X
<
>

Share
5 minuti per la lettura

CITTA’ assetate, campi bruciati e prezzi infiammati. E’ l’estate che sembra impegnarsi al massimo per lasciare in eredità un autunno rovente. L’inflazione galoppa senza freni. Anche il dato di giugno sulle stime preliminari dell’Istat dei prezzi al consumo conferma un ulteriore aumento che ha portato il livello a +8% (+1,2% su base mensile). Si torna così ancora indietro nel tempo, al 1986, quando, ricorda l’Istat, si raggiunse l’8,2%. Continuando di questo passo si rischia di puntare dritto verso le “mitiche” due cifre che tanti guasti hanno portato all’economia italiana.

L’allarme è alto e qualche giorno fa lo stesso presidente del Consiglio, Mario Draghi, aveva invitato l’Unione europea ad agire subito perché “l’inflazione si espande”. La pressione arriva dai listini dei beni energetici che si ribaltano su tutti gli altri comparti a partire dagli alimentari. E così i consumatori, oltre che al caro bollette che, secondo il Codacons si tradurrà in una stangata di 645 euro a famiglia (tra +285 euro per la luce e +360 euro per il gas) tra gennaio e dicembre 2022, dovranno far fronte anche a una lievitazione del carrello della spesa.

L’impennata è dovuta – spiega l’Istituto di Statistica – ai prezzi dei beni energetici (da +42,6% a +48,7%) e in particolare a quelli della componente non regolamentata (da +32,9% a +39,9%). Accelerano il gasolio per riscaldamento (da +47,5% a +52,7%, +4,9% su base mensile), quello per i mezzi di trasporto (da +25,1% a +32,3%, +6,7% la variazione congiunturale), la benzina (da +15,1% a +25,3%; +9,8% rispetto a maggio) e l’energia elettrica mercato libero (da +74,7% a +87,5%; +7,6% la variazione congiunturale). Sull’ottovolante anche i beni alimentari che dal +7,1% di maggio sono schizzati a +8,8% a giugno con i lavorati a +8,2% e i non lavorati a +9,6%. A peso d’oro, in particolare, la frutta fresca e refrigerata con “ritocchi” a due cifre (+10,9%) e gli ortaggi (+11,8%). Un carrello della spesa così pesante non si vedeva dal 1986 quando si registrò un aumento dell’8,6%. Ma pur se con trend più contenuti a crescere sono tutti i beni e servizi. Assoutenti parla senza mezzi termini di “una sciagura per le tasche dei consumatori” che “deve portare il governo ad adottare provvedimenti urgenti a tutela delle famiglie e del loro potere d’acquisto”. A causa dell’impennata della spesa alimentare, per Assoutenti, va messa in conto una spesa annua maggiorata di 681 euro a famiglia “una stangata senza precedenti”.

L’Associazione è tornata a chiedere al governo “tariffe amministrate per i beni primari come gli alimentari e l’energia”. Per Confesercenti “la corsa dei prezzi e le aspettative inflazionistiche rischiano di pesare come un macigno sui consumi delle famiglie e sulla crescita”. L’associazione ha indicato come prioritaria la salvaguardia della domanda interna”: il governo è già intervenuto per sostenere i redditi e contenere le tensioni sui prezzi, ma ora è sempre più urgente e necessario trovare un’intesa a livello europeo per fermare la corsa dei prezzi di energia e gas”. Secondo la valutazione della Confcommercio “un andamento di questo tipo rischia seriamente di compromettere le speranze di ripresa anche per il 2023”. Una situazione che pone un ulteriore ostacolo all’azione di rilancio del sistema produttivo, ma che soprattutto rischia di aggravare lo stato di povertà nel nostro Paese.

