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L’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe “sostituto” del cardinale Angelo Becciu, licenziato dal Papa, per una canonizzazione . A Napoli ieri c’è stata la beatificazione di Maria Luigia Pascale del Santissimo Sacramento, al secolo Maria Velotti. Al posto del cardinale Becciu, non più prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi dopo le dimissioni choc, in rappresentanza del Papa ha presieduto la celebrazione il cardinale Crescenzio Sepe. Il Vaticano cerca di archiviare in fretta il caso Becciu. A fronte dell’enorme spazio dedicato dai media di tutto il mondo al ‘licenziamentò da parte di Papa Francesco del cardinale che era arrivato ad essere il numero tre del Vaticano, la Santa Sede resta alle tre laconiche righe con le quali il 24 sera ha comunicato le ‘dimissionì dell’ormai ex Prefetto della Congregazione dei santi. E oggi è stato il giorno del primo appuntamento cancellato dalla nuova agenda di Becciu: la beatificazione di una suora a Napoli ha visto come rappresentante del Papa non lui ma il cardinale Crescenzio Sepe.


Nessuna novità anche dal fronte della magistratura, perché allo stato delle cose Becciu non è indagato né per le donazioni che avrebbero visto beneficiati i fratelli (circostanza che lui ha negato totalmente nella conferenza stampa di ieri) nè per l’affare più corposo, quello dell’acquisto del palazzo di Londra che lo ha più volte sfiorato ma mai chiamato in causa in prima persona.
E in questo tempo, come sospeso, si preannuncia una settimana in salita per la Santa Sede: da una parte l’arrivo degli ispettori di Moneyval e, su tutt’altro fronte, la presenza a Roma di Mike Pompeo, il Segretario di Stato americano che con una ingerenza, anche questa senza precedenti, ha chiesto al Vaticano di non rinnovare l’accordo con la Cina sulla nomina dei vescovi.

Domenica 4 ottobre sarà poi la giornata della colletta in tutte le chiese del mondo per la Carità del Papa, ovvero l’ormai ultraconosciuto, anche per i non addetti ai lavori, Obolo di San Pietro. La raccolta, che normalmente si tiene il 29 giugno, per la festività dei Santi Pietro e Paolo, era stata spostata a causa del Covid alla prima domenica di ottobre. Ed ora si teme che il rumore sul caso Becciu, con il quale il Papa ha confermato la sua linea ferrea della trasparenza finanziaria, possa divenire un boomerang e portare ad un calo delle donazioni che poi sono l’asse portante della vita della Chiesa che, Musei Vaticani a parte e poco altro, come le rendite dagli immobili, non ha un vero e proprio pil, come gli altri Stati.


L’Obolo vale 78 milioni di dollari l’anno, stando agli ultimi dati resi noti, quelli del 2016. Ma secondo quanto trapelato sulla stampa americana, non sempre tenera con questo pontificato, negli anni successivi al 2016 si sarebbe registrato un calo importante delle donazioni, fino a 10 milioni di euro. In ogni caso, almeno fino ad oggi, solo una parte viene utilizzata a scopi benefici, meno di un terzo. Il resto viene invece stanziato al ‘funzionamentò della Chiesa universale. Per questo difficile 2020, a causa della pandemia, lo stesso Vaticano calcola un calo delle entrate tra il 25 e il 45 per cento rispetto all’anno precedente.
Intanto Becciu, anche oggi, con le persone a lui più vicine, avrebbe confermato la sua amarezza e il disorientamento rispetto alla decisione nei suoi confronti che continua a ritenere non giusta. Una vita da ricostruire anche rispetto alla cancellazione dei ruoli e degli impegni per quello che fino a due giorni fa era uno degli uomini più potenti di Curia.


Invece il cardinale di Roma, Angelo De Donatis, oggi ha aperto l’anno pastorale sottolineando che la Chiesa è chiamata a contribuire nel superamento di tutte le divisioni. «Non è sempre facile», ha commentato, fotografando, forse involontariamente, proprio quanto accade in questo momento di nuovi veleni.

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