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Roberto Cingolsni

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Due notizie. Una buona. L’altra pure. La prima è che nel secondo trimestre 2022 la nostra economia potrebbe, a sorpresa, «avere una dinamica positiva». La seconda è che a partire dalla metà del 2024 potremmo non dipendere più da Putin per le forniture di gas.

Da prendere con le molle, sia la prima che la seconda, ma pur sempre incoraggianti. Entrambe sono state anticipate nel corso della “doppia” audizione che si è tenuta ieri dinanzi alle commissioni riunite di Bilancio e Finanza. Tema: il Dl Aiuti e la crisi energetica. Auditi prima la presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio Lilia Cavallari, poi Roberto Cingolani, ministro per la Transizione ecologica .

«I nostri modelli di previsione ci dicono che il quadro potrebbe non essere così drammatico come in alcune previsioni pessimistiche», ha spiegato, rispondendo alla domanda di un deputato, la presidente Cavallari. Il rallentamento è un dato assodato, come del resto l’inflazione che non viene da una dinamica salariale e che potrebbe essere «persistente», perciò destinata a durare. Dopo una fase di eccesso di risparmio si è passati ad un eccesso di domanda globale, ha sostenuto la Cavallari, per la quale soprattutto nel nostro Paese siamo dinanzi ad una «pressione sui prezzi non transitoria».

L’aumento dei prezzi delle materie prime è iniziato molto prima che scoppiasse la guerra in Ucraina dopo un lungo periodo di politiche fiscali e monetarie «super espansive».

Per l’Upb si tratta dunque di una inflazione «importata» del 5,2%, una inflazione di fondo che resterà nei prossimi trimestri nell’ordine del 2%, superiore dunque «a quanto prefigurato negli scenari di base delle previsioni macroeconomiche». In quanto al rischio stagflazione – ovvero recessione più inflazione – in presenza di forti dinamiche dal lato dell’offerta «il rischio c’è», ma si può alleviare – ha sostenuto la Cavallari – con «una governance monetaria e fiscale che ancori le aspettative a medio termine e sia adeguata».

NON FINIRE NELLA SPIRALE PREZZI-SALARI

Le misure «non banali» – 3 miliardi di euro già stanziati – adottate dal governo per fronteggiare il “caro bolletta” hanno attutito l’impatto su famiglie e imprese. E se il grafico della curva inflattiva continuerà a salire? A quel punto gli interventi emergenziali non basteranno più e per non finire nella spirale prezzi-salari «sarà necessario pensare a sostegni strutturali», ha proseguito la presidente dell’Upb.

Gli interventi messi in moto complessivamente dai provvedimenti del governo sono stati già molto impegnativi: pesano per circa 28,5 miliardi, di cui 5,1 nel 2021 e 23,4 nel 2022. Per le famiglie la perdita media del potere d’acquisto si è così ridotta dal 6% al 2%, «una compensazione non indifferente», ha commentato la Cavallari

Va da sé che l’aumento vertiginoso dei costi delle materie mette a rischio l’attuazione dei progetti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Per alcuni progetti il cronoprogramma fissato dalla Ue difficilmente verrà rispettato.

I fondi si potranno stornare ma senza far deragliare il Pnrr dai suoi obiettivi primari e tra questi rimane il vincolo territoriale, l’80 % dei fondi da utilizzare nel Mezzogiorno. Un problema non da poco, un nodo che al momento rimane irrisolto.

IL NUOVO GAS E LE DUE NAVI GALLEGGIANTI

Il tema dell’inflazione va di pari passo con la crisi bellica e con la nostra dipendenza dai gasdotti siberiani (che oggi ci riforniscono di 29 miliardi di metri cubi l’anno). Per Roberto Cingolani a partire dal secondo semestre del 2024 potremmo metterci al riparo dalle minacce dello zar russo. «Metà delle nuove forniture verranno per lo più dal gas di Paesi nordafricani – ha detto il ministro della Transizione ecologica – mentre per il Gnl occorrerà prima portare al 100% la produzione dei 3 rigassificatori galleggianti già esistenti e quindi aggiungere due unità rigassificatrici da 5,7 metri cubi l’anno. Una ai primi del 2023, l’altra nel 2024 fino a raggiungere i 25 miliardi di metri cubi».

Al momento non c’è una emergenza «cogente e contingente». Si va avanti «per prudenza» con gli stoccaggi. Dall’attuale 48/49% si arriverà al 90% proseguendo alla media di 2 miliardi al mese. Il ministro ha comunque garantito che non si realizzeranno strutture permanenti a terra. La differenza tra la quantità di gas che ci arrivava – e ci continua ad arrivare – dalla Russia e il «nuovo gas africano» verrà colmata dalle rinnovabili.

E qui Cingolani ha toccato il nervo scoperto, la burocrazia che contrasta la realizzazione delle opere e il modo per bypassarla. Per snellire le procedure – ha riferito alla commissione parlamentare Bilancio Cingolani – sono state semplificate le normative. A 7 km dalle aree tutelate le zone saranno considerate idonee “ope legis” per gli impianti eolici. Distanza che scende a 1 km per il fotovoltaico.

Il ministero della Cultura dovrà fissare i criteri di idoneità e in caso le «comprovate esigenza di tutela», anche per i procedimenti già in corso. Riferimento al rallentamento causato dai tanti veti delle sovrintendenze.
Nei primi 5 mesi del 2022 ci sono state richieste di collegamento alla rete di Terna per 5,1 gigawatt, due volte e mezzo la potenza allacciata nei due anni precedenti.


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