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Il ministro per la Salute Roberto Speranza

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IL “CASO-Calabria” ora divide la maggioranza. E ha già creato non poche tensioni nel Consiglio dei ministri di ieri. A finire sotto accusa è stato il ministro alla Salute Speranza:  nominando Giuseppe Zuccatelli avrebbe puntato i piedi non tenendo in nessun conto gli avvertimenti e le critiche espresse dai parlamentari calabresi del M5S. Eppure, era bastato che iniziasse a circolare la voce che l’ex commissario della Asp cosentina sarebbe stato il nuovo commissario straordinario  per seminare il panico. Il primo a trasmettere il messaggio di sfiducia a Speranza era stato il ministro della Giustizia Bonafede. Ieri, a farsi portavoce del malcontento è stato il sottosegretario alla Sanità Pierpaolo Sileri, cioè il vice-Speranza. Non si spiega perché Zuccatelli, un manager emiliano sia stato scelto così in fretta e furia, ignorando le tante riserve espresse e il veto espresso di 6 parlamentari calabresi del M5S. Un veto dichiarato prima che diventasse virale il video in cui Zuccatelli si mostrava scettico sull’uso delle mascherine aggiungendo un altro tocco di arroganza e approssimazione al suo corposo repertorio di gaffe.

LA RIVOLTA DEI SOTTOSEGRETARI  

Perché non sono state tenute nella dovuta considerazione le questioni sollevate? Quell’elenco dettagliato dei trascorsi calabresi e dei presunti errori del nuovo commissario?   Non bastassero le accuse degli alleati, Speranza è finito anche nel mirino del fuoco amico di Nicola Fratoianni, il primo, per la verità, a sparare a zero contro Zuccatelli.  Un’altra bordata è partita da Sandra Zampa, l’altro sottosegretario alla Sanità. “La discussione è in corso – ha detto l’esponente Dem riaprendo la partita – questa è una decisione che viene assunta dal Consiglio dei ministri con il ministro dell’Economia. Zuccatelli – continuato Zampa – ha detto cose fuori luogo molto sgradevoli anche per come sono state formulate specie quando ci si accinge ad assumere un incarico così gravoso. Penso che lui faccia bene a mettere a disposizione le sue dimissioni. L’alternativa è la ricucitura di una relazione con i cittadini della Calabria ma dubito che la sua autorevolezza non sia stata intaccata in modo sufficiente grave da dover lasciare”.

Parole che lasciano già intravvedere il passo indietro. Se così non fosse, Speranza rischierebbe di immolarsi per Zuccatelli, una causa già persa in partenza. A difendere il nuovo commissario sono rimasti solo gli sponsor di ieri e di oggi, i bersaniani che non hanno cambiato idea opinione manager, originario di Cesena, già commissario ad acta nel piano di rientro del disavanzo sanitario in Abruzzo e Campania nonché padre putativo del sistema sanitario emiliano.

Ma la Calabria è un’altra cosa. Una regione che deve fare i conti con un commissariamento decennale. Che ha due Asp su cinque commissariate per infiltrazioni mafiose e una rete ospedaliera che fa acqua da tutte le parti. Ammesso e non concesso che si trovi il modo di installare in tempi rapidissimi i macchinari per potenziare le terapie intensive, mancano medici, infermieri, anestesisti, rianimatori. La legge non ha consentito in questi anni il turn over.  Il pozzo nero in cui è finita la salute pubblica dei calabresi non ammette però altri errori. Generali che si avvicendano (prima di Cotticelli infatti c’era stato Pezzi), dirigenti e manager che non riescono a cavare un ragno dal buco. L’unica via di salvezza è rappresentata ormai da anni dalla migrazione sanitaria verso il Nord dove i cittadini calabresi vanno a farsi operare. Una spesa che costa ogni circa 400 milioni di euro in rimborsi. Il Covid 19 è il cigno nero. Non si può scappare da nessuna parte. Ed ecco il collasso, le barelle nei corridoi, il personale sfinito, le ambulanze fuori dagli ospedali. Immagini che sono sotto gli occhi di tutti

LA TELEFONATA DI CONTE A STRADA HA IRRITATO IL MINISTRO DELLA SALUTE

Speranza è finito sotto un fuoco incrociato. Dal suo entourage filtra che non avrebbe gradito neanche la telefonata che il premier Giuseppe Conte avrebbe fatto tre sere fa a Gino Strada per chiedere al fondatore di Emergency di impegnarsi in Calabria. Speranza si sarebbe sentito scavalcato. A lui le critiche, al presidente del Consiglio i meriti. Una tensione che riverbera all’interno della maggioranza. Con il caso-Zuccatelli che potrebbe trasformarsi in un braccio di ferro – sempre che nelle prossime ore il diretto interessato non decida di fare un passo indietro – e il governatore leghista facente funzione Spirlì che si prepara a respingere al mittente anche Gino Strada: «In Calabria ci sono fior di professori, si cerchi qui che si deve occupare di sanità, non vogliamo missionari».   

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