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ERA ora! Finalmente la Guardia Costiera Italiana, costretta negli ultimi anni al più assoluto silenzio (dal loro “capo” Matteo Salvini prima al Viminale e poi alle Infrastrutture che comanda la Guardia Costiera), costretta anche a togliere dai loro calendari immagini di salvataggio di migranti, dopo la tragedia, il naufragio del caicco davanti alla spiaggia di Cutro del 26 febbraio scorso, ha rotto il silenzio. Ed ha avuto l’”autorizzazione” a comunicare quello che sta facendo in questi giorni ed in queste ore nel mare Ionio e nel Mediterraneo nel soccorso e nel salvataggio di decine di barche, barconi, caicchi e gommoni carichi di disperati (oltre 2000 persone, bambini, donne ed uomini) che solo nelle ultime ore sono stati tratti in salvo e trasferiti sulla terra ferma in Calabria ed in Sicilia. Interventi che in molti casi, non hanno avuto bisogno della “formalizzazione” della richiesta d’aiuto, ma sono intervenuti liberi dalle briglie che ha la politica di Salvini fino ad ora li aveva costretti.

E così adesso, nonostante l’imbarazzante e permanente (fino ad ora) silenzio del loro comandante generale, l’ Ammiraglio Nicola Carlone, hanno avuto il via libera per dire come stanno operando. Nelle ultime 48 ore finalmente hanno comunicato che nei due mari (Ionio e Mediterraneo) è stata impegnata e continua ad essere impegnata una vera e propria flotta con 5 motovedette inaffondabili che possono operare anche con mare in tempesta, tre navi della Guardia Costiera ed una nave, la Sirio, della Marina Militare. Notizie e dati che fino alla vigilia della strage di Cutro, non venivano comunicati anche se nel solo 2022 erano stati soccorsi oltre 55 mila migranti di cui 9mila soltanto in questi due primi mesi dell’anno. Numeri e dati, che non sono numeri e dati, ma vite umane, non sono stati comunicati dalla Guardia Costiera che poteva invece dare comunicati sulle attività contro la pesca illegale, informando di sequestro di “novellame”, di “tonni” proibiti, di inquinamento delle spiagge.

Un silenzio, fino all’altro ieri, che ha mortificato il ruolo, professionale ed umano degli uomini della Guardia Costiera. Un Corpo che, insieme ai Vigili del Fuoco, era il più amato dagli italiani e che nel 2017 era stato anche candidato al Premio Nobel per la Pace che in dieci anni di attività aveva soccorso e salvato oltre un milione di esseri umani, con grande orgoglio per tutti gli appartenenti alla Guardia Costiera. Orgoglio “silenziato” dai governi Conte1 con Matteo Salvini a capo del Ministro degli Interni (con Danilo Toninelli al ministero delle infrastrutture che ha competenza sulla Guardia Costiera) che aveva avocato a sé competenze, come l’ assegnazione dei porti di sbarco delle navi che soccorrevano migranti e di essere informato preventivamente di ogni operazione di soccorso.

Dichiarando anche guerra totale alle navi delle Ong costrette a sbarcare i migranti che salvavano nei porti del nord Italia e non nelle più vicine coste calabresi o siciliane ed imponendo di fatto i soccorsi, anteponendo le “operazioni di polizia” a quelle del soccorso di imbarcazioni carichi di disperati che rischiavano e rischiano di affondare come il Caicco che si è frantumato il 26 febbraio scorso davanti alla spiaggia di Cutro che fino ad ora conta 80 morti. Briglie, quelle del Governo con Salvini agli Interni ed alle Infrastrutture (che ripetiamo comanda la Guardia Costiera) alle quali con grande rischio e grande coraggio due ex ammiragli che comandavano la Guardia Costiera, l’ ammiraglio Felicio Angrisano e poi l’ammiraglio Giovanni Pettorino non si sono mai fatti imbrigliare, rischiando anche di essere rimossi dal loro incarico per non essere stati accondiscendenti alle voglie ed ai “desiderata” di quei politici.

L’Ammiraglio Pettorino ha resistito a momenti di aspro scontro con il governo Conte nonostante la minaccia di essere rimosso e mostrando i muscoli quando nell’estate del 2018, rivolto proprio a Salvini e Toninelli, ricordò loro la storia del comandante di un sommergibile italiano, Salvatore Bruno Todaro che la notte del 16 ottobre del 1940 (epoca mussoliniana), a poche miglia dall’isola di Madera affondò la nave militare belga Kabalo salvando però i suoi “nemici”, 26 naufraghi. «Sono un uomo di mare e ho duemila anni di civiltà sulle spalle», disse al ritorno dalla missione con il capo dei sommergibilisti tedeschi che lo insultò dandogli del “Don Chisciotte del mare”.

E Pettorino ribadì ancora il ruolo della Guardia Costiera: «Abbiamo risposto sempre, sempre rispondiamo e sempre risponderemo a ciascuna chiamata di soccorso. Lo facciamo perché è un obbligo giuridico ma anche un obbligo che sentiamo moralmente: tutti gli uomini di mare, da sempre e anche in assenza di convenzioni, hanno portato soccorso e aiuto a chi si trova in difficoltà in mare. Noi non abbiamo mai lasciato solo nessuno in mare».


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