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Mario Draghi presiede la prima riunione del Consiglio dei Ministri

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Non si devono regalare i soldi al Mezzogiorno. Si devono fare gli investimenti pubblici produttivi fino a oggi ingiustamente negati per mobilitarne altrettanti di privati nazionali e internazionali. Operare congiuntamente su capitale umano, transizione ecologica e banda ultra-veloce, rete portuale e treni veloci, turismo stanziale che significa miglioramento insieme dell’offerta alberghiera e dei territori con ospedali e mezzi di trasporto buoni. Questa è l’unità che serve al Paese

Non si devono regalare i soldi al Mezzogiorno. Si devono fare gli investimenti pubblici produttivi fino a oggi ingiustamente negati per mobilitarne altrettanti di privati nazionali e internazionali. Non si deve fare un piacere al Mezzogiorno, ma pensare così facendo di salvare l’Italia, non il Mezzogiorno. Questa è l’unità che serve al Paese. Questo significa fare la Nuova Ricostruzione.

Questo consente di fare il fondo perduto del Next Generation Eu senza gravare su altre parti del Paese e attuando la convergenza che l’Europa ci chiede. Che è alla base della scelta di attribuire all’Italia la dote più cospicua di grants e di loans e, cioè, di sovvenzioni e di prestiti (in questo caso a tasso di favore) del programma da 750 miliardi finanziato con nuovo debito comune europeo.

Il futuro del Mezzogiorno non può essere il reddito di cittadinanza che va preservato in modalità differenti come sostegno ai tantissimi che non hanno niente e molto affinato come punto di passaggio verso un lavoro vero. Il futuro del Mezzogiorno è la chiamata collettiva alla responsabilità della nuova sfida di oggi che sono gli investimenti pubblici nella spesa sociale e nelle infrastrutture di sviluppo immateriali e materiali e la qualità dei soggetti attuatori nella capacità di rispettare tempi e scadenze.

Non c’è un solo dato della sperequazione in atto della spesa pubblica sociale e di sviluppo – dalla scuola alla sanità, dalla banda larga fino ai treni veloci, solo per fare qualche esempio – tra Nord e Sud del Paese che questo giornale non abbia documentato.

Il quadro nel Mezzogiorno è ovviamente differenziato e non mancano affatto eccellenze sanitarie, scolastiche, universitarie, di ricerca e di ogni tipo, ma l’arretratezza complessiva in termini comparativi è un dato di fatto addirittura empirico: basta un giro nelle scuole e negli ospedali delle grandi e piccole periferie urbane per rendersene conto.

Questo stato di arretratezza è dovuto a scelte miopi legate a un federalismo dell’irresponsabilità che ha tolto ai poveri per dare ai ricchi e a una debolezza strutturale delle classi dirigenti meridionali. Se, poi, pensiamo specificamente ai treni veloci, allora la spaccatura dell’Italia in due è perfino plastica. Si è deciso in modo scellerato di lasciare indietro chi stava già indietro.

Altrettanto si è fatto in modo ancora più miope con i porti privilegiando Trieste, Livorno e Genova su Napoli, Bari, Taranto, Gioia Tauro facendo perdere all’Europa la leadership del Mediterraneo e privando l’Italia del suo principale bacino di crescita. Che nasce dall’integrazione della intera rete portuale nazionale per i traffici commerciali e da una collocazione strategica naturale rispetto al Mediterraneo, al Medio Oriente e all’Africa.

Ciò nonostante ci sono nel Mezzogiorno i laureati in informatica e in informatica gestionale più richiesti nel mondo, un capitale umano diffuso nelle materie scientifiche e digitali che viene regalato molto spesso non al Nord dell’Italia, ma ai Nord del mondo.

Siamo arrivati così alla testa e al cuore della sfida del “nuovo governo De Gasperi” che è il governo Draghi. C’è una componente di scelte strategiche, di programmazione e di pianificazione degli interventi, di strumenti attuativi, che deve consentire la ripartenza del circolo virtuoso che rimette in moto il Paese per una volta partendo dal Sud. C’è un metodo nuovo che si è già visto all’opera e che ha la sua regia nel dicastero dell’economia e più specificamente nel rigore etico e in un’idea ben precisa di crescita possibile che ha il ministro Daniele Franco. Anche il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, è stato chiamato a riferire in via XX Settembre e lo ha fatto con quattro parole: bisogna ripartire dal Sud.

Quello che mi ha fatto più piacere è avere conferma da lui di quello che già sapevo: ho trovato orecchie attente e ho riscontrato metodo nel lavoro. Insomma: si fa sul serio, si vuole investire sul capitale umano e si vuole ricostruire il contesto ambientale di cui il Mezzogiorno ha bisogno, si cercano e si studiano i progetti giusti. Si persegue un’idea d’insieme che vuole dire operare congiuntamente su transizione ecologica e banda ultra-veloce, rete portuale e treni veloci, turismo stanziale che significa miglioramento insieme dell’offerta alberghiera e dei territori con ospedali buoni e mezzi di traporto buoni.

Tutto si tiene e speriamo che si abbia il coraggio in questo quadro nuovo di fare partire i lavori del Ponte sullo Stretto perché è cantierabile domani e quindi rientra nei progetti europei finanziabili, perché come dice l’amministratore delegato delle Ferrovie rende economicamente conveniente l’alta velocità ferroviaria Catania-Palermo-Messina, perché le popolazioni calabresi e siciliane hanno bisogno di un simbolo della nuova fiducia che si possa vedere e toccare.

Se il Recovery Plan italiano lo fanno al Tesoro, come è, e se lo supervisiona Draghi, come è altrettanto certo, lo sviluppo equilibrato che serve al Paese e la convergenza che vuole l’Europa arriveranno. Non sarà per niente facile perché bisogna abbattere il muro dei piccoli interessi contrapposti e di un’amministrazione non all’altezza che vuole fare i giochetti di sempre. L’alternativa, però, sono le macerie del Paese intero perché senza il riscatto del Mezzogiorno fallisce anche Draghi e, se fallisce lui, il mondo giudicherà l’Italia insalvabile e ci saremo condannati con le nostre stesse mani a diventare la nuova Grecia. Non voglio nemmeno pensarci.


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