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Il dito è puntato contro Palazzo Chigi, l’accusa è di lesa maestà. «Il fatto che il governo abbia cambiato un accordo siglato con la Conferenza delle Regioni sulle riaperture è un precedente gravissimo».

È fuori di sé Massimo Fedriga, presidentissimo governatore del Friuli Venezia Giulia. La controffensiva è partita di primo mattino sulle onde radio del servizio pubblico, poi di Radio Kiss Kiss. Un fiume in piena: «Aver ascoltato le valutazioni delle Regioni e poi deciso diversamente è poco meno di un affronto, mette in luce un problema politico e istituzionale». Ragion per cui il presidente dei presidenti delle Regioni ha convocato in fretta e furia «una seduta straordinaria».

Non dopo aver rassicurato gli ascoltatori: «Sono convinto che nelle prossime settimane ci sarà una revisione di questo decreto». Dove a colpire sono i toni, i modi e i ruoli che si confondono.

FEDRIGA: SERVIREBBERO 20MILA AUTOBUS IN PIÙ

«La Lega non ha detto “tutto il pacchetto o ci asteniamo” ma ha chiesto di aprire su qualcosa, invece mi sembra che ci sia stata una chiusura importante, se c’è qualcosa che non va il governo deve dirlo, altrimenti non c’è collaborazione».

A conclusione della seduta i governatori hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio, Draghi, chiedendo un incontro urgente, elencando le proposte prioritarie da adottare. Vogliono essere loro, insomma, a dare la linea, chiedono una revisione del decreto per «modulare le aperture in relazione all’andamento della curva epidemiologica».

Mai, forse, prima di ieri lo scontro aveva toccato decibel così alti. Il casus belli è il coprifuoco fissato alle 22, ma anche e soprattutto la scuola. «Mai successