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L’ULTIMO campanello d’allarme viene dalla cronaca recente. Un’interdittiva antimafia è stata adottata dalla Prefettura di Padova nei confronti di un’impresa edile impegnata in un subappalto del nuovo padiglione della Pediatria della città veneta, perché ritenuta contigua con il clan della ‘ndrangheta Grande Aracri di Cutro. Proprio i lavori di costruzione del nuovo padiglione pediatrico dell’Azienda ospedaliera universitaria rientrano tra i progetti che hanno ottenuto i finanziamenti del Pnrr. I subappalti, del resto, sono la zona più sensibile, quella in cui si annidano i rischi di infiltrazione delle mafie, perché più difficili da monitorare e spesso utilizzati per favorire i cartelli illeciti.

LE STRATEGIE DI INFILTRAZIONE

Ma ora quell’allarme è messo nero su bianco nella relazione della Dia, che nel rapporto sul primo semestre 2022 lancia l’allarme per le infiltrazioni mafiose su Pnrr e Milano Cortina. «La criminalità organizzata – è detto nel dossier – preferisce agire con modalità silenziose, affinando e implementando la capacità d’infiltrazione del tessuto economico-produttivo anche avvalendosi delle complicità di imprenditori e professionisti, di esponenti delle istituzioni e della politica formalmente estranei ai sodalizi. Una indubbia capacità attrattiva è sempre rappresentata dai progetti di rilancio dello sviluppo imprenditoriale nella fase post-pandemica e dall’insieme di misure finalizzate a stimolare la ripresa economica nel Paese compulsate anche da finanziamenti europei tramite i noti fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)».

Non a caso viene citato il discorso dell’allora presidente del Consiglio, Mario Draghi, che il 25 maggio 2022, nel suo intervento a conclusione della cerimonia organizzata a Milano nel trentennale dell’istituzione della Dia, riassunse le linee d’azione del governo rispetto agli attuali format della criminalità organizzata, rimarcando che «il contrasto alle mafie, oggi caratterizzate da modelli imprenditoriali che alterano le dinamiche economiche, la libera concorrenza e l’ambiente, deve sempre più ispirarsi ad una migliore tutela della spesa pubblica». «Tale azione – proseguiva – dovrà privilegiare la semplificazione delle procedure del sistema di contrasto alle infiltrazioni, il rafforzamento dei controlli e l’ampliamento di strumenti preventivi che non creino nuovi ostacoli per le imprese, quali ad esempio la prevenzione collaborativa».

Il riferimento è alla norma, nata dall’esigenza di accelerare e adeguare il sistema di prevenzione e per una rapida attuazione “in sicurezza” del Pnrr, che introduceva un nuovo “modello collaborativo” con il mondo imprenditoriale che va a incidere sulla tipologia di misura afflittiva da attuare. Il modello viene cioè commisurato all’effettivo grado di compromissione dell’impresa rispetto al contesto criminale e mafioso, accordando al prefetto la possibilità di ricorrere, allorquando i tentativi di infiltrazione mafiosa siano riconducibili a situazioni di agevolazione occasionale, a misure amministrative di prevenzione alternative all’emanazione di un’interdittiva.

LA LUNGIMIRANZA DI MARIO DRAGHI

Ma Draghi andava oltre e guardava a una dotazione antimafia che «deve necessariamente comprendere, a tutti i livelli, la cultura della legalità partecipata nelle famiglie, nelle scuole, nel lavoro e nelle istituzioni per uno sviluppo economico che porti sicurezza, lavoro e fiducia». «Per sconfiggere le mafie – disse Draghi un anno fa – lo Stato deve essere più presente laddove le mafie provano a sostituirsi alle istituzioni. Per questo dobbiamo migliorare i servizi, le reti di assistenza sociale e dobbiamo favorire l’occupazione soprattutto tra i più giovani, creare opportunità, rafforzare i legami sociali a partire dai contesti più marginali e più svantaggiati… Un esempio simbolico è la confisca e riconversione dei beni sottratti alla mafia: il Pnrr prevede un programma di interventi di circa 300 milioni di euro a questo fine; restituiamo questi beni alla comunità per ospitare nuova edilizia residenziale pubblica, centri culturali per i giovani, asili nido e centri antiviolenza per donne e bambini. Istituiamo un osservatorio permanente dei beni sequestrati e confiscati per garantire un’informazione affidabile e aggiornata».

