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Centosette richieste di rinvio a giudizio sono state avanzate dalla Procura per altrettante persone, tra agenti della Penitenziaria, funzionari del Dap e due medici, in relazione alle violenze avvenute nell’aprile del 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). “Un’orribile mattanza» la definì il Gip Sergio Enea, che il giugno scorso emise le ordinanze di custodia cautelare per poco meno della metà degli indagati (52 le misure di cui otto in carcere, 18 ai domiciliari, tre obblighi di dimora e 23 sospensioni dal servizio). Decisive le immagini acquisite, con gli agenti che picchiavano i detenuti del Reparto Nilo per vendicarsi della protesta innescata il giorno prima per la positività al Covid di un loro compagno (una protesta che non avrebbe dato luogo a reati, tanto da chiedere l’archiviazione per 14 detenuti denunciati dalla penitenziaria).

Tra le immagini più crude quelle del detenuto sulla sedia a rotelle picchiato con il manganello, e di quelli fatti passare in un corridoio formato da agenti che li pestavano con manganelli, calci e pugni. Video che hanno fatto il giro del mondo e che spinsero, il 14 luglio 2021, il premier Mario Draghi e la Guardasigilli Marta Cartabia a recarsi in visita nella struttura penitenziaria teatro dei soprusi. Ad oggi sono una ventina i poliziotti sottoposti all’obbligo di dimora, con accuse molto gravi: tortura, lesioni gravi, falso, depistaggio, omicidio colposo, morte come conseguenza del reato di tortura, ovvero quella del detenuto algerino Lakimi Hamine, inizialmente classificato come suicidio. Per questo il procuratore aggiunto Alessandro Milita, che ha preso la parola dopo i sostituti Alessandra Pinto e Daniela Pannone, ha chiesto al gup Pasquale D’Angelo il rinvio a giudizio alla Corte di Assise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, competente per i delitti più gravi contro la persona; Milita ha chiesto poi il proscioglimento di Luigi Macari, risultato assente il giorno delle violenze.

Altri due imputati hanno inoltre avanzato richiesta di rito abbreviato direttamente in udienza preliminare. «Cadute nel vuoto», invece, le 32 proposte di patteggiamento avanzate dalla Procura per le posizioni «più marginali», per snellire il processo e arrivare al dibattimento con meno imputati; per ora nessuno ha accettato, forse per paura che in caso di pena patteggiata possa scattare il licenziamento. Tanti agenti e funzionari imputati sono infatti ancora dipendenti dell’amministrazione penitenziaria, sebbene sospesi. Nel corso dell’udienza sono state infine avanzate altre 5 richieste di costituzione di parte civile di 4 detenuti e dell’associazione Cittadinanza Attiva. La decisione del Gup Pasquale D’Angelo è attesa per i primi di giugno. Al momento sono state ammesse le costituzioni di circa 100 soggetti, tra cui una novantina di detenuti, 4 associazioni (Antigone, Carcere possibile, Agadonlus, Abusi in divisa), istituzioni come il Garante nazionale e quello regionale dei detenuti, l’Asl di Caserta e il Ministero di Grazia e Giustizia; questi ultimi due compariranno tra le parti civili e come responsabili civili nel caso in cui gli imputati non dovessero risarcire i danni

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