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Giorgia Meloni e, sullo sfondo, Mario Draghi

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In un gioco di continuità istituzionale e contingenze mondiali il paradosso italico… se Giorgia Meloni diventa l’erede di Mario Draghi

È in corso a Bruxelles un Consiglio europeo cruciale. All’ordine del giorno, infatti, c’è il pacchetto di misure predisposto dalla Commissione europea per raggiungere due obiettivi. Superare l’inverno, nonostante il calo delle forniture russe, senza rimanere al freddo o limitare l’attività industriale. Contenere gli aumenti in bolletta per imprese e consumatori.

Per l’Ue è arrivato il tempo delle decisioni. Per l’Italia è arrivato il momento del commiato da Mario Draghi. Questo è il suo ultimo appuntamento europeo. Al suo rientro, Sergio Mattarella avrà già completato il giro delle consultazioni e sarà pronto per affidare l’incarico a Giorgia Meloni.

COSA HA SIGNIFICATO IL GOVERNO DRAGHI PER L’ITALIA

Che cosa ha significato il governo Draghi per l’Italia? Il presidente del consiglio ha radicalmente trasformato l’idea stessa che gli altri governi hanno del nostro paese. L’Italia è la settima potenza economica mondiale e il secondo paese manifatturiero d’Europa. Ma questa forza scolorisce di fronte all’immagine di improvvisazione e di avventatezza nella gestione della cosa pubblica che da sempre hanno di noi i nostri partner europei.

Eppure, a differenza della Grecia – riemersa stremata soltanto quest’anno dal programma di sorveglianza rafforzata della Commissione Ue durato ben dodici anni – Bruxelles ha scelto di adottare con l’Italia una strategia completamente diversa. A seguito della crisi pandemica, il Next Generation Eu rappresenta il primo formidabile caso di spesa pubblica europea per affrontare un’emergenza economica. La gran parte di quei fondi sono destinati all’Italia.

Ma stanziare aiuti è solo il primo passo. Poi, quei soldi bisogna saperli spendere. Ebbene, sotto il governo di Giuseppe Conte, l’Italia aveva cominciato ad impantanarsi, come da cliché. Una gestione della pandemia piena di crepe. Un Piano nazionale di ripresa e resilienza troppo generico e vago per essere apprezzato da Bruxelles. Il cambio di passo arriva con Mario Draghi. Prima, l’incarico di commissario straordinario a Francesco Figliulo: da quel momento la reazione contro la pandemia è diventata finalmente efficace.

Poi, con la presa in carico diretta del Pnrr, Mario Draghi ha impresso un indirizzo chiaro e preciso a tutto il processo attuativo: grazie a questo colpo di reni, l’Italia ha finora rispettato tutti gli impegni assunti con l’Ue ricevendo le risorse previste. Inoltre, a dispetto della quantità di sventure che si è abbattuta sull’Europa nell’ultimo biennio – pandemia, crisi economica, guerra – l’Italia esce da questo periodo perfino con un tasso di crescita positiva, invertendo la tendenza degli anni precedenti.

Uno sforzo titanico, favorito proprio dalle capacità del presidente del consiglio uscente. Che ha riguadagnato la stima e la credibilità da tempo perdute dal nostro paese e ha saputo usarle per assumere un ruolo di leadership dell’Unione europea. L’occasione è arrivata dal tragico trauma dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Il 24 febbraio 2022 avrebbe potuto segnare la fine della solidarietà europea. I governi dei paesi membri, spaventati dall’espansionismo di Mosca, avrebbero potuto disperdere il patrimonio di unità accumulato e reagire ciascuno a suo modo, perseguendo ipotetici interessi nazionali differenziati. Non è andata così.

L’Europa ha risposto in modo unitario alla minaccia neototalitaria di Vladimir Putin. E in questa risposta il ruolo di Mario Draghi è stato determinante. Il premier italiano è stato colui che più di tutti ha contribuito a costruire il sistema di sanzioni economiche comminate alla Russia, a partire dal congelamento delle riserve estere detenute da Mosca, pari a 630 miliardi. Un colpo da maestro che Draghi ha realizzato in collaborazione con Janet Yellen, attuale Segretario al Tesoro Usa ed ex presidente della Federal Reserve. A partire da quel momento, Mario Draghi ha assunto una leadership di fatto dell’Unione.

Molto prima di Emmanuel Macron, a lungo impegnato nelle velleitarie telefonate con Vladimir Putin, Draghi ha capito che il dittatore russo non avrebbe mai accettato di firmare una pace prima di aver conquistato l’intera Ucraina. E che l’Europa avrebbe dovuto fare quadrato seriamente contro un’invasione che si prospettava ben più violenta di quella del 2014. Allo stesso modo, Draghi ha intuito la necessità di resuscitare la Nato: la funzione di difesa del patto atlantico era diventata negli anni recenti sempre più evanescente, ma di fronte alla volontà di potenza del Cremlino l’ombrello comune che riunisce i paesi europei e quelli anglosassoni torna a svolgere un ruolo strategico.

GIORGIA MELONI EREDE DI MARIO DRAGHI

La domanda adesso è: chi raccoglierà l’eredità di Mario Draghi? A livello europeo è davvero difficile dire. Nessuno degli attuali leader europei sembra all’altezza. Ma resta la speranza che la direzione indicata da Draghi sia un punto di non ritorno. A livello italiano, è più facile rispondere. La campagna elettorale ha cambiato radicalmente lo scenario. Il m5s, che pure è stato costretto a sostenere Draghi obtorto collo, ha completamente rinnegato quell’appoggio: prima ha provocato le dimissioni del premier, poi ha rilanciato il suo tradizionale movimentismo pauperista e antisistema.

Il Pd ha cercato di mantenere il punto fino al giorno del voto. Ma, con l’inizio dell’autoflagellazione successiva alla sconfitta, una parte consistente del partito ha voltato le spalle all’esperienza dell’esecutivo Draghi nel timore di essere superata a sinistra dai grillini. Renzi e Calenda avrebbero Draghi nel cuore, ma non hanno ancora il fisico del ruolo. A destra, sia Salvini che Berlusconi hanno giocato a fare i gianburrasca. In particolare, il Cavaliere, rilanciando la sua “dolcissima” amicizia con un dittatore che ogni giorno massacra migliaia di civili e distrugge le risorse di un paese innocente, appare determinatissimo a distruggere il patrimonio di autorevolezza accumulato dall’Italia di Draghi in questi 18 mesi. Chi resta, allora? Ebbene sì, il colmo dei paradossi: Giorgia Meloni.

GIORGIA MELONI CANDIDATA AD ESSERE L’EREDE DI MARIO DRAGHI

La leader del partito che più fieramente si è opposto a Mario Draghi oggi sembra la candidata più probabile a continuarne l’opera. Il primo pilastro del prossimo governo Meloni sarà la fedeltà inossidabile alla Nato contro Mosca. Due giorni fa, la leader di Fratelli d’Italia ha mollato una sberla atlantica al Silvio nazionale, subito dopo la diffusione delle sue esternazioni filoputiniane. L’Italia, ha chiarito Meloni, non sarà l’anello debole dell’Europa nella resistenza alla Russia. E la scelta di una compagine competente nei ministeri economici chiave è il segnale che Meloni non è in cerca di avventure populiste, bensì vuole rinnovare il messaggio di serietà italiana nell’adempimento degli impegni assunti con gli altri paesi europei. Se ce la farà – e se riuscirà pertanto a tenere sotto controllo i suoi due compari putiniani – dovremo farle i complimenti. Se non ce la farà, l’Italia sarà di nuovo a rischio.


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