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A Garlasco si riapre il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, chiesto il Dna delle gemelle Cappa. Al vaglio un nuovo filmato registrato in caserma a pochi giorni dall’omicidio.


GARLASCO- Mentre si allarga la forbice dei protagonisti del maxi incidente probatorio sui Dna del delitto di Garlasco, continuano ad emergere particolari che per 18 anni sembrano non aver convinto investigatori ed inquirenti, che oggi guardano con nuovi occhi alla dinamica dell’omicidio di Chiara Poggi. Anche Alberto Stasi, condannato a 16 anni di carcere per l’omicidio della fidanzata, allarga lo sguardo alla speranza dopo la riapertura dell’inchiesta. «Vedo che gli inquirenti hanno grande determinazione. Noi ci aspettiamo che l’indagine possa riscrivere questa storia», afferma Antonio De Rensis, uno dei legali dell’ex bocconiano ora in semilibertà.

MAXI INDAGINE A 360 GRADI SUI REPERTI DEL 2007

L’indagine è ad ampissimo raggio, quasi una pesca a strascico, per evitare di tornare ancora in futuro ad analizzare tracce e reperti di quel delitto dell’estate del 2007. E’ stato così stilato un elenco di persone da sottoporre a test: la gip di Pavia Daniela Garlaschelli ha concesso 90 giorni di tempo ai periti della maxi consulenza genetica. Il confronto con i Dna di vari soggetti si è reso necessario per «evitare di trovarci un domani con altri indagati che possano lamentare una lesione del loro diritto di difesa» aggiunge il legale della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni. Nella rosa di nomi da sottoporre ad esame, c’è Marco Panzarasa, l’amico con cui Alberto Stasi trascorre nel luglio 2007 una vacanza in Inghilterra e che (da alcune foto) tocca il computer di Stasi usato anche dalla vittima.

Ci sono tre amici di Marco Poggi, fratello di Chiara, tra cui Mattia Capra e Roberto Freddi, non indagati ma di recente perquisiti nell’inchiesta su Andrea Sempio, e ancora tre carabinieri e un paio di soccorritori intervenuti subito dopo il delitto. La ricerca sul Dna riguarda solo i maschi: sulle unghie della vittima ci sono due tracce parziali della linea paterna (cromosoma Y) che verranno comparate con quelle consegnate dai nuovi protagonisti in modo volontario, o coatto, se dovessero opporsi.

OMICIDIO CHIARA POGGI: FOCUS SULLE GEMELLE CAPPA E UN PRESUNTO SMS INCRIMINATORIO

Le cugine Cappa, le gemelle Stefania e Paola, che già hanno messo a disposizione il Dna nelle prima indagine che ha portato alla condanna di Stasi, verranno invece sottoposte all’analisi delle impronte, traccia che potrebbe essere recuperata da alcuni reperti come un vasetto di yogurt fruttolo, un pacco di biscotti, una bottiglietta del tè. Tutti oggetti mai analizzati. E’ stata la difesa di Alberto Stasi a fare il nome di Stefania e Paola Cappa, su cui c’è stata condivisione delle altre parti e della gip di Pavia. Le gemelle sono tornate al centro dell’attenzione mediatica dopo la segnalazione di un presunto testimone che avrebbe visto una di loro gettare un oggetto metallico in un canale a Tromello, non lontano da Garlasco.

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Proprio in quel punto si sono concentrate le ricerche della presunta arma del delitto: è stato ritrovato un martello, ma dovranno essere fatti tutti gli accertamenti del caso su un presunto legame con l’omicidio. E ancora, nelle ore concitate alla vigilia del maxi incidente probatorio è venuto alla luce un messaggio – tra i centinaia al vaglio degli investigatori – attribuito a Paola Cappa, che avrebbe scritto ad un amico «Mi sa che abbiamo incastrato Stasi». Un sms che non ha sciolto i tanti interrogativi sulla nuova indagine, perché andrà contestualizzato e vagliato dagli inquirenti, anche perché viene confermato che né Paola Cappa né la sorella sono indagate.

UN FILMATO IN CASERMA E LE PAROLE TRA STASI E STEFANIA CAPPA

Ora spunta un nuovo filmato registrato in caserma 4 giorni dopo il delitto che vede protagonisti Stefania Cappa e Alberto Stasi: non sapevano di essere ripresi, tra di loro un abbraccio e alcune parole scambiate sottovoce. Nel filmato si sentono i due giovani confidarsi in tono sommesso. «Non mi lasciano in pace», dice la gemella. «Neanche a me», risponde Stasi. Si confortano a vicenda, sembrano convinti di essere soli, mentre invece vengono ripresi e intercettati dalle telecamere della caserma. Quando Stefania chiede come fosse Chiara, Alberto risponde: «Era a pancia in giù sulle scale… ho visto che aveva un pezzo bianco sulla faccia e basta». Una ricostruzione parziale, interrotta da vari momenti di difficile comprensione. Una testimonianza che oggi, dopo 18 anni, mette in luce sfumature e particolari nuovi.

OMICIDIO CHIARA POGGI, L’INDAGINE ENTRA NEL VIVO: PERIZIE E NUOVE ANALISI DEL DNA RIESTO ALLE GEMELLE CAPPA

L’indagine entra ora nel vivo con le perizie. Le operazioni partiranno il prossimo 17 giugno a Milano per tre mesi. In aula si tornerà il 24 ottobre 2025 per la discussione delle parti. Innanzitutto, si dovrà verificare se siano o meno utilizzabili i risultati delle analisi genetiche effettuate sulle tracce biologiche rinvenute sulle unghie di Chiara, per poi eventualmente compararle con il Dna di Sempio e di altre persone, in quanto ci sarebbe un presunto «ignoto 2».

Su tutti i reperti andranno inoltre estrapolate le tracce genetiche, che poi saranno comparate con i Dna raccolti, anche con quelli delle gemelle Cappa, di Marco Panzarasa e di altri, come deciso dalla giudice. Angela Taccia, uno degli avvocati di Andrea Sempio, unico indagato ufficialmente nella nuova inchiesta sottolinea: «Ci va bene che il Dna venga comparato con altre persone, ma abbiamo chiesto di integrare i quesiti con la valutazione della ‘catena di custodia’, che tiene conto di come i reperti negli anni siano stati conservati. Dopo tutto questo tempo, è necessario valutare se la conservazione sia stata fatta con criteri idonei, tenendo conto di variabili come l’influenza della temperatura, ma anche del passaggio da un laboratorio a un altro».

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