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Il presidente degli stati Uniti, Donald Trump

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IL PAESE è guidato ed è popolato da sonnambuli che camminano con la testa dentro a un vaso di Pandora. Un segnale preoccupante era stato – e lo avevo sottolineato – il discorso del presidente della repubblica di fine d’anno che non accennava neppure di striscio ai conflitti intorno a noi. Non ne avevo capito la profondità: viviamo in un Paese intorpidito, che non bisogna risvegliare davanti a una realtà preoccupante in cui altri decidono per noi, dai nostri interessi nazionali, della vita e della morte. Qui si vive e si passa all’altro mondo senza sapere come e perché. Inutile turbare il sonno avvolgente e profondo della nazione.

ALL’OSCURO DI TUTTO

Qualche domanda però dovremmo farcela: qual è l’interesse dell’Italia in tutta questa storia? Nessuno ce lo sa dire perché di tutto quello che sta accadendo non siamo stati neppure informati pur avendo militari in Iraq, Libano, Afghanistan. Inglesi e francesi, molto probabilmente, all’ultimo minuto sono stati avvisati dagli Usa che stavano per colpire il generale iraniano Qassem Soleimani in Iraq. Noi che laggiù abbiamo più di 900 soldati, niente: e ora ci troviamo nel mezzo di un conflitto senza sapere cosa fare. Che il presidente della Repubblica, visto che è capo supremo delle Forze armate, convochi il consiglio di difesa per prendere delle decisioni o almeno esaminare la situazione. Perché è assurdo mandare in giro il ministro degli Esteri senza un mi nimo di strategia.

GLI INTERESSI NAZIONALI

Abbiamo due fronti, quello libico e quello iraniano ma non abbiamo alcuna idea di cosa fare se non compiere giri turistici per le capitali del Mediterraneo. Che siano definiti gli interessi nazionali – politici, energetici ed economici – e vengano resi noti anche a una popolazione, quella italiana, che pensa di vivere in un mondo di frutta candita. Altrimenti anche tenere dei soldati in Iraq diventa un gesto criminale se non è accompagnato da un minimo di consapevolezza. Senza contare che in Libia, a Tripoli, dove abbiamo foraggiato per anni governo e fazioni, adesso comanda Erdogan, un signore che mette in pericolo i nostri rifornimenti energetici nel Mediterraneo o che comunque ne decide adesso le sorti. Ma stiamo scherzando? Per il resto dovremmo avere capito che alla leadership americana attuale – costituita da Trump e da una cerchia che obbedisce volentieri agli interessi americani in Israele e Arabia Saudita – di noi come europei importa poco o nulla: non siamo abbastanza “affidabili” e soprattutto abbiamo un ruolo secondario nella grande partita che gli Usa si giocano con la Cina e la Russia.

TRUMP HA UNA STRATEGIA?

Tutto quanto sta accadendo era scontato. A un atto di guerra è seguito, come logico, un altro atto di guerra per ora solo limitato all’Iraq dove gli americani hanno assassinato il generale iraniano Qassem Soleimani. Non poteva essere diversamente e Trump lo sapeva perfettamente. Di fronte a questa ovvia considerazione deriva una domanda: il presidente americano ha una strategia? Visti i precedenti c’è da dubitarne. Più che una strategia Trump ha davanti un obiettivo: l’unica cosa che ha in mente da quando è salito alla presidenza è eliminare il regime iraniano su pressione di Israele e dell’Arabia saudita. Ha stracciato l’accordo sul nucleare del 2015 voluto da Obama, imposto sanzioni giugulatorie a Teheran per soffocarne l’economia, ha riconosciuto l’annessione israeliana del Golan e di Gerusalemme, stretto la mano al principe assassino Mohammed bin Salman, che è il suo maggiore acquirente di armi, e poi ha provocato Teheran uccidendo il vero numero due di Teheran

LA QUARTA GUERRA

La situazione è semplice: o comincia la quarta guerra del Golfo mentre è già in corso anche quella in Libia oppure gli americani non replicano ai missili iraniani e si tenta di frenare l’escalation. Ieri, questa è la cosa da sottolineare, non hanno risposto subito all’attacco missilistico e le difese delle basi Usa non sono scattate. In realtà anche se finisse qui sarebbe soltanto una tregua per riprendere le ostilità alla prima occasione. Ormai Trump ha aperto un altro vaso di Pandora come fece George Bush junior attaccando l’Iraq di Saddam Hussein nel 2003 sulla base della menzogna che gli iracheni possedevano armi di distruzione di massa. Una cosa è certa: a Trump non importa niente degli iraniani e del Medio Oriente, se non avere sotto controllo la situazione giocando gli uni contro gli altri e vedere come usarli nelle trattative con Mosca o Pechino. Ma soprattutto disprezza anche gli europei: ci considera inutili e lo ha detto chiaramente. Un giorno ha dichiarato – mentre faceva massacrare da Erdogan i suoi alleati curdi siriani – che “tanto gli Stati Uniti sono a 10mila chilometri di distanza”. E voi state ancora a pensare di essere alleati di Washington? Svegliatevi.


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