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L'amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, Dario Scannapieco

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Le amministrazioni meridionali debbono cambiare completamente registro e dotarsi di quadri qualificati. Una centrale di progettazione può essere la mossa vincente per assistere chi non ce la fa, ma ancora di più per costruire una macchina pubblica di investimenti collaudata capace di garantire stabilmente risultati ben oltre l’attuazione del piano europeo. Bisogna ripetere, al passo coi tempi, un’esperienza ancora studiata nel mondo che fu la Cassa di Pescatore degli anni del Dopoguerra e dei suoi trecento ingegneri

ALBERTO Quadrio Curzio appartiene nello spirito pragmatico  e nella coerenza delle analisi di sistema a quella schiatta di meridionalisti del Nord che ha dato un contributo decisivo al miracolo economico italiano del Dopoguerra e all’avvio su basi solide del processo di riunificazione economica e sociale delle due Italie poi in modo miope bruscamente interrotto dal federalismo regionale della irresponsabilità e dai suoi giochetti interessati sulla spesa storica. Penso ai Vanoni, ai Morandi e ai Saraceno di cui Quadro Curzio riproduce il connubio familiare siculo-valtellinese che ha in sé il segno della forza della unità nazionale e il timbro d’autore della speranza civile della rinascita dell’intero Paese.

In tanti anni di collaborazione quando ero alla guida del Sole24 Ore ho apprezzato di Alberto Quadro Curzio la solidità comparativa delle sue analisi e l’intuizione anticipatrice delle sue proposte che rivelano la tensione morale personale per un’Europa della coesione sociale. Che è quella degli Stati Uniti d’Europa e che ha nella attuazione del Piano nazionale di ripresa e di resilienza italiano nei tempi dovuti e con le giuste priorità il suo principale banco di prova.

Ricordo l’impegno e la precisione analitica con cui lui e Romano Prodi concepirono e posero sul tavolo la proposta degli eurobond come strumento di condivisione del debito, ma ancora prima di costruzione della nuova Europa capace di fare grandi investimenti pubblici, mobilitare capitali privati e valorizzare le sue intelligenze in un disegno federale che unifichi politica economica, difesa e esteri. Uno sforzo anticipatore per garantire al mondo un player globale di peso e affrontare con efficacia gli squilibri territoriali europei. C’era nella proposta degli eurobond proprio lo spirito fattivo di chi vede lungo e vuole attrezzarsi in tempo utile per restituire una prospettiva solidale e competitiva al sogno europeo.

Per tutte queste ragioni messe insieme la proposta di Quadro Curzio di una governance per la progettazione e l’esecuzione di grandi e piccoli progetti nel Mezzogiorno affidata alla Cassa depositi e prestiti e a due società snelle di Co-sviluppo da essa controllate, riflette lo spirito pragmatico dei grandi meridionalisti del Nord di ieri e di quelli di oggi che hanno nel ministro dell’Istruzione della bassa ferrarese, Patrizio Bianchi, la loro bandiera. Questo giornale è convinto che le amministrazioni meridionali debbano cambiare completamente registro e dotarsi di quadri qualificati. Ritiene  altresì che una centrale di progettazione possa essere la mossa vincente per assistere chi non ce la fa, ma ancora di più per costruire una macchina pubblica di investimenti collaudata capace di garantire stabilmente risultati ben oltre l’attuazione del piano europeo.

Questo è il punto massimo della sfida che l’Italia e l’Europa debbono vincere insieme nel Mezzogiorno d’Italia che è rimasto di fatto l’unico grande squilibrio territoriale irrisolto a livello europeo. Lo abbiamo già scritto, ma ci piace ripetere qui con Quadrio Curzio che lo strumento giusto è la Cassa depositi e prestiti, che ha tra i suoi azionisti le Fondazioni di origine bancaria e lo Stato, che è fortemente connessa alla Bei e ad altre Casse depositi e prestiti  europee, che ha partecipazioni in grandi imprese che sono a controllo pubblico ma anche con forti partecipazioni di azionisti privati.

Bisogna che il ruolo cruciale che Cdp avrà  in tutto il PNRR, operando su più fronti da quello finanziario a quello manageriale/gestionale, venga organizzato e sistematizzato a favore delle amministrazioni meridionali.  Venga reso pubblico moltiplicandone funzionalità e risultati. Avere messo alla testa di Cdp il migliore vicepresidente della Bei, Dario Scannapieco, appartiene a quelle felici intuizioni frutto del metodo Draghi che è poi lo stesso che lo spinge a chiedere all’esercito chi è il più bravo nella logistica e consente alla fine del processo di dare all’Italia il primato globale nella campagna di vaccinazione ovviamente in proporzione alla popolazione.

Il Mezzogiorno oggi ha bisogno di una Cdp che diventi la Cassa 4.0 e, cioè, la ripetizione al passo con i tempi di un’esperienza ancora studiata nel mondo che fu la Cassa di Pescatore degli anni del Dopoguerra e dei suoi trecento ingegneri. Questo serve e questo si deve fare. Perché il governo di unità nazionale guidato da Draghi è nato per fare quello che serve per salvare il Paese. Il bello è che lo sta pure facendo.      


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