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Il ministro della Salute, Roberto Speranza

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Il ministro Speranza, il commissario Arcuri, lo sceriffo De Luca e i Capetti delle Regioni del Nord continuano a dare uno spettacolo penoso di cinismo e arroganza. Il massimo si è raggiunto con il caso Calabria. È sotto gli occhi di tutti a che cosa ci ha condotto l’autonomia differenziata della irresponsabilità e a che cosa ci potrebbe condurre quella autonomia differenziata del privilegio per sempre che vogliono i Capetti del Nord. Ricordatevi che la polveriera sociale non la potrete rimuovere giocando con le parole

Il Paese Arlecchino non si fa mancare nulla. Lo sceriffo De Luca, governatore della Campania, ha un campionario di sciacalli che fa impressione su cui riversare la sua ira e maneggia i numeri come pallottole. Spara contro il sindaco di Napoli, De Magistris, il governo guidato da Conte nella sua collegialità, e il ministro degli Esteri, “tale Luigi Di Maio”, nella sua specificità partenopea. Sono in gioco vite umane e la paura è entrata nella pelle di tutti. Abbiamo tolto due anni di scuola ai nostri ragazzi meno fortunati e abbiamo bruciato un altro po’ di futuro con il cinismo dei piccoli uomini. Sono andati in fumo pezzi interi della produzione di servizi che rischiano di riempire di morti i cimiteri dell’economia. In questa situazione terribile che dovrebbe spingere all’unità e alla coesione il linguaggio e i modi dello sceriffo salernitano hanno la durezza distante di sempre, ma anche le scelte e i comportamenti dei Capetti delle Regioni del Nord non cambiano in nulla, non perdono in arroganza. Sono improntati, per capirci, allo stesso, identico cinismo.

Questo regionalismo all’italiana che è la madre di tutte le diseguaglianze e la tomba di un’idea competitiva del Paese ci obbliga a vivere i giorni terribili della Pandemia assistendo quotidianamente allo spettacolo (penoso) di venti Staterelli che vanno ogni giorno in tilt e anche più volte nello stesso giorno ognuno per un motivo differenziato dall’altro. Uso questo aggettivo non a caso. Perché oggi è sotto gli occhi di tutti a che cosa ci ha condotto l’autonomia differenziata della irresponsabilità già in essere e a che cosa ci potrebbe condurre quella autonomia differenziata del colpo grosso che piace tanto ai Capi delle Regioni lombardo-venete e tosco-emiliano-romagnole perché consoliderebbe per sempre il privilegio ingiustificato di cui godono nei trasferimenti della spesa pubblica sociale e infrastrutturale.

Ma vi pare possibile che tre Regioni del Nord Est, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, se ne vadano per conto loro con ordinanze firmate con poteri quasi da Capi di Stato? Lo so, lo so che lo possono fare, lo so che possono inasprire, ma vi rendete conto che l’Italia non esiste più quando vi sentite ripetere che agiscono insieme perché sono tre Regioni omogenee, sono tre Regioni per capirci di un’altra Italia? Ma vi pare possibile che le Regioni Piemonte e Liguria che sono la prima e la seconda per contributo al deficit nazionale che non è proprio un titolo di merito sono anche quelle che detengono il record di attesa in barella, duecento e passa ore, per essere accolti dal pronto soccorso?

Che differenza c’è tra ciò che accade al Cardarelli della Napoli di cui si parla sempre e mai davvero, come fosse una gouache appesa al muro incrostata nei secoli, e ciò che accade al San Martino di Genova della Liguria di Toti che calcola la produttività degli anziani senza mai scusarsi e sbagliando pure i calcoli? Che cosa succede se non la stessa penosa, frammentata inefficienza nel triangolo dell’inferno di Milano, Monza e Varese dove ai medici in prima linea non è stato dato neppure il vaccino contro l’influenza?

Vogliamo parlare di quello che sta accadendo in Calabria dove per non avere il coraggio di prendere per il collo almeno il commissario Arcuri e non costringere il ministro della Salute Speranza a guardarsi allo specchio, siamo alla farsa di un centralismo che raddoppia i vizi del peggiore regionalismo e non succede niente? Ma davvero si crede di potere continuare a parlare di coesione sociale senza che i signori Speranza e Arcuri si prendano la briga di chiedere pubblicamente scusa ai calabresi per l’inadeguatezza dei loro comportamenti che hanno condotto alla scelta di commissari ad acta totalmente fallimentari e la omissività persistente di vigilanza nei confronti dei comportamenti folli dei loro protetti? Per quanto tempo ancora si vuole andare avanti dicendo a mezza voce che le assunzioni doveva farle la Regione e che noi abbiamo dato i soldi per farle, facendo finta di ignorare che trattandosi di una Regione con la sanità commissariata quella stessa Regione non può assumere senza l’autorizzazione dei commissari ad acta nominati dal ministero che si sono ben guardati dal darla in tempo utile?

Se si è così sicuri delle proprie azioni perché i signori Speranza e Arcuri non mettono tutto per iscritto a doppia firma e consegnano l’atto nelle sedi istituzionali competenti? Fatela finita e agite finché siete in tempo. Perché la polveriera sociale non la potrete rimuovere giocando con le parole. La solitudine del Mezzogiorno di cui parlavano Menichella e Saraceno rivive oggi. Allora fu lo Stato italiano a dare la risposta giusta con gli uomini giusti. Oggi cominciamo sempre più a credere che solo l’Europa può dare la risposta giusta con tutte le complicazioni del caso. Perché c’è una questione gigantesca che riguarda la nostra difficoltà a avere una capacità di intervento pubblico strutturale che condanna l’intero Paese. Di questo, però, parliamo domani.


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