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Napoli, condanna per la guerra tra baby gang: 12 anni al maggiorenne coinvolto nell’agguato in cui morì il 15enne Emanuele Tufano.
NAPOLI – A oltre un anno dalla sparatoria che sconvolse Napoli, arriva la prima sentenza per uno degli episodi più emblematici della violenza giovanile legata alla criminalità organizzata. Il gup ha condannato a 12 anni di reclusione Gennaro De Martino, unico maggiorenne del gruppo di piazza Mercato, ritenuto responsabile di tentato omicidio aggravato nel conflitto a fuoco del 24 ottobre 2024 in cui perse la vita il 15enne Emanuele Tufano. La pena, inflitta al termine di un processo celebrato con rito abbreviato, è inferiore di quattro anni rispetto ai 16 richiesti dalla Procura antimafia di Napoli. Durante il procedimento, sono cadute alcune aggravanti, tra cui parte delle contestazioni legate alle modalità mafiose e ai futili motivi.
L’evasione e il ritorno alle armi
Un elemento che ha pesato nel quadro accusatorio è la condotta dell’imputato: De Martino prese parte alla sparatoria pochi giorni dopo essere evaso dal carcere minorile di Airola, nel Beneventano. Secondo gli inquirenti, guidava il gruppo di piazza Mercato, contrapposto a quello del rione Sanità, composto da giovanissimi inseriti in dinamiche criminali sempre più precoci e strutturate. Sul fronte opposto, la leadership sarebbe stata riconducibile a Cristian Scarallo, mentre la vittima, Tufano, risultava legata agli ambienti della Sanità.
Napoli, 15enne ucciso in una stesa tra baby-gang: una morte per “fuoco amico”
La ricostruzione investigativa tratteggia uno scenario drammatico. Tufano non sarebbe stato colpito dai rivali, ma da un proiettile partito dalla stessa “paranza” con cui stava partecipando alla cosiddetta “stesa”, azione dimostrativa armata contro il gruppo avversario. Un solo colpo, fatale. Un errore tragico che avrebbe innescato un’ulteriore spirale di violenza. Secondo gli investigatori, infatti, l’episodio sarebbe collegato all’omicidio di Emanuele Durante, avvenuto nel marzo 2025. Durante fu ucciso per una vendetta interna al clan, indicato ingiustamente come responsabile della morte di Tufano.
Il processo e il risarcimento
Nel procedimento si è costituita parte civile la famiglia della vittima. Il giudice ha disposto una provvisionale immediata in loro favore, riconoscendo il danno subito, mentre resta aperta la strada per la quantificazione definitiva in sede civile.
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