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Un’immagine del quartiere Eur di Roma

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È bastato che l’indice dei contagi da coronavirus scendesse appena sotto la quota considerata a rischio ed è subito risalita la febbre da lottizzazione. Da nomine. La prima ondata ha occupato le poltrone principali: Eni, Enel, Leonardo, Poste italiane. Adesso si attende la seconda ondata. Ruoli minori ma comunque ambiti che verranno distribuiti a piene mani, alcuni subito, altri entro giugno.

IL LOBBISMO

Le nomine fanno gola. Al tempo del coronavirus più di prima. E qualcuno ha già trovato posto. La moltiplicazione degli incarichi e delle task -force ha messo in moto un vorticoso giro di clientele. C’è voluta tutta l’arte spartitoria del governo e del sotto governo per riuscire a coniugare il pressing delle lobby con le richieste dei partiti. Portavoce, ex politici trombati: la lista d’attesa nel frattempo è sempre lunga, come quella dei supermercati.

Chi è rimasto fuori ha iniziato a sgomitare. Chi non è stato riconfermato sta cercando di ricollocarsi. E chi si è sentito ormai escluso ha iniziato a tramare o riposizionarsi. Il lobbismo dell’emergenza non conosce lockdown. Ma la prova che le grandi manovre sono cominciate – come spesso accade – a volte parte da un indizio. Uno spiffero, una voce lasciata liberamente circolare, un trafiletto (MF). In cui si dice che l’ex presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra, ex Margherita, legatissimo al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, starebbe per diventare il nuovo ad di Eur Spa, controllata al 90 per cento dal Mef e per il restante 10 per cento dal Comune di Roma. Notizia accompagnata da altri particolari affatto trascurabili. Ad esempio, che Gasbarra, 58 anni, ex Margherita, usufruisce di un vitalizio di 53.258 euro lordi l’anno maturato per il periodo in cui è stato consigliere della Regione Lazio. Deputato europeo con il Pd, decise nell’ultima tornata di non ricandidarsi per poi finire – fatalmente – sotto l’ala protettrice del ministro cui si legò nei cinque anni trascorsi a Bruxelles.

Così che ora l’ex presidente della Provincia Capitale si ritrova pensionato e consulente del Mef (75.561 euro lordi annui), in aggiunta all’incarico che gli è arrivato dal governatore della Pisana, nonché segretario dem Nicola Zingaretti: la presidenza dell’ex Ipab di Santa Maria in Aquiro, altri 48.348 euro all’anno. Ruolo attualmente in regime di prorogatio poiché l’Istituto – che detiene un prestigioso patrimonio immobiliare, oggetto in passato di appetiti e di varie indagini della magistratura per le vicende di affittopoli – ha mutato il suo status trasformandosi in una Asp, un’azienda di servizi alla persona. Appunto. Fin qui Gasbarra, uno dei protagonisti principali della Roma veltroniana.

IL DOPPIO INCARICO DEL MANAGER CHE PIACE AI LEGHISTI

Perché proprio lui? Perché l’ex Margherita, passato anche per la Camera dei deputati, è stato candidato – a sua insaputa, pare – per un posto attualmente occupato da Enrico Pazzali, un bocconiano, un milanese doc, con passaggi in Poste, Omnitel, Shell e Bull. Uno che ha sempre girato in Ferrari, vicinissimo al governatore della Lombardia Attilio Fontana, che non a caso lo ha rivoluto anche alla presidenza della Fondazione Fiera di Milano. Risultato: 240 mila euro lordi l’anno a Roma e altrettanti nel capoluogo lombardo. Eppure fu proprio Pazzali, amministratore delegato della Fiera di Milano dal 2009 al 2015, a gestire una crisi patrimoniale che portò la società a un aumento di capitale di 79 milioni. Ed è stato lui, Enrico Pazzali, classe 1964, espressione del pragmatismo di scuola ambrosiana, a realizzare insieme a Guido Bertolaso l’ospedale della Fiera di Milano, quello già in odore di chiusura. Tre pazienti ricoverati sono costati finora 21 milioni.

FRANCESCHINI CHIAMA L’EX GURU ALL’ISTITUTO LUCE

Compatibile il doppio ruolo di Pazzali sull’asse Milano-Roma? Chi al suo posto? Ed ecco che si è aperta la bagarre per l’Eur Spa, il quartiere del razionalismo, l’ex Expo 42, quello del Colosseo quadrato e della Nuvola di Fuksas. Una poltrona, a pensarci bene, che potrebbe diventare scomoda per le conseguenze legate alla probabile crisi della convegnistica e del turismo che sono minacciati entrambi dagli effetti del Covid-19. Fanno gola le poltrone ma di questi tempi anche le poltroncine. Recente la nomina dalla parte del ministro ai Beni culturali Dario Franceschini nel Cda dell’Istituto Luce di Goffredo Bettini, ex guru veltroniano, anche lui ex deputato europeo e fruitore di un vitalizio regionale. Un riconoscimento alla carriera, poco meno di un oscar. Si lottizzava ieri e si continua a lottizzare ancora oggi. Come prima e più di prima. Funzionari del Tesoro, ex compagni di scuola, il cerchio magico dei nuovi e dei vecchi politici. Bosco e sottobosco di governo. Dall’apriscatole che doveva scardinare il Parlamento al manuale Cencelli.


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