la correzione degli errori: «È di grande importanza avere le giuste indicazioni, fin da subito, appena finita la partita, nello spogliatoio. Lì ti viene subito spiegato dove e perché hai sbagliato e tutto torna utile per le prossime designazioni».

L’errore
Un direttore di gara sa di non essere infallibile e comunque l’errore fa parte del gioco. Ma verso gli arbitri la tolleranza non c’è. «In campo ce ne dicono di ogni colore, ma noi arriviamo alla partita sereni e vogliosi di vivere una passione proprio come fanno calciatori, tecnici, tifosi e dirigenti. Solo che il nostro errore – dice ancora Irene – viene amplificato e mai tollerato. Non abbiamo preclusioni verso alcuno. Non siamo lì per far perdere una squadra piuttosto che l’altra. Questo è un fatto culturale che non si riesce a cambiare. Sbagliamo? Sì, ma non più di altri che scendono in campo. E posso assicurare che i nostri errori vengono analizzati, spiegati e rispiegati, proprio per cercare di farne sempre di meno».
La violenza contro gli arbitri: un triste fenomeno
Il Quotidiano del Sud ha sempre tenuto alta l’attenzione sugli episodi di violenza. Da oltre venti anni puntualmente denunciamo ogni accadimento. Di recente abbiamo anche proposto una sospensione di tutte le gare, di ogni categoria, in caso di ulteriore episodio di violenza contro un arbitro o un assistente. Irene Scerbo è giovane. Ha tanta strada davanti, ma dinanzi a questo fenomeno non rimane certo indifferente. «Quando leggo o vedo cose del genere – ci dice – mi rattristo e a volte mi abbatto un po’, perché questo è un aspetto intollerabile. È la stessa sensazione che si prova quando alla tv danno la notizia dell’ennesimo femminicidio. Stiamo stufi di assistere a episodi del genere. La violenza va bandita dal calcio, ma da qualsiasi aspetto della nostra vita».
Da fuori
In certi campi, dinanzi a tanta gente che grida, forse è normale provare un po’ di paura «ma io cerco sempre di concentrarmi sulla partita ed è quello che dovrebbero fare tutti, piuttosto che invocare l’arbitro a ogni contatto, fallo, decisione». Gli insulti si sentono «e mi rattristano perché facciamo parte tutti dello stesso mondo. Però spesso mi domando: “Ma davvero la gente viene al campo solo per insultare e offendere?”: che mondo è questo? Eppure basterebbe davvero poco per collaborare, darsi una mano di aiuto, pensare solo a giocare». A seguire l’arbitro Irene Scerbo ci sono i genitori. In particolare la mamma, che sicuramente freme a bordo campo. Il fenomeno della violenza verso gli arbitri è ovviamente fonte di preoccupazione, ma Irene guarda avanti e, a precisa domanda, aggiunge: «Consiglio alle giovani e ai giovani di avvicinarsi a questo mondo, proprio come ho fatto io. Lo raccomando in particolare alle donne. È importante averne di più, anche perché noi donne sappiamo arbitrare bene e a volte siamo più brave degli uomini», rivendica con orgoglio la giovane vibonese.
Il futuro
Il presente, per Irene Scerbo, è il calcio di Prima categoria. L’auspicio e l’augurio è di crescere ancora. Il futuro è tutto da scrivere: «Vedremo quel che succederà. Intanto penso a crescere ancora e a far bene. Mi aspettano nuovi ostacoli, ma sono pronta ad affrontarli con serietà, spirito di sacrificio e tanta, tantissima voglia».
LEGGI ANCHE: Il presidente provinciale Aia Nazzareno Manco: «Arbitri da rispettare»
LEGGI ANCHE: Cinque anni di squalifica al calciatore che ha picchiato l’arbitro
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA