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AVELLINO- «Camminavo sulle rovine quel Novembre dell’80» questo è l’incipit della breve storia, scritta da Valerio Massimo Manfredi, che racconta del disastro, ma anche dell’impegno dei soccorritori, della generosità dei volontari e della solidarietà verso i sopravvissuti di fronte a un evento dalle proporzioni così catastrofiche. Così l’Arma dei Carabinieri ha voluto ricordare, nel calendario storico del 2021 la tragedia vissuta dall’Irpinia. Il mese di novembre è dedicato alla tragedia del terremoto in Irpinia del 1980. La presentazione del Calendario Storico e l’Agenda 2021 dell’Arma dei Carabinieri ieri mattina in Via Brigata. E’ toccato al comandante provinciale dei Carabinieri di Avellino, il colonnello Luigi Bramati, illustrare le tavole del Calendario 2021 ed in particolare quella che per la prima volta nella storia dell’Arma, riguarda anche la provinciadi Avellino. Per il Calendario Storico del 2021, l’Arma dei Carabinieri si è affidata alla penna di Valerio Massimo Manfredi, cantore e custode della storia antica, e alle tavole realizzate da un esponente della Transavanguardia italiana, Francesco Clemente.
Un Maresciallo, Donato Alighieri, emblema del buon carabiniere, toscano come il Sommo Poeta, è il filo conduttore trasversale fra i dodici racconti, uno per ogni mese. Alighieri, colto fino al punto di conoscere a memoria l’intero Poema, narra di vicende verosimilmente accadute nel suo percorso di carriera e nelle diverse esperienze operative maturate, percependo le parole di Dante come fonte insostituibile d’ispirazione per coraggio, inventiva e generosità.

Le storie, ispirate da episodi di vita vissuta, e le immagini, raffiguranti simboli ed elementi dei Carabinieri facilmente riconoscibili, si sposano e dialogano fra loro in una letteratura mista che riporta a stili ed epoche da cui traspare lo spirito eroico del militare e la consapevolezza di trovare anche nei gesti più piccoli il coraggio di una vita di Valore, facendo inoltre da contrappunto alle terzine della Divina Commedia del Sommo Poeta e celebrarne il 700esimo anniversario della scomparsa. E il maresciallo Alighieri racconta nella storia del mese di novembre quello che gli era capitato camminando tra le macerie del sisma. Dove si incrociarono l’abnegazione dei militari dell’Arma, la solidarietà di tantissimi volontari e la gratitudine di chi aveva perso tutto.

IL RACCONTO
«E forse ero troppo giovane per capire come, una notte in Irpinia un urto titanico fra le placche sismiche fece arrivare fino in superficie una scossa che rase al suolo decine di centri abitati, capolavori di un’architettura povera e antica ma di un fascino meraviglioso. Ero diretto ad un piccolissimo villaggio con la mia squadra del battaglione, la strada serpentina e difficilissima, uscito da una curva mi trovai ferme nel buoi o in mezzo alla strada due Land Rover con le insegne di una spedizione archeologica: «Ragazzo ma avete voglia di morire?» dissi un po seccato. «Che ci fate in mezzo alla strada a quest’ora?». Erano quattro giovani professori volontari per il recupero delle opere d’arte, specialmente quelle statue lignee e policrome del territorio. Fermi, stupiti alla vista di una grande chiesa di cui era rimasta solo l’abside, con spettacolari affreschi. Dapprima quei professori fecero un po ridere, ma dovemmo ricrerderci. Grazie ad una semplice cartolina illustrata, si misero a raccogliere tutti i pezzi della facciata della chiesa madre e ricomporla in orizzontale. Ogni sera li scortavamo fino ad una chiesetta piccola ma ancora intatta, dove portavamo le statue che avevano raccolto durante il giorno. Una notte, mentre uno dei giovani archeologi stava chiudendo la porta della chiesetta con la chiave assieme a me, uscita improvvisamente dal buio apparve una vecchietta che cercava il suo Santo. Cercammo di persuaderlo a tornare il giorno dopo ma non ci fu verso. Il professorino a quel punto aprì. La vecchietta entrò e restò stupefatta:mai aveva visto tante madonne e tanti Santi in un posto solo e prese a cercare febbrilmente il suo! Cadde in ginocchio e pregando chiedendo al Santo la Grazia di cui aveva disperato bisogno. La guardavo e pensavo al Poeta: Gloria in excelsis, tutti, Deo; dicevan, per quel ch’io da vicin compresi: onde intender lo grido si poteo. Si asciugò le lacrime, ci ringraziò a lungo tentando di baciare la mano del professorino, poi sparì nel buio delle macerie dove aveva perduto tutto».

IL COLONNELLO
«Il calendario 2021 ricorda e commemora quell’evento drammatico – spiega il Colonnello Luigi Bramati – attaverso le parole di Manfredi ci viene consegnato il senso della drammaticità di quegli eventi e dell’impegno che c’è stato per soccorrere le persone colpite dal sisma. E’ una pagina molto bella che vale la pena leggere. Novembre narra dell’impegno che i carabinieri hanno da sempre per il supporto, il soccorso e l’assistenza alla popolazione. Il legame che unisce i carabinieri alle proprie comunità è fondamentale. Parla dei carabinieri che andavano a supportare la cittadinanza. Parla del volontariato. Parla dell’unità che mai come oggi è un concetto fondamentale. Sette militari morirono in quel tragico evento e in totale i nostri uomini persero 29 familiari di carabinieri. Ciò nonostaNte continuarono a lavorare».

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