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I conti del Recovery Sud che non sempre tornano. Le Regioni che si sentono tagliate fuori e vorrebbero dire la loro. E i Comuni del Mezzogiorno che temono di ripetere quel che è già accaduto in Sicilia e chiedono un fondo di rotazione per assumere consulenti e sopperire alla mancanza di burocrati e funzionari di alto livello.

La giostra del Piano di ripresa e resilienza (PNRR) ha iniziato a girare. una trottola impazzita che per ora ruota solo su se stessa. Cerchi concentrici che non portano da nessuna. Succede così un fatto con pochi precedenti. I presidenti di regione, in genere divisi su tutto, si sono uniti. Lamentano il mancato coinvolgimento “nella preparazione del PNRR” se non in forme “sporadiche ed episodiche”.

In un comunicato elaborato a più mani la Conferenza delle regioni e delle Province autonome chiede quindi di partecipare con propri rappresentanti alla Cabina di regia e ai Comitati interministeriali tematici per “la transizione ecologica e digitale” sia a livello tecnico che politico.

Non siamo allo scontro istituzionale ma i presupposti di un primo tamponamento ci sono tutti. Per “migliorare la governance” gli enti regionali chiedono di sedere ai tavoli.

Vogliono esserci anche loro e dire la loro per tutte “le attività connesse al PNRR a qualsiasi titolo e interferenti le proprie competenze, costituzionalmente e statutariamente declinate”.

Vogliono “linee -guida condivise” in tutte le decisioni di programmazione, senza di loro le opere non si faranno, lasciano intendere tra le righe. Mentre chiaramente dicono di non ritenere altresì utile “in questa prospettiva” un coinvolgimento allo stesso livello del partenariato economico e sociale”. Una presa di posizione netta per escludere dai tavoli le varie categorie di professionisti e le organizzazioni sociali.

Una richiesta che viene dal Mezzogiorno, “assolutamente necessaria” è che l’attuazione del PNRR e del ciclo 2021-2027 dei Fondi europei venga mantenuta distinta”. Nella chiosa finale l’atto d’accusa, la constatazione che “l’attuale assetto delle procedure risulta incompatibile con la celerità e l’efficacia della spesa e determinerà rallentamento e contenziosi nelle successive fasi evolutive”.

CONSULENTI: LA RIPARTIZIONE PER QUOTE DI POPOLAZIONE PENALIZZA IL MEZZOGIORNO

In questo quadro si inserisce il flop siciliano, i progetti per 422 milioni bocciati al ministro alle Politiche agricole Patuanelli. Un pessimo inizio che fa scattare l’allerta generale. Nelle condizioni in cui versa attualmente il Mezzogiorno, la scarsità di funzionari e dirigenti di alto livello cui si accennava fa diventare di vitale importanza il reclutamento di personale competente. La presidenza del Consiglio dei ministri ha destinato a questo scopo 320 milioni di euro da ripartirsi in rapporto alla popolazione. Nella fattispecie secondo lo schema predisposto da Palazzo Chigi al Centro-Nord andranno 192 milioni e 180 mila euro e al Sud 128 milioni e 120 mila euro.

Un criterio, quello della ripartizione in rapporto alla popolazione, che non tiene conto dell’esigenza dei territori ma soprattutto del numero e della dimensione dei progetti di un Piano che fa del rilancio del Mezzogiorno il suo punto centrale, target. Per l’assistenza tecnica e il supporto alla gestione delle procedure complesse, il Dpcm della presidenza del consiglio ha previsto mille assunzioni. Senza di loro la concreta attuazione delle cosiddette “azioni di riforma”, la velocizzazione delle procedure amministrative, la semplificazione, i criteri e le modalità degli strumenti per portare a termine i progetti, diventa un’impresa impossibile. A tenere banco è però sempre il tema delle risorse.

SENZA RECOVERY SUD SARÀ UN FALLIMENTO

La ministra Carfagna assicura che nessuno ha cambiato le carte in tavola, il Piano porterà al Mezzogiorno 82 miliardi. l tutto infondato sostenere che “manchi qualcosa”. Le risorse oggi ci sono, gli 82 miliardi del PNRR. Si sommano a 83-84 miliardi circa dei fondi strutturali europei, ai 73 miliardi del Fondo nazionale di sviluppo e coesione, ai 13.5 del programma europeo React-Eu.

Ma l’eurodeputato verde Ignazio Corrao insiste: «Mancano 7 miliardi al Sud e manca trasparenza da parte del governo. Il 40% delle risorse che dovrebbe ricevere il Mezzogiorno è ancora una volta legato a troppa burocrazia». Serve chiarezza, «non si spaccino per soldi del PNRR, le risorse dei fondi europei 2021-2027 che erano già destinate al Sud». «Bisogna fare particolare attenzione alla sburocratizzazione delle procedure – aggiunge Corrao – che sono essenziali per assicurare figure professionali ad hoc per l’esecuzione dei progetti e la presentazione dei bandi, che ad oggi hanno portato alla bocciatura di centinaia di progetti impreparati alle gare, come accaduto all’Assessorato regionale Agricoltura della Sicilia, a cui sono stati bocciati 61 progetti, una perdita di 422 milioni di euro».

Sulla stessa lunghezza d’onda, sebbene da un angolo di osservazione molto diverso, la vice responsabile per il Sud di Fratelli d’Italia Gabriella Peluso. Che attacca: «La percentuale del 40% delle risorse del PNRR è già insufficiente e, se essa venisse meno nella sua interezza, significherebbe che il Piano è destinato a fallire il suo principale obiettivo ovvero il superamento del divario tra Nord e Sud».

In gioco ci sono lavoro, inclusione sociale e salute. «In questi settori – conclude Peluso – il Sud è già fortemente penalizzato da criteri di riparto nazionali inadeguati e l’impiego delle risorse del PNRR dovrebbe servire soprattutto per superare tale penalizzazione e dare slancio al lavoro, alla sanità, allo sviluppo energetico e infrastrutturale del Sud per la crescita economica».

Il tema è trasversale. Per dare sostegno all’iniziativa dei sindaci del Recovery Sud è intervenuto anche Ernesto Magorno. Serve un fondo di rotazione «per consentire ai Comuni di affidare gli incarichi professionali necessari a dotarsi di un parco progetti per il PNRR. Una misura fondamentale viste le gravi difficoltà amministrative, finanziarie e di carenza di personale che attraversano gli enti locali territoriali, lacune non colmate dalle insufficienti assunzioni. I progetti del PNRR sono una possibilità unica e il Sud deve avere e stesse opportunità del Nord».


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