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Il premier Draghi in un vertice Ue

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I soldi ci sono stati dati e/o promessi da Bruxelles non perché siamo simpatici ma perché si fidano che con una persona come Draghi ai vertici dello Stato ci saranno l’intelligenza politica e la disciplina necessarie per cominciare a correre stabilmente e a consolidare la fama appena riconquistata dell’Italia di buon debitore. Per rimettere in carreggiata un Paese non basta una singola persona anche se si chiama Mario Draghi. Servono lo spirito del governo di unità nazionale dei primi dieci mesi e una guida al Quirinale della statura di Mattarella. Sul governo ci vuole chiarezza di mandato dei partiti e obiettivi riscontrabili perché i giochetti sono incompatibili con il nuovo metodo e il risultato finale. Resta incomprensibile come si possa rinunciare a capitalizzare l’unica vera grande nomina che abbiamo avuto in quindici anni a livello europeo

Sono tutti concentrati sull’ombelico e non si accorgono che intorno sta crollando tutto.  Abbiamo il debito che abbiamo e viviamo un momento eccezionale legato al nuovo ’29 mondiale, ma i capi dei partiti della grande coalizione di unità nazionale escono cercando le lucciole e stanno andando a sbattere sul lampione senza neppure rendersene conto. Hanno avuto mesi per rivendicare il grande lavoro svolto dal governo Draghi e indicare lui come capo dello Stato per dare una stabilità di lungo periodo alla nazione come Paese capace finalmente di crescere e come buon debitore che grazie proprio alla crescita ritrovata onora i suoi impegni con i creditori.

Hanno avuto mesi per mettersi d’accordo tra di loro come raccogliere loro al meglio l’eredità politica della guida del governo di unità nazionale in assoluta continuità. Hanno avuto mesi per fare tutto questo affrontando in maniera nuova proficua per loro e per gli italiani la governance allargata dell’esecutivo avendo peraltro alcune posizioni facilmente sostituibili dentro uno schema operativo non discutibile.

Hanno preferito senza regia e coerenza, ad eccezione di Enrico Letta che ha avuto dall’inizio a oggi un unico pensiero, mettere in scena il solito tira e molla italiano che sta facendo un danno alla credibilità dell’Italia e ai suoi cittadini estremamente considerevole. Qualcosa che va ovviamente molto oltre il titolo Italia ancora per poco protetto dal sonnifero monetario della Banca centrale europea.

La settimana scorsa a Bruxelles si è parlato solo di questo tira e molla con tutto lo stupore del caso. Gli uomini più avvertiti vogliono sapere, vogliono capire, ma allo stesso tempo si chiedono increduli: è possibile che in Italia non riescono a capire che i soldi europei non sono ancora arrivati e che se non c’è Draghi si rimette tutto in discussione? Come si può pensare che un Parlamento che ha un nome in campo così importante per la guida del Paese e va per altre strade non obblighi a considerazioni preoccupate? Ma ci vuole così tanto a rendersi conto che se non c’è più Draghi si rimette in discussione tutto?

Ci vuole così tanto a capire che questi soldi ci sono stati dati e/o promessi non perché “siamo simpatici” ma perché si fidano che con una persona come Draghi ai vertici dello Stato ci saranno l’intelligenza politica e la disciplina necessarie per cominciare a correre stabilmente e a consolidare la fama appena riconquistata dell’Italia di buon debitore? Possono i capi dei partiti e quel circolo di ventimila tra politici, giornalisti, burocrati, faccendieri che credono da Roma di “governare” l’Italia come il salotto di casa loro almeno prendere coscienza tutti insieme che se il creditore non è contento il buon debitore si deve preoccupare? Possono almeno avere l’accortezza di stare molto attenti perché se non stanno loro attenti rischiamo noi di trasmettere al mondo sfiducia nei confronti della nostra capacità di utilizzare in modo proficuo questi soldi per la crescita?

Possibile che vivano così lontani dal pianeta Terra da non rendersi conto che l’idea di imbullonare Draghi a Palazzo Chigi, a prescindere dalla sua volontà con la nebulosa politica che ha prodotto già danni in questi ultimi tre mesi e con una interlocuzione in casa al piano di sopra che non ha né la storia personale, né il rango, né il dato generazionale compatibili, trasmette al mondo automaticamente sfiducia segnaletica sull’Italia in misura inversamente proporzionale alla fiducia segnaletica che ha trasmesso la figura di Draghi e il suo governo di unità nazionale nei primi dieci mesi di vita?

Diciamocela tutta. Il mondo degli investitori internazionali capisce molto bene una sola cosa: che i capi partiti sono già in sofferenza e si sono mossi tutti insieme per fregare Draghi che ai loro occhi avrebbe la colpa di imporre una disciplina e un passo diverso che loro non vogliono accettare. È già successo quest’anno dopo che l’arrivo di Draghi li ha costretti a smetterla di cincischiare con il Covid e con il Piano nazionale di ripresa e di resilienza e hanno dovuto cambiare passo, ma passati dieci mesi di camicia forzata hanno cominciato a usare tutte le armi di ricatto di cui dispongono per tornare a fare quello che facevano prima.  Stanno tutti giocando con il fuoco. Perché sbagliando il primo giro, che è quello del Quirinale, sbagliano l’approccio anche sul secondo giro, che è quello del governo. Vogliamo avvisare tutti che non abbiamo un governo tecnico ma straordinariamente politico con una maggioranza straordinariamente politica che ha impegnato la Repubblica italiana a portare a compimento determinati progetti finanziati con fondi europei.

La politica ha scelto di fare queste cose sulla base di un metodo non cambiabile e i ministri devono garantire quello che hanno sottoscritto. Per rimettere in carreggiata un Paese non basta una singola persona anche se si chiama Mario Draghi. Servono lo spirito del governo di unità nazionale dei primi dieci mesi e una guida al Quirinale della statura di Mattarella. Sul governo ci vuole chiarezza di mandato dei partiti e obiettivi riscontrabili perché i giochetti della politica sono incompatibili con il nuovo metodo e con il risultato finale. Resta incomprensibile come si possa rinunciare a capitalizzare l’unica vera grande nomina che abbiamo avuto in quindici anni a livello europeo.

Abbiamo avuto nel 2011 la fortuna che il presidente della Bundesbank Weber non era in sintonia con il governo di Berlino e si ritirò dalla corsa spianando la strada a Draghi per la guida della Bce. Abbiamo, poi, avuto la fortuna che Draghi ha salvato l’euro e è entrato nella storia come il più grande dei banchieri centrali dell’ultimo mezzo secolo. Questo stesso signore ha fatto benissimo al governo e si è messo al servizio del suo Paese ridando all’Italia la dignità smarrita da tempo, ma ora partiti e partitini muoiono di fatto dalla voglia di sbarazzarsene di qua e di là.  Dall’ipotesi Colle subito e dalla permanenza a Chigi tra qualche mese. Scherzano con il titolo Italia, ma non hanno neppure capito che gli italiani questa volta si faranno sentire. Perché, secondo voi, i partiti che perdono così brutalmente il contatto con la realtà, potranno avere ancora un futuro? La risposta è sì, ma con una classe dirigente nuova da capo a fondo. Speriamo che nel frattempo l’Italia tenga botta.


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