Mentre gli economisti si interrogano, i prezzi impazziti prosciugano i redditi delle famiglie. Ed è davvero un peccato interrompere quella ripresa confermata, sempre ieri dall’Istat, nella stima preliminare del Pil e dell’occupazione per il 2021. Un anno della speranza che avrebbe dovuto preludere a ulteriori positive performance. La ripresa economica è stata più marcata nelle aree maggiormente colpite dalla crisi del 2020 in particolare Nord Ovest e Nord Est con una crescita rispettivamente del 7,4% e del 7% a fronte della media nazionale del 6,6%. A dare la spinta sono state le costruzioni con +22,8%. L’aumento del Pil è stato meno brillante al Centro (+6%) e al Sud (+5,8%), dove la crisi sembra aver colpito meno. Ma è in quest’ultima area che le costruzioni hanno tirato di più (+25,9%). In salute nel Mezzogiorno anche l’agricoltura che ha messo a segno un +3,6%. E le regioni meridionali si contraddistinguono anche per un più incisivo recupero dell’occupazione. Con un incremento dell’1,3% a fronte dello 0,5% nel Nord-ovest, dello 0,2% nel Nord-est e dello 0,3% al Centro il Mezzogiorno ha dato prova di ottima capacità di resilienza.

Ora però le speranze rischiano di infrangersi sull’inflazione che pone una ipoteca pesante su un rilancio che stava premiando proprio l’area considerata più debole del Paese. Ma con questi dati di spiragli se ne vedono pochi. Tra guerra in Ucraina e siccità il contesto resta ad altissimo rischio. E l’emergenza non è solo italiana. A giugno, infatti, l’inflazione ha toccato un record in tutta la zona euro. Secondo i dati Eurostat in 19 Paesi l’aumento dei prezzi ha registrato una accelerazione all’8,6% al traino dei prodotti energetici, ma con un forte contributo anche degli alimentari.

I prezzi dei carburanti a livello europeo sono cresciuti a giugno del 41,9%, gli alimentari dell’11,1%. La siccità in Italia ha dato poi il colpo di grazia esasperando una situazione resa già difficile dalla pioggia di rincari legati alla guerra. A denunciarlo la Coldiretti che ha calcolato in oltre 8 miliardi l’aggravio per i consumatori dal nuovo balzo dei prezzi di beni di prima necessità come la frutta, elemento basico della dieta in giorni di afa e calura come questi. Con 40 gradi la frutta è ustionata e le perdite sfiorano il 15%, dalle ciliegie pugliesi alle angurie in Veneto.

Se i prezzi per le famiglie corrono l’aumento dei costi – ha sottolineato Coldiretti – colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne dove più di 1 azienda agricola su 10 è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma circa 1/3 del totale si trova costretta a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi di produzione. Si registrano infatti aumenti che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio. E se non si dovesse intervenire con tempestività per evitare le chiusure aziendali la situazione economica è destinata a peggiorare. Meno cibo prodotto in casa si traduce in più import, con aggravio di spesa e impoverimento. Proprio in una fase in cui serve aumentare, a livello globale, la produzione alimentare. Anche per rifornire le aree più povere del mondo assediate dalla desertificazione e dalla fame. Quella desertificazione che sta diventando uno spauracchio anche nell’Italia assetata. Senza acqua infatti non si produce. Il presidente dell’Anbi (Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio), Francesco Vincenzi, ha rilanciato ieri ancora una volta l’ appello a mettere in campo “scelte strategiche straordinarie”.


La qualità dell'informazione è un bene assoluto, che richiede impegno, dedizione, sacrificio. Il Quotidiano del Sud è il prodotto di questo tipo di lavoro corale che ci assorbe ogni giorno con il massimo di passione e di competenza possibili.
Abbiamo un bene prezioso che difendiamo ogni giorno e che ogni giorno voi potete verificare. Questo bene prezioso si chiama libertà. Abbiamo una bandiera che non intendiamo ammainare. Questa bandiera è quella di un Mezzogiorno mai supino che reclama i diritti calpestati ma conosce e adempie ai suoi doveri.  
Contiamo su di voi per preservare questa voce libera che vuole essere la bandiera del Mezzogiorno. Che è la bandiera dell’Italia riunita.
ABBONATI AL QUOTIDIANO DEL SUD CLICCANDO QUI.

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE