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AVELLINO- «La morsa tentacolare del Nuovo clan Partenio» come l’ha definita nella sua misura cautelare il Gip Fabrizio Finamore, era giunta anche in Alta Irpinia. Dove tra imprenditori taglieggiati e attività che non cedevano alle richieste estorsive colpite dai raid intimidatori, si sarebbe consumata una parte della scalata criminale del nuovo gruppo nato dalle ceneri del clan Genovese. La consorteria criminale aveva esteso la sua ramificazione sino alla zona di Serino ma in particolare quello che più allarma è l’attività di reclutamento e l’ interesse del nuovo clan Partenio verso l’Alta Irpinia. Dalle indagini emerge come le azioni criminali del gruppo fossero giunte fino a Bagnoli e a mano a mano scrive il gip nella sua ordinanza cautelare, il nuovo clan «fagocitava sempre più nuovi accoliti e seguaci tra i quali figura l’altro attuale, odierno indagato, Ernesto Nigro, soprannominato Ciambone, che diventerà, come sopra esposto, addirittura un capozona in tale territorio, una sorta di «longa manus» del clan e segnatamente dei suoi fautori e promotori tre i quali figura più volte Galdieri Pasquale, che dopo essere stato sostanzialmente una vittima del sodalizio criminoso, avendo contratto un debito di circa ventimila euro con il gruppo di Mercogliano ( pagando circa 2000 al mese) fino a diventare una sorta di referente principale di uno dei capi fautori del nuovo clan in questione ossia Pasquale Galdieri, che ora assurgerà all’interno dell’organigramma del clan al fine precipuo di porre in essere contegni criminosi consistenti principalmente in attività di estorsione ai danni di imprese operanti nel campo dell’edilizia, tanto che successivamente lo stesso Nigro riuscirà a d estinguere almeno in parte la sua obbligazione verso il sodalizio proprio grazie all’ attività estorsiva messa in campo per conto del clan nella zona dell’Alta Irpinia di sua competenza ai danni delle imprese che lo stesso Nigro avevo individuato e che cadevano miserabilmente come vittime nella morsa tentacolare della consorteria criminale in questione. Stando sempre a quanto racconta Nigro nelle intercettazioni captate dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino, Pasquale Galdieri stava cercando nuovi referenti da reclutare e collocare nel territorio delle provincia di Avellino al fine precipuo di consentire la sostituzione e il ricambio dei vecchi associati ed accoliti, precisando altresì che le principali fonti di guadagno del sodalizio criminoso in questione erano costituiti dell’attività usuraria, in merito alla quale spiega che veniva applicato un tasso di interesse del 20% mensile per le imprese una tangente del 3% sui lavori appaltati.
Le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo e in particolare il profilo che ha riguardato l’ala militare, quello coordinato dai sostituti della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli Simona Rossi e Luigi Landolfi, hanno fatto emergere come infatti ci fossero stati diversi episodi di natura intimidatoria. Almeno due quelli contestati nella misura cautelare notificata due giorni fa dai militari agli ordini del colonnello Massimo Cagnazzo.
Tra le contestazioni, infatti a carico degli indagati nell’ambito dell’inchiesta, ci sono ququella relativa ad un’estorsione avvenuta tra il marzo e l’aprile del 2015 ai danni di un’impresa impegnata nella realizzazione dei lavori di sistemazione e riqualificazione ambientale del fiume Calore nel tratto ricadente nel comune di Cassano Irpino, che avrebbe dovuto consegnare al gruppo nuovo clan Partenio in particolare ai soggetti che sono indagati per questo reato (Pasquale Galdieri, Carlo Dello Russo, Ernesto Nigro, Luigi De Simone, Giuseppina Nigro e Valente Carmine) una somma del 3% sull’importo dei lavori che stavano svolgendo, quella di circa duemila euro.
L’altra attività estorsiva relativa all’Alta Irpinia da parte del gruppo riguarda quanto è avvenuto ai danni di un’impresa aggiudicataria dell’appalto relativo alla costruzione della rete fognaria del nuovo depuratore di Montella. Su questa attività di pizzo ci sono stati, secondo le indagimi, ben due atti intimidatori. Una prima volta un atto intimidatorio con della miscela di benzina e gasolio su una macchina operatrice presente all’interno del cantiere lungo la SP 43 del Comune di Montella, la seconda volta invece infrangendo i vetri di un bob cata e lasciando un bidoncino di liquidi infiammabile in bella mostra.
Un’attività che è stata ricostruita anche grazie al lavoro della Compagnia dei Carabinieri di Montella, che era successivamente confluito proprio nel maxi fascicolo della Dda di Napoli e nell’inchiesta che ha portato al blitz di lunedì mattina.

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