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Nella scuola “comandano” i sindacalisti che difendono il privilegio dell’impiego pubblico che non ha mai perso lo stipendio e, con le dovute eccezioni, vede nello smart working una opportunità per tirare i remi in barca. In questo modo rinnegano la loro missione e tradiscono la loro gente.

Perché nascondendosi dietro un concetto formale di sicurezza impediscono perfino di tenere aperte le scuole di mattina e di pomeriggio, magari di sabato e di domenica, superando i problemi di distanziamento e mostrando capacità di reazione all’altezza della situazione.

Servono concretezza e inventiva per garantire la didattica di persona e bloccare la spirale perversa delle diseguaglianze territoriali. Perché è in gioco il bene primario che è la formazione dei nostri giovani. Purtroppo, concretezza e inventiva latitano.


Il pubblico impiego, in generale, deve tornare a lavorare negli uffici, gli sportelli devono tornare ai ranghi compatti, altrimenti l’economia non riapre mai e il numero dei “feriti” che passerà a “nuova vita” aumenterà a dismisura.

Anche qui, diciamocelo con chiarezza, il settore pubblico italiano non fa una bella figura. Sta “approfittando” del Covid perché, come la Nomenklatura del Tesoro e come i Soliti Noti, non ha capito che sono tutti seduti su una polveriera sociale di dimensioni che l’Italia non ha mai conosciuto. Se non riparte l’economia privata gli stipendi pubblici sono a rischio. Anche molto presto se si continua così.

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