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Bollette più care per famiglie e aziende italiane

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Nell’economia italiana esiste un problema strutturale: è il caro energia, importante per i bilanci familiari e addirittura gigantesco per i bilanci industriali. Il punto è diventato non tanto quanto sarà l’inflazione del primo e del secondo trimestre del 2022 ma se ci sarà o no un ritorno ai prezzi energetici precedenti il rincaro. Perché questo rincaro monstre globale si aggiunge al fatto specifico nostro che le imprese italiane pagano già il 30% in più delle imprese concorrenti degli altri Paesi europei. Si tratta di un macigno perché ci sono aziende che sono devastate da questo super costo sopraggiunto che amplifica oltre ogni limite i costi dell’anomalia italiana. Nessuna impresa può sopravvivere rinunciando in partenza ai margini per un intero anno. Molte di loro potrebbero cominciare a licenziare. Ci troveremmo così a fare i conti con un’altra ondata di nuovi poveri che si aggiungono a quelli storici del Sud. Ovviamente i partiti e mezzo sindacato hanno la testa da un’altra parte

I partiti parlano d’altro, i Capi partito si occupano di altro, ma bisogna che qualcuno li avverta che vanno aggiornati in fretta tutti i programmi della ripresa italiana. Non siamo di fronte a un tema congiunturale, ma strutturale anche se la fiammata dovesse rivelarsi transitoria. Siamo costretti a fare i conti con un problema importante per i bilanci familiari e addirittura gigantesco per i bilanci industriali. L’incognita generale per l’economia italiana sono le bollette come dimostra la decisione del governo Draghi di aggiungere 1,8 miliardi ai 2 già stanziati per cui si sale a 3,8 miliardi solo in questa manovra di bilancio. Prima se ne erano tirati fuori già 5,5 miliardi. In sette mesi siamo a più di 1,3 miliardi ogni trenta giorni, per un totale di 9,3, ma tutti già sanno che non basteranno.

Il tema cruciale dell’economia italiana di oggi è il caro energia. Al contrario di quello che tutti pensano il punto dolente non è il bonus sociale per le famiglie povere che non richiede nemmeno troppi soldi qualora si scoprisse che tutto quello che è stato tirato fuori fino a oggi non fosse sufficiente. Se c’è una disattenzione che non può essere rimproverata al governo Draghi è quella sociale e il super emendamento della manovra pronto per lunedì oltre alla riforma fiscale dell’Irpef che per i lavoratori sono soldi in meno da cacciare, non in più, porterà in dote 1,5 miliardi di sgravi contributivi e altri 1,8 miliardi in più al fine di attenuare l’impatto del caro bollette. Per capirci, il governo Draghi caccia di suo sei volte di più di quanto chiedevano Cgil e Uil per il caro energia e accoglie integralmente le richieste dei due sindacati sugli sgravi contributivi, ma loro confermano lo sciopero generale e quindi insidiano ai partiti il podio dell’irrealtà.

Il vero punto dolente sono le imprese che hanno i margini completamente azzerati dal caro energia. Ammesso e non concesso che la fiammata delle materie prime sia in Europa transitoria a differenza di quello che pensa la Federal Reserve per l’America, ammesso e non concesso che a febbraio l’inflazione rallenti in casa nostra, il livello dei prezzi energetici resta elevato perché non aumenta più ma è aumentato. Questo basta a distruggere i margini delle imprese. Questo ti obbliga a mettere più di un miliardo al mese e, cioè, ti obbliga a un intervento di finanza pubblica molto forte e molto lungo. Potrebbe essere addirittura più oneroso.

Il punto, insomma, è diventato non tanto quanto sarà l’inflazione del primo e del secondo trimestre del 2022. Il punto è se ci sarà o no un ritorno ai prezzi energetici precedenti il rincaro. Perché questo rincaro monstre globale si aggiunge al fatto specifico nostro che le imprese italiane pagano già il 30% in più delle imprese concorrenti degli altri Paesi europei.

Questa doppia anomalia, cumulata al nuovo rischio Covid, è la vera incognita che pesa come un macigno sulla nostra ripresa che di suo è in salute e beneficia del successo della campagna di vaccinazione e della scelta strategica di fare prima di tutti il green pass che sono opera del governo Draghi.

Si tratta di un macigno perché ci sono aziende energivore che sono devastate da questo super costo sopraggiunto che amplifica oltre ogni limite i costi dell’anomalia italiana. Nessuna impresa può sopravvivere rinunciando in partenza ai margini per un intero anno. Senza contare sul piano generale che qualora l’inflazione rimane forte, si mangia abbondantemente tutto l’alleggerimento del taglio IRPEF e, cioè, della pressione fiscale sulle persone fisiche.

Parliamoci chiaro. Questa del caro energia è la grande incognita della ripresa italiana e la partita si gioca in Europa. Il ruolo di produttore unico di gas della Russia di Putin e i capricci tedeschi sull’apertura del gasdotto Nord Stream 2 ricordano le stagioni del passato dei grandi monopoli petroliferi. L’unica carta che possiamo giocarci è la credibilità di Draghi in Europa perché si cerchi tutti insieme nel medio termine una via di uscita negoziando con l’intelligenza della politica e il peso dell’Unione.

Come avrete tutti capito la grande incognita del caro energia vale molto di più del Quirinale e del gioco dell’oca tra nuovo presidente della Repubblica, inquilino di palazzo Chigi e nuova legge elettorale che imperversa nei partiti. Dove tutti lanciano nomi e disegnano strategie, ma ogni mossa che fanno li riporta sempre alla stazione di partenza. Sono fuori dalla realtà e ci vivono bene. Loro fanno finta di credere che i problemi dell’economia italiana sono risolti con il Piano nazionale di ripresa e di resilienza (Pnrr) quando siamo ancora alle prese proprio con il problema di mettere a terra questo sostanzioso piano di investimenti e di coordinarlo con tutti gli altri fondi europei e nazionali per affrontare la grande emergenza sociale italiana che è il suo Mezzogiorno e ridurre così tutte le disparità.

Dare risposta ai veri poveri del Paese nei giorni della Pandemia senza fine significa fare l’esatto opposto di quello che si è fatto negli ultimi venti anni rigenerando le capacità amministrative e attuando gli investimenti pubblici e privati nelle regioni meridionali.

È il duro lavoro in cui è impegnato oggi il governo Draghi, ma di questo Cgil e Uil che hanno abolito i giovani dai loro pensieri e vivono nello stesso mondo dell’irrealtà di partiti e Capi partito se ne guardano bene dall’occuparsene. Ora la nuova grande incognita energetica mette fortemente in difficoltà le imprese e quelle di loro senza margini potrebbero cominciare a licenziare. Ci troveremmo così a fare i conti con un’altra ondata di nuovi poveri. Siamo davanti all’ennesimo problema di economia reale ma partiti e mezzo sindacato hanno la testa da un’altra parte. I nuovi poveri del Sud e quelli a rischio licenziamento delle imprese per il caro bolletta non appartengono alla bolla della demagogia e del talk italiano del nulla. Quindi a loro non interessa.


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