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Una centrale nucleare

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Lo sfilacciamento fra politica e realtà è sempre stato molto evidente nell’ambientalismo, perché gli obiettivi perseguiti sono sempre rivoluzionari, mentre i risultati sono, al contrario, molto deludenti.

Ultimamente, tuttavia, il distacco s’è allargato, in particolare con le ambizioni europee accentuatesi lo scorso giugno 2021, quando la Commissione ha reso noto il suo pacchetto di misure per arrivare all’obiettivo del meno 55% delle emissioni nel 2030 rispetto al 1990. 

Così, mentre una delle più gravi crisi energetiche degli ultimi decenni ha investito il sistema elettrico e del gas dell’Europa, i nostri politici discutono di effimere questioni come l’idrogeno verde, blu o grigio, a volte viola, e, più di recente in Italia, di nucleare. Il capo, formale, del primo partito del nostro parlamento convoca il ministro della transizione energetica per sgridarlo dopo le sue dichiarazioni sul nucleare.

Quest’inverno non avremo gas a sufficienza, questo ci dicono i prezzi spot, passati da una media di 10 euro per megawatt ora nel 2020 ai record degli ultimi giorni di 52 euro. I prezzi elettrici sulla borsa sono a massimi mai visti oltre i 130 euro per megawatt ora, contro una media del 2020 di 42 euro. È crisi, i nostri politici sono chiamati a risponderne e loro si accapigliano sul nucleare del futuro? Pirandello ne avrebbe tratto ispirazione.

Quello che ha detto Cingolani sono cose giuste, scontate per un professore di fisica come lui. Se, e solo se, ha detto, il nucleare diventerà più sicuro, allora sarebbe stupido non utilizzarlo per raggiungere la decarbonizzazione. Però sbaglia anche il ministro, perché già oggi il nucleare, senza aspettare il futuro, contribuisce parecchio alla produzione di elettricità senza emissione di CO2 perché dà circa il 10% dell’elettricità mondiale, in Francia il 70%, in Svizzera il 30%, in Slovenia il 20%. Tutti paesi questi attaccati all’Italia.

È un fallimento della politica sull’energia del nostro paese, perché siamo sempre più dipendenti dal gas della Russia, assieme, magra consolazione, con il resto d’Europa, dove, però, la Germania, ha fatto i due mega gasdotti, il Nord Stream uno e, il più discusso, Norde Stream due.

Siamo il paese di Enrico Fermi, premio nobel per la fisica proprio per l’uso civile del nucleare, grazie agli studi condotti prima della guerra in via Panispersa, a poche centinaia di metri da quel ministero di via Veneto, allora delle Corporazioni, più di recente dello Sviluppo Economico che è stato chiuso, nel febbraio 2021, per la parte energia, per essere assorbito in via Colombo, al ministero della Transizione Ecologica.

Basterà poco per rendersi conto che non è sufficiente cambiare nome per risolvere il problema della dipendenza da petrolio e da gas.  Le importazioni di elettricità dalla Francia quest’anno raggiungeranno un nuovo massimo a oltre 30 miliardi di chilowattora, il 10% dei nostri consumi. É come se avessimo 3 centrali nucleari in Francia che lavorano a pieno ritmo per noi. Un altro paradosso sul nucleare che obbliga a stendere un velo pietoso sulle recenti polemiche all’interno del movimento 5 Stelle.


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