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È una vera e propria emergenza la messa in sicurezza antisismica degli edifici scolastici pubblici in Italia, a fronte dell’elevata sismicità del territorio italiano, che al Sud ha la connotazione più grave, seguita dal Centro Italia. Su 40 mila 160 edifici scolastici nel Paese, solo 5 mila 117 rispettano le norme antisismiche, un edificio su otto. E fra le circa 35 mila scuole costruite senza adeguamento alla normativa antisismica, circa 2 mila 200 risiedono in zone ad elevata sismicità, altre 11 mila 500 in zone a sismicità medio alta.

La parte preponderante degli edifici che necessitano di messa in sicurezza antisismica è al Sud, con oltre 2 mila 700 edifici non in regola – con la normativa antisismica – in zone ad elevata sismicità e oltre 7 mila 300 non in regola in zone a sismicità medio alta. Numeri che si confrontano con la realtà più significativa in Italia degli edifici scolastici presenti al Sud: rappresentano un quarto del patrimonio  scolastico nazionale.

È la fotografia che Nomisma ha scattato, concentrandosi su una parte del patrimonio immobiliare pubblico, quello cosiddetto “strumentale”, costituito da uffici pubblici e scuole, nel Report “Rekeep Restart”, realizzato con Rekeep Spa, società capofila del principale gruppo italiano attivo nell’integrated facility management, che ha commissionato lo studio.

Se da una parte si sottolinea come l’elevata sismicità del territorio italiano, prevalentemente presente al Centro-Sud, unita alle «carenze strutturali di molti di questi edifici, rende estremamente urgente il ricorso ad un piano massiccio di messa in sicurezza», dall’altra Nomisma e Rekeep Spa avanzano una proposta per uno scenario “oltre Covid-19” del patrimonio immobiliare pubblico strumentale: un Green New Deal che parta dalla riqualificazione sismica ed energetica di scuole e uffici di proprietà degli enti locali, con investimenti pari a  39 miliardi di euro, in un orizzonte pluriennale, una compartecipazione pubblico-privata e una capacità di generare valore sul fronte economico, ambientale, sociale e occupazionale.

L’obbiettivo, dare all’Italia una solida prospettiva di crescita. Un Green New Deal dove il Mezzogiorno, «per le condizioni di partenza che lo contraddistinguono – spiega Marco Marcatili, Responsabile della Ricerca Nomisma – può giocare il ruolo di volano per il rilancio del Paese, amplificando l’effetto moltiplicatore atteso dagli investimenti, che da 3,6 volte il capitale investito, potrebbero arrivare a 4 e oltre, con un impatto massimo rispetto alla potenziale creazione di lavoro, stimata in 870 mila nuovi posti, fra diretto e indotto».

L’intenzione del Governo di rilanciare le opere e gli investimenti pubblici e di traguardare le politiche ambientali – si legge nel Report – «deve dunque vedere il patrimonio immobiliare pubblico, in particolare quello degli enti locali, come un target prioritario».

Molti degli edifici, spiega Maurizio Massanelli, Direttore Marketing e Innovazione di Rekeep Spa, «sono datati e obsoleti, sono energivori e alimentano sprechi energetici, generano spese di manutenzione ordinarie e straordinarie. Gli investimenti in riqualificazione produrrebbero una serie di benefici, sia ambientali – riduzione delle emissioni atmosferiche, con una riduzione di 934 mila tonnellate annue di CO2, risparmi energetici per oltre 450 milioni di euro l’anno, attivazione dell’economia circolare, salvaguardia del territorio – sia economici e sociali. Basti pensare al costo sociale ingente generato da un terremoto in una zona sismica o alla manutenzione spot in quelle scuole che è preferibile demolire e ricostruire».

«La letteratura ci insegna come i costi di prevenzione siano notevolmente inferiori a quelli di ricostruzione, e l’esperienza italiana ed estera ha mostrato come un euro investito in prevenzione o mitigazione del rischio comporta 4 euro di costi evitati ex post» – aggiunge Marcatili.

Inoltre, secondo l’economista di Nomisma, per le particolari condizioni  emergenziali di messa in sicurezza antisismica del patrimonio   pubblico   strumentale,  il Sud potrebbe essere il  volano e il maggior moltiplicatore   degli interventi di riqualificazione. L’entità degli investimenti della messa in sicurezza sismica ammonta a oltre  25,7 miliardi di euro, pari al 66% del totale, fondi che sarebbero spesi prevalentemente al Mezzogiorno. Per la riqualificazione energetica verrebbero investiti 10,9 miliardi di euro, prevedibilmente in misura maggiore al Nord.

