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Vincenzo De Simone

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«Non è possibile prevedere a che punto saranno arrivate le aziende italiane fra dieci anni, ma posso dirle cosa avverrà nel prossimo triennio. Ne saranno protagonisti gli assistenti virtuali, gli avatar. In una prima fase saranno utili nei processi aziendali, ci semplificheranno la vita, poi diventeranno indispensabili e, fra il 2025 e il 2027, ciascuno di noi avrà il suo».

Non guarda troppo lontano Vincenzo De Simone, confondatore e amministratore delegato di Genesis Mobile: il futuro non è un orizzonte nascosto, ma è già in mezzo a noi. Genesis è un’eccellenza assoluta in campo tecnologico con i piedi ben piantati nel Mezzogiorno: a Gricignano di Aversa, nel Casertano, la sua sede principale, ad Adelfia (Bari), l’altro suo cuore pulsante. L’innovazione, spiega De Simone, corre lungo «l’appennino meridionale».

L’azienda nasce agli inizi degli anni 2000 occupandosi soprattutto di direct marketing, ovvero distribuzione di sms ed email marketing. «A fine 2007 – racconta l’ad – con l’ingresso degli smartphone sul mercato ci siamo posizionati sui contenuti ricchi, legati alle mobile pages».

Ma, prosegue, «l’esperienza vera e propria di Genesis Mobile arriva nel 2012, quando realizziamo un sistema che consente alle piccole e medie imprese (Pmi) di profilare il proprio utente, di consolidare e custodire un patrimonio di dati, non solo demografici ma relativi ai gusti. Ciò permette alle imprese di capire in quale modo parlare con i clienti».

E arriviamo a oggi. «In questo momento – dice De Simone – la nostra potenza di fuoco è concentrata sugli avatar e sull’intelligenza artificiale in genere. Parliamo di sistemi in grado di dialogare e di rispondere non solo in base alle loro conoscenze ma anche sapendo leggere e riconoscere le emozioni dell’interlocutore».

Genesis, insomma, «è partita come un’agenzia di comunicazione, ha avuto l’aspirazione di diventare startup posizionandosi in molte regioni italiane e oggi è una scale-up, ossia un’azienda con oltre cento digital planner dislocati in tutto il territorio nazionale che forniscono assistenza capillare alle partite Iva italiane».

Il tutto mantenendo la sua «impronta meridionale, perché siamo convinti che dall’asse Campania-Puglia parta un sapere destinato a diffondersi in tutto il Paese». Certo, su una realtà che crea tecnologia non può non aver pesato il gap digitale del Mezzogiorno italiano. «Abbiamo riscontrato tutte le difficoltà infrastrutturali e organizzative che vive un’azienda del Sud – ammette De Simone – ma ci è stato d’aiuto lavorare su un modello standardizzato. E siamo stati bravi a portare l’impronta di un’azienda enterprise all’interno di un tessuto imprenditoriale molto piccolo. Questo ci ha permesso di operare su soluzioni tipiche delle grandi imprese portandole alle Pmi. Abbiamo poi cercato di strutturarci investendo sui processi aziendali».

Una crescita costante quella di Genesi, nonostante le difficoltà nel reclutamento di personale dovuto alla fuga dei cervelli dal Sud. «Conosciamo bene – sottolinea – la penuria di professionisti o di persone che aspirino a diventare tali. Ma l’abbiamo affrontata attraverso la partnership con le università, come la Federico II di Napoli, grazie a cui riusciamo a selezionare i migliori talenti».

Il capoluogo partenopeo e lo stesso ateneo, del resto, da anni si distinguono nel campo dell’innovazione, tanto da meritarsi l’appellativo di Silicon Valley europea. «Il boom tecnologico di Napoli – osserva – ha esercitato grande fascino su brand come Apple, Cisco e Deloitte. È un elemento importante per compagnie come la nostra che portano avanti un processo di sviluppo. È un volano avere interlocutori che parlano la nostra stessa lingua e può essere per noi un punto di forza per creare nuove soluzioni da portare sul mercato».

Il tutto in un contesto, quello della pandemia, che impone di superare la crisi economica proprio attraverso l’innovazione. «Le nostre soluzione – evidenzia De Simone – sono allineate agli obiettivi del Pnrr perché portano le aziende a innovare i propri processi. Ciò consentirà alle Pmi italiane di recuperare il gap tecnologico e di fronteggiare situazioni simili a quelle che abbiamo vissuto nell’ultimo anno e mezzo. Noi lavoriamo sulla relazione perché per ogni piccola e media impresa è importante dotarsi di strumenti che non solo acquisiscano dati ma li elaborino e sappiano usarsi. Ciò può avvenire solo tramite un’interfaccia conversazionale. Gli avatar, appunto».


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