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È passato molto tempo, più di 17 anni, da quando nel lontano febbraio dell’anno 2004 Facebook nella sua prima rudimentale versione vedeva la luce per mano di un manipolo di studenti dell’università di Harvard in quel del Massachussetts area metropolitana di Boston.

Agli esordi si tratta di un sito di servizio, creato da Mark Zuckerberg, Eduardo Saverin, Andrew McCollum, Dustin Moskovitz e Chris Hughes, ma l’idea è vincente e la rapida esplosione di internet trasforma il piccolo surrogato degli annuari scolastici in un fenomeno planetario in grado di macinare utili, trasformare studenti in miliardari con in mano le chiavi del mondo ed aprire un nuovo capitolo nella storia dell’umanità.

Oggi, 17 anni dopo, Facebook vive l’ennesima crisi di crescita che fa ritenere al sua padre padrone, Mark Zuckerberg, che è giunta l’ora di cambiare le cose.

Il prossimo 28 ottobre, infatti, arriverà l’annuncio storico: «Facebook cambia nome», ma attenti a non equivocare. Per l’utente mondiale del più popolare e frequentato social network al mondo (tanto potente che neppure Google, che tutto vede e tutto sa, è riuscito ad intaccare nel suo sostanziale monopolio) non dovrebbe cambiare sostanzialmente nulla.

A cambiare, infatti, non sarà il nome del Social Network, bensì quello della società che lo possiede. Facebook inc.. Una sorta di rebrandizzazione che arriva, secondo quanto rivelato da The Verge (sito di settore sempre particolarmente informato sul tema), in un momento estremamente delicato della vita dell’azienda.

Negli ultimi anni, infatti, Facebook ha acquisito Instagram e Whatsapp ponendosi al vertice mondiale, più di quanto non fosse prima, del settore della comunicazione sociale privata mondiale. Una crescita misurabile in termini di miliardi di dollari, miliardi di utenze, miliardi di persone.

In questo panorama la società Facebook Inc. è diventata qualcosa di molto diverso rispetto a quanto non fosse alle sue origini e collegare il nome della proprietà ad uno solo dei propri prodotti può apparire deviante rispetto alla reale operatività. Senza contare che il rebranding porta con sé anche il vantaggio di allontanare quegli aspetti psicologici negativi legati agli scandali e ai problemi che negli ultimi anni hanno interessato Facebook.

Del resto la pratica in questione non è certo una novità nel mondo finanziario. Nel 2015, ad esempio, Google stessa ha fatto un’operazione simile dando vita ad Alphabet Inc., che raccoglie sotto il suo ombrello l’universo che ruota attorno al motore di ricerca, lanciando un messaggio al pubblico (e agli investitori): “Stiamo diventando grandi e tracciamo una nuova strada”.

E proprio il cambio di strada (e di futuro) sembra alla base della decisione di Zuckerberg che verrà ufficializzata al prossimo Connect, l’evento annuale inizialmente nato per confrontarsi sulla realtà aumentata e la realtà virtuale che da quest’anno potrebbe “vestirsi” da punto di svolta. Un cambio di strada che passa anche dall’idea di richiamare il progetto del Metaverso, quell’universo digitale che nell’idea dei colossi dell’informatica e del web dovrebbe diventare la nostra seconda vita virtuale.

Vedremo, il 28 ottobre in fondo è vicino, non dovremo attendere troppo per scoprire quale altro coniglio farà saltare fuori dal cappello il 37enne di White Plains diventato nel 2021 l’ottavo uomo più ricco della terra.


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