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Lavoro in un'azienda

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Due attività imprenditoriali su cinque del centro-nord sarebbero propense a investire nel sud del Paese (in particolare in Puglia e Campania, mentre la Sardegna è la terra “indesiderata”), sebbene solo una su cinque abbia intenzione di fare investimenti nel prossimo futuro in Italia. E’ l’analisi degli ottimisti.

Tre imprese del centro-nord su cinque preferiscono evitarli, sostengono i pessimisti. E’ giusto guardare il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno? Si dice che il vedere questo o quello sia indice di pessimismo o di ottimismo. Certo perché l’ottimista (forte di avere alla guida del Paese un premier autorevole come Mario Draghi e consapevole della grande spinta che arriva al Sud dalle risorse del Pnrr) vede la ricchezza, per quanto parziale, del contenuto nel bicchiere e tutte le possibilità che ciò comporta.

In modo assolutamente speculare il pessimista nota la mancanza di metà del contenuto, e tutte le conseguenze del caso, ignorando l’altra metà, piena. Naturalmente non ci sono errori, nessuno sbaglia, la cosa non può che essere vera – in entrambi i casi – e dimostra che nell’osservare non facciamo altro che proiettare all’esterno quello che vogliamo vedere. Sta di fatto che sono queste alcune delle evidenze che emergono dallo studio ‘Benvenuti al Sud’ sviluppato dall’associazione pugliese “Orbita”, il think tank che riunisce persone ed esperti di ogni campo per affrontare le sfide del presente e proporre soluzioni per il futuro di Puglia e Mezzogiorno. Lo studio – condotto per “Orbita” dal gruppo globale di consulenza di comunicazione, “Sec Newgate Italia” con l’obiettivo di indagare la propensione delle aziende centro-settentrionali a effettuare investimenti materiali o immateriali nel Mezzogiorno – è stato presentato ad Ostuni, nel Brindisino, nel corso dell’iniziativa ‘Sud: una missione spaziale – Riflessioni e proposte per lo sviluppo del Mezzogiorno’.

Dal sondaggio, inoltre, viene fuori che in gran parte gli imprenditori sarebbero orientati a puntare su Campania e Puglia, terre scelte dal 52% del campione di oltre 60 presidenti, amministratori delegati e altre figure apicali di imprese del centro-nord con un fatturato medio di 25 milioni di euro (e superiore a 100 milioni nel 30% dei casi) intervistati sulla propensione a investire nel Mezzogiorno. Alle due regioni gli imprenditori intervistati favorevoli a investire al Mezzogiorno (il 39% del totale) riconoscono soprattutto un sistema formativo di prim’ordine, preparazione e motivazione delle risorse umane. Il 44% delle preferenze va alla Sicilia mentre, distanziate, ci sono Calabria e Basilicata (26% del campione), quindi Molise (17%) e, ultima con il 4%, la Sardegna.

«Se le ingenti risorse del Pnrr saranno spese per rimuovere quegli ostacoli di sistema che rendono il Mezzogiorno meno appetibile rispetto al resto del Paese, il Sud potrà ambire a divenire piattaforma produttiva e commerciale del Mediterraneo, con la Puglia sua locomotiva – sottolinea Luigi De Santis, fondatore e presidente di Orbita – Il nostro auspicio è che le risorse del Pnrr possano incidere positivamente su efficienza della Pubblica amministrazione e sulle infrastrutture, problemi che il Mezzogiorno si trascina da decenni. Quanto alle logiche clientelari, esse vanno condannate a tutti i livelli ed, eventualmente, perseguite nelle aule dei tribunali. È la meritocrazia, sia nel pubblico che nel privato, che deve prevalere per creare un sistema funzionale alla crescita di un territorio. D’altronde, se tante imprese del Sud riescono a eccellere sui mercati di tutto il mondo nonostante le criticità affrontate ogni giorno, siamo certi che un Mezzogiorno in cui sia più facile fare impresa potrebbe procedere alla stessa velocità del centro-nord, finalmente su un’unica locomotiva italiana».

I CONTRO

Cosa scoraggia a scommettere nelle aree del Sud? Dallo studio emerge che il 61% degli imprenditori intervistati non è interessato a investire nel Mezzogiorno, ritenendo scarsamente interessante questo mercato (per il 41% di loro) e inefficiente il sistema Paese in quest’area (24%). Come ostacoli vengono in particolare indicati l’inefficienza della Pubblica amministrazione (per il 64% degli intervistati), le infrastrutture carenti (circostanza messa in evidenza nel 50% dei casi), le logiche clientelari (40%), la presenza di organizzazioni criminali e una cultura del business non collimante con quella settentrionale, entrambe segnalate dal 38% del campione.

I PRO

Cosa, invece, incoraggia a puntare sul Mezzogiorno? Ci sono condizioni che favorirebbero gli investimenti al Sud: in primis i vantaggi fiscali (indicati dal 61% del campione), a seguire una burocrazia più snella (51%), migliori infrastrutture (39%) e un più agevole accesso al credito (14%), insieme all’offerta formativa, sia universitaria che professionale (quest’ultima ritenuta molto importante dal 39% degli intervistati). Sul punto alcuni imprenditori del centro-nord ritengono che la presenza nel Mezzogiorno di risorse preparate e desiderose di rimanere nel proprio territorio potrebbe incentivare il cosiddetto «south working».


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