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Ahmad Massud (al centro), figlio del Comandante Massud, il leggendario “leone del Panshir”

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La caduta del Panshir è il crollo, dopo 40 anni, di un mito della resistenza afghana. “Con questa vittoria il nostro Paese è ora completamente fuori dal marasma della guerra”, ha detto il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid.

I talebani hanno annunciato di aver completato la conquista della valle del Panshir. Ma i combattenti della resistenza affermano di controllare ancora “tutte le posizioni strategiche e di continuare a combattere”. Secondo Kabul Massud, il capo dei tagiki, e Saleh, che si era proclamato successore del presidente Ghani, sarebbero in fuga.

Senza dubbio si sono svolte battaglie dure negli ultimi due giorni e i talebani sono arrivati nel cuore della regione contesa. L’ex vice presidente afghano Amrullah Saleh ha lasciato la Valle del Panshir per fuggire in Tagikistan, mentre il leader della resistenza afghana Ahmad Massud si trova “in un posto sicuro”. Lo riferiva ieri un alto esponente del Fronte di resistenza al Washington Post, ammettendo che “sì, il Panshir è caduto e i talebani hanno preso il controllo degli uffici governativi. I talebani sono entrati anche nella casa del governatore”.

Che il Panshir stesse sull’orlo della disfatta si era capito quando la resistenza ha confermato l’uccisione di Fahim Dashti, il portavoce del gruppo antitalebano. Dashti era la voce del gruppo e una personalità di spicco dei media durante i precedenti governi. La resistenza con lui perdeva un tassello fondamentale per la sua esistenza e ora i talebani avranno ancor più libertà nelle loro azioni.

La morte del portavoce della resistenza e la caduta del Panshir hanno cambiato gli scenari della guerra in Afghanistan. “Il Fronte nazionale della resistenza è pronto a interrompere immediatamente i combattimenti per raggiungere una pace duratura ma a condizione che i talebani mettano fine agli attacchi e agli spostamenti militari nel Panshir e Andarab”, ha scritto sulla sua pagina Facebook il capo della resistenza, Ahmad Massud. Tuttavia, le notizie che arrivano dal quel fronte sono frammentarie e scarsamente verificabili. Prima dell’annuncio di Massud e della morte di Dashti, i talebani avevano rivendicato la conquista della capitale dal Panshir.

Quest’area era riuscita a respingere le incursioni talebane anche tra il 1996 e il 2001. E da sempre costituiva una roccaforte della resistenza ma stavolta i talebani si sono organizzati meglio e hanno agito d’anticipo, conquistando i check point lungo le strade d’accesso principali alla valle, che da sempre rappresentavano punto di forza per la resistenza.

Ahmad Massud, il figlio del leggendario combattente antitalebano comandante Massud, non è riuscito nell’impresa di fermare i talebani, privo com’era di copertura aerea e di linee di rifornimento. Il padre era soprannominato il “Leone del Panshir”, l’eroe di quella roccaforte antitalebana dove era nato e che era storicamente tra le poche province che non si erano mai piegate ai talebani.

Ma la storia di queste giornate afghane è anche la storia dei figli cresciuti all’ombra di padri che hanno fatto la storia e – da entrambe le parti – di principi che vogliono diventare re, scià o emiri. Vent’anni dopo l’intervento americano, sono gli stessi cognomi a meritare attenzione: da un lato c’è Mohammad Yaqoob, trent’anni, primogenito del Mullah Omar. Yaqoob si è laureato a Karachi, in Pakistan, e lì ha vissuto con la famiglia dopo la caduta del regime. Oggi è un sostenitore degli accordi di pace siglati a Doha con gli Stati Uniti e in questi giorni ha lavorato alla “svolta diplomatica” (o alla nuova furbizia talebana), si è speso perché la presa di Kabul avvenisse senza spargimenti di sangue sotto i riflettori, nella speranza di un riconoscimento internazionale.

Ahmad Massud voleva onorare il nome del padre eroe nazionale, che aveva combattuto prima contro i sovietici e poi contro i talebani. Shah Massud aveva pagato con la vita la sua lotta: venne ucciso il 9 settembre 2001, a due giorni dall’attacco al World Trade Center e al Pentagono.

L’attentato era il “regalo” di Osama bin Laden, capo di Al Qaeda, al Mullah Omar che lo ospitava. Il figlio Massud, trentenne come il suo rivale Yaqoob, indossa il pakol, il tradizionale copricapo afghano che si porta sulla nuca, come suo padre. Ha studiato prima in Iran e poi in occidente. Ha fatto l’accademia militare a Sandhurst in Inghilterra e poi si è formato da “young leader” al King’s College e al City College. Ma ora dovrà bere anche lui l’amaro calice della sconfitta.


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