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Pierfrancesco Latini

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“Stiamo valutando”, “è all’attenzione”, “lo stato dell’arte”, “la tempistica attesa”, “il disegno del processo… logica agevolativa”. In remoto, interrotto da rumori di fondo simili a quelli di una nave che entra in porto, ieri mattina è apparso in video conferenza nella Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto davanti alla Commissione banche un damerino che si continua a stropicciare gli occhi per la levataccia e inanella una banalità dietro l’altra con una cantilena monocorde.

Questo damerino, abbiamo appreso, si chiama Pierfrancesco Latini, è l’uomo che il Capo di Cdp, Fabrizio Palermo, ha ostinatamente voluto alla guida della Sace come amministratore delegato. Soprattutto è l’uomo al quale il Tesoro della Repubblica italiana ha voluto affidare le chiavi della cassaforte dell’operazione liquidità del Paese. Questo signore è stato liquidato, il bisticcio di parole è voluto, dalla Presidente della Commissione delle banche, Carla Ruocco, con le seguenti parole: “nelle risposte la Commissione è insoddisfatta, se fa mente locale con più calma e può fornire risposte più puntuali…” Pausa della Presidente, che lo ha appena trattato come uno studente rimandato alla successiva sessione di esami, e arrivano altre parole che sono pietre: “la vaghezza, alcune banche, non è quello che si aspettavano i colleghi. La farò contattare dai miei uffici, fornirà risposte scritte più dettagliate e le faremo sapere se ci sono ulteriori osservazioni alle sue risposte. La seduta è sciolta”. Il damerino dice: va bene.

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Qualche secondo prima Latini ha compulsato le carte che legge e senza alcun imbarazzo ha pronunciato la seguente frase: “il processo si è completato con tre prime operazioni non rappresentative della portata della misura complessiva, ma per me rappresentative di un avvio di un processo definito con due diverse banche in linea con le previsioni del processo e con le tempistiche attese”. Non siamo su Scherzi a parte ma nel giorno in cui un imprenditore si toglie la vita perché non può pagare fornitori e dipendenti, ci tocca di apprendere che la potenza di fuoco da 400 miliardi che avrebbe riempito di liquidità le imprese italiane correndo sulle ruote della Ferrari della Sace ha raggiunto tre imprenditori tre. Siamo senza parole perché l’indignazione ce le toglie.

Per carità di patria si sollevi Latini dall’impegnativo incarico di fornire risposte scritte “più dettagliate” alla Commissione banche e lo si liberi dall’onere, per lui di certo insuperabile, di dovere rispondere alle inevitabili nuove osservazioni che di sicuro la Commissione sarà costretta a fare. Chi ha la responsabilità di averlo nominato e i poteri per agire gli revochi seduta stante il mandato. Noi, però, siamo terrorizzati. Con questi colonnelli non è che non si vince la guerra, ma nemmeno si combatte. Si possono fare annunci, come quelli del commissario Arcuri sulle mascherine a 0,50 euro che nessuno trova, ma di soldi veri se ne possono vedere pochi e tardi. Presidente Conte questa macchina amministrativa funzionava (male) in tempi di pace, ma è da pazzi pensare che possa affrontare la Grande Depressione mondiale. Il gioco anche in Europa si sta facendo duro. Più si mette in dubbio l’indipendenza della Bce più rischia l’eurosistema e, più di tutti, rischiamo noi. In casa oggi servono soluzioni semplici per problemi difficili. Non è roba per Latini e per i suoi molteplici dante causa.


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