LE MANI SULLE OLIMPIADI

Ma non solamente sul Pnrr potrebbero allungarsi i tentacoli. «È il caso, tra l’altro, di ricordare come il nostro Paese si appresti a vivere un momento storico di particolare rilievo – ricordano gli analisti della Dia – sotto il profilo degli investimenti, con la realizzazione dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina programmati per il prossimo febbraio 2026». Sono previsti la costruzione e l’adattamento di villaggi olimpici in Lombardia, a Milano, a Livigno e a Cortina, nonché numerose opere infrastrutturali, stradali e ferroviarie per le quali il Consiglio dei ministri, il 23 febbraio 2022, in considerazione della complessità delle procedure tecnico-amministrative e della difficoltà esecutiva delle opere, ha nominato un commissario straordinario.

‘NDRANGHETA SUPERSTAR

Ampio il capitolo dedicato alla ‘ndrangheta che «trova il suo punto di forza, da un lato, nella fedeltà alle origini e nella solida strutturazione su base familiare e, dall’altro, nella massima flessibilità e intuito affaristico-finanziario che la proietta all’esterno della regione di origine ed anche all’estero». Oggi, rispetto alle altre mafie italiane, è la ‘ndrangheta «l’assoluta dominatrice della scena criminale anche al di fuori dei tradizionali territori d’influenza» con mire che interessano quasi tutte le regioni (Lazio, Piemonte e Valle D’Aosta, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo e Sardegna). Proiezioni che si spingono anche oltre confine e che coinvolgono molti Paesi europei (Spagna, Francia, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Austria, Repubblica Slovacca, Romania, Bulgaria e Malta), il continente australiano e quello americano (Canada, Usa, Colombia, Perù e Argentina).

È significativo come, nel semestre in esame, un’operazione di polizia abbia documentato il radicamento di cosche reggine nel litorale laziale, peraltro già da molti anni oggetto di attenzione da parte dei sodalizi calabresi, disvelando un traffico internazionale di stupefacenti e gravi infiltrazioni nei Comuni di Anzio e Nettuno.

I TENTACOLI NEL NORD ITALIA

I tentacoli sono soprattutto al Nord: la mappa elaborata dalla Dia conferma l’esistenza di 46 “locali” nelle regioni settentrionali, di cui 25 in Lombardia, 16 in Piemonte, 3 in Liguria, 1 in Veneto, 1 in Valle d’Aosta e 1 in Trentino Alto Adige. Infine, nonostante i dati statistici rivelino una generalizzata diminuzione del reato di associazione per delinquere, dell’associazione mafiosa e del riciclaggio, si registra una crescente ripresa dei traffici internazionali di droga da parte delle cosche calabresi che hanno, come baricentro logistico, il porto di Gioia Tauro, dove, nel 2021, è stato sequestrato il 53% della cocaina sequestrata su tutto il territorio nazionale. Interessante, alla luce della vocazione affaristico-imprenditoriale e del monito sui fondi Pnrr, l’excursus sui tentativi di infiltrazione, da parte delle imprese mafiose, nelle procedure di gare pubbliche «già dalla fase di stesura del bando mediante varie forme di connivenza con funzionari pubblici». Del resto, «le tecniche di penetrazione possono concretizzarsi già nella fase di programmazione e progettazione delle opere pubbliche tramite azione corruttiva di funzionari e tecnici incaricati».

Una tendenza che risulta sempre più diffusa in tutte le matrici mafiose in considerazione del vantaggio loro derivante dalla «insidiosa mimetizzazione nel tessuto sociale e dalla conseguente possibilità di continuare a concludere i propri affari illeciti in condizioni di relativa tranquillità senza destare le attenzioni degli inquirenti». E non è un caso che venga richiamato il recente arresto, dopo una latitanza trentennale, del boss trapanese Matteo Messina Denaro che, durante la sua lunga irreperibilità, avrebbe «continuato a curare i propri interessi economici grazie a una fitta rete di complicità e connivenze».

PIÙ INTERDITTIVE IN EMILIA CHE IN CALABRIA

Un dato interessante è quello che riguarda le interdittive antimafia, spia dell’infiltrazione mafiosa nell’economia, che, sebbene in decrescita, si concentrano soprattutto, oltre che nelle regioni di origine delle organizzazioni mafiose, anche nelle aree più produttive del Paese, caratterizzate da maggiore dinamismo imprenditoriale. Deve fare riflettere, d’altra parte, il fatto che ben 73 sono state emesse soltanto in Emilia Romagna, dove sono proiettate cosche di ‘ndrangheta tra le più pericolose, soprattutto di matrice cutrese, a fronte delle 42 comunicazioni antimafia in Calabria e delle 44 scattate nella più popolosa Sicilia.


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