IL PESO DELLE SCUOLE DEL SUD

Il report ha esaminato la distribuzione geografica degli edifici scolastici, valutando la consistenza del patrimonio riqualificabile o da demolire e ricostruire. La maggior parte degli edifici è concentrata al Sud – 25,4% – e rappresenta un quarto del patrimonio scolastico nazionale sia per numero di scuole, che per superficie lorda, con 23,5 milioni di mq. Segue il Nord-Ovest che nel complesso rappresenta un altro quarto del patrimonio, con il 24,7%. Le scuole italiane sono datate. Sei scuole su dieci, il 60%, risalgono a prima del 1976 e solo il 9% sono state costruite dopo il 1996. Quanto alla tipologia, la banca dati Nomisma, costruita su dati MIUR, indica 40mila 160 edifici, dalla Scuola dell’Infanzia alla Scuola secondaria di secondo grado (le superiori). La Scuola primaria rappresenta la quota prevalente del patrimonio immobiliare ad uso scolastico, con il 41% degli edifici e il 37% della superficie complessiva, pari a 35,4 milioni di mq. In seconda posizione si trova, per numero di edifici, la Scuola dell’Infanzia, che pesa per il 33%, mentre per superficie occupata è seconda la Scuola secondaria superiore (31%), che vanta la dimensione media maggiore, pari a oltre 4mila700 mq. Venendo alla distribuzione per progettazione/adeguamento antisismico, utile a ricostruire la consistenza degli edifici scolastici a maggiore rischio sismico in Italia, il numero rilevante di circa 11mila500 edifici non adeguati in comuni a rischio medio-alto e i circa 2mila 200 edifici presenti in comuni a rischio elevato indica alla politica l’urgenza delle scelte. Nei territori a rischio sismico medio alto, circa 8 scuole su dieci non sono a norma (il 76%), circostanza che si ripete anche nella situazione di rischio sismico elevato: le scuole fuori regola sono ancora una volta 8 su dieci, il 79%. La distribuzione geografica degli edifici scolastici, in base alla classe di rischio sismico e all’adeguamento alla normativa antisismica, mostra che se alle 2724 scuole al Sud prive di sicurezza antisismica in zone territoriali ad alta sismicità  e alle 7 mila 326  prive di sicurezza antisismica nelle zone a sismicità medio alta, si sommano le scuole del Centro Italia, il conto degli interventi urgenti per la messa in sicurezza sale a oltre 14 mila edifici.

RIQUALIFICAZIONE SISMICA NECESSARIA PER UNA SCUOLA SU DUE

Sono oltre 19 mila 200 gli edifici scolastici che, dall’analisi di Nomisma e Rekeep Spa necessitano di una messa in sicurezza sismica, circa 1 scuola su due, per una superficie complessiva pari a 56 milioni di mq. Viceversa sono 3 mila 689 gli edifici per i quali è preferibile la demolizione e la successiva ricostruzione si rivela necessaria. Sono poi circa 13 mila (12 mila 956) gli edifici eleggibili per una riqualificazione energetica completa, oltre 22 mila 360 quelli che necessiterebbero dell’isolamento delle parti esterne e della copertura. Ammontano a oltre 19 mila 900 quelli eleggibili per interventi di termoregolazione e telegestione, 22 mila 869 quelli per interventi di fotovoltaico per autoconsumo e oltre 18 mila 850 quelli per interventi sugli infissi. In base a questi interventi il Report ha stimato l’investimento complessivo necessario per la riqualificazione energetica e sismica, sia per le scuole che per gli uffici pubblici in 39,1 miliardi di euro, di cui 33,9 miliardi per la riqualificazione del sistema scolastico e 5,5 miliardi per la riqualificazione degli uffici pubblici.

Per questi ultimi, la superficie eleggibile per gli interventi è pari soltanto al 13,4% della superficie eleggibile complessiva nel computo con le scuole.  Secondo Nomisma e Rekeep Spa l’impegno di spesa stimato è ingente, ma sostenibile , in un momento, come quello attuale, dove non mancano i fondi: Recovery Fund, Fondi strutturali 2021-2027, debito pubblico rendono disponibili ingenti risorse pubbliche, che occorre saper rendere accessibili anche alla moltitudine di piccoli Comuni italiani, aprendo anche alla collaborazione Pubblico Privato. Gli investimenti legati alle gestione dell’energia potrebbero essere finanziati direttamente dalle imprese private, attraverso la formula del Partenariato Pubblico Privato.  

Ma occorre superare pregiudizi e vecchie incrostazioni, nel confronto fra i due attori. «Serve un indirizzo chiaro e strutturato della politica,  che  affronti l’enorme questione organizzativa per trattare questo tema in modo coordinato e strutturato, a livello nazionale,  considerando anche aspetti  sempre trascurati nelle scuole e negli edifici pubblici, quali il comfort,  emersi con il Covid-19». «Nel 2008, ricorda Marcatili, il fondatore di Nomisma, Romano Prodi lanciò a livello europeo  il Piano delle Infrastrutture sociali,  che prevedeva  un investimento  per quindici anni di 200 miliardi di euro in edilizia sociale, scolastica e sanitaria. Alcuni Paesi sono andati avanti, noi in dodici anni no. Il gap è  fra il nostro Rapporto e le scelte politiche, di cui  parlavamo già dodici anni fa.   Occorre incidere sulla gestione organizzativa, sulla burocrazia. I fondi  ci sono».


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