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Al ministero dello Sviluppo economico complessivamente sono 120 i tavoli aperti per circa 160mila lavoratori, un terzo dei quali del Mezzogiorno. Numeri da pelle d’oca che rischiano ulteriormente di lievitare nel corso del 2021, soprattutto se dovesse esserci lo sblocco dei licenziamenti a fine marzo.

Il Sud è una polveriera sociale. Dal fondo dello Stivale alla Campania. Più trascorre il tempo, più le tensioni aumentano sul fronte occupazionale. Ieri mattina è andato in scena l’ennesimo dramma a Termini Imerese, nel Palermitano. Fra mobilità che non arriva e cassa integrazione in scadenza a giugno è a rischio il futuro di 900 famiglie della Blutec, l’ex Fiat.

«La caduta del governo ha fermato tutto e al momento, nonostante l’insediamento del nuovo esecutivo e la nomina del nuovo ministro, non si hanno riscontri concreti su chi sta seguendo la crisi dello stabilimento siciliano» dicono il segretario nazionale Fim Cisl, Ferdinando Uliano, e il segretario generale Fim Cisl Palermo Trapani, Antonio Nobile.

Per chiedere alle Istituzioni regionali e nazionali di «agire in tempi brevi, rispettando gli impegni presi» ieri mattina si sono riuniti in assemblea davanti ai cancelli dello stabilimento i 635 lavoratori dell’ex Fiat e i 300 dell’indotto. I dipendenti hanno montato due tende per un presidio permanente.

«Rimarremo qui fino a quando il ministero dello Sviluppo non ci convocherà e siamo pronti a mettere in campo iniziative di mobilitazione», avverte il segretario della Fiom, Roberto Mastrosimone. Prima dell’attuale esecutivo Draghi ben sette governi e otto ministri dello Sviluppo Economico non solo non sono riusciti a trovare una soluzione industriale e occupazionali dentro lo stabilimento siciliano, ma nemmeno sono riusciti ad attuare forme di ricollocazione occupazionale in altri ambiti lavorativi per un lavoratore ex-Fiat.

«Non si può perdere ulteriore tempo, lo diciamo con forza al nuovo ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti», dicono ancora Uliano, Trapani e Nobile, ricordando che «dall’inizio della vertenza dello stabilimento di Termini Imerese con la comunicazione di chiusura del sito sono passati 11 anni».

Il ministero dello Sviluppo economico, il 5 febbraio scorso, avrebbe dovuto pronunciarsi sul progetto di riconversione industriale per l’ex Fiat e individuare una soluzione occupazionale per i lavoratori che sono in cassa integrazione da oltre 10 anni.

Tra l’altro, la famiglia Ginatta, alla guida di Blutec spa, è accusata di bancarotta e riciclaggio nell’ambito della gestione dell’azienda per aver distratto finanziamenti pubblici, per oltre sedici milioni di euro destinati alla riqualificazione del polo industriale termitano e anticipati da Invitalia.

Qualche giorno fa, Roberto Ginatta è tornato in libertà. Il tribunale di Torino ha revocato gli arresti domiciliari all’imprenditore 74enne, patron della Blutec. Per i giudici non sussistono più le esigenze cautelari che otto mesi fa avevano portato all’ordine di custodia. E la Fiom-Cgil ha presentato richiesta di costituirsi parte civile al processo iniziato ieri a Torino.

Per la Fiom-Cgil la richiesta di costituzione di parte civile, sulla cui ammissione si deciderà nell’udienza del 13 aprile, «è per il danno che hanno ricevuto i lavoratori per la mancata attuazione del piano di rilancio dello stabilimento di Termini Imerese e per la presunta distrazione dei fondi pubblici che ha portato al rischio di fallimento l`intera società» dicono la leader Francesca Re David e il segretario nazionale Michele De Palma. La Fiom chiede al ministero dello Sviluppo economico la “convocazione urgente” del tavolo di confronto per il rilancio industriale di Termini Imerese e per la tutela occupazionale dei lavoratori.

Da Palermo a Napoli, un dramma nel dramma. Alla Whirlpool di via Argine si resta con il fiato sospeso. Il primo aprile scade la cassa integrazione per i circa 400 operai dello stabilimento partenopeo che ha chiuso definitivamente i battenti lo scorso 31 ottobre. In quella data, come ha fatto sapere l’amministratore delegato dell’azienda Luigi La Morgia, sarà avviata la procedura di licenziamento collettivo.

Il neo ministro allo Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti è sceso immediatamente in campo per riaprire la stagione dei tavoli per le crisi aziendali, tra cui quella che ha investito la Whirlpool. Una scelta che testimonia la drammaticità e l’urgenza del momento. «Da parte mia ho promesso serietà, impegno e responsabilità alle rappresentanze dei lavoratori Whirlpool e alle loro famiglie. Sarà necessario mettere in campo politiche economiche di rilancio insieme con il ridisegno di un piano di ammortizzatori sociali» ha assicurato Giorgetti.

«Un lavoro di squadra – ha aggiunto – che non farò da solo ma con il Ministro del Lavoro. Mi auguro, già la prossima settimana, che possa partire concretamente un lavoro per studiare il dossier e per avviare un’interlocuzione anche con l’azienda». Parole accolte con soddisfazione dai sindacati che però hanno messo sul tavolo una serie di richieste. Dice la segretaria nazionale Fiom, Barbara Tibaldi, dopo l’incontro.

«Chiediamo che si proroghi il blocco dei licenziamenti. Altrimenti il 2 di aprile saranno migliaia i lavoratori senza posti di lavoro. In più sarà necessario riaprire il confronto con Whirlpool, toccargli il portafoglio e parlare con gli americani. Per quanto ci riguarda una telefonata non è neanche vagamente sufficiente per aprire una trattativa che va fatta con la proprietà americana. E per quanto ci riguarda gli americani capiscono solo una lingua: i soldi. Visto che questo è il governo che distribuirà i soldi, da questo presupposto deve partire il confronto». Aggiunge Roberto Benaglia, segretario generale della Fim Cisl. «Abbiamo detto al ministro che abbiamo decine di vertenze, almeno 2 o 3 delle grandi vertenze vanno risolte. È urgente».

Tra le priorità c’è la Whirlpool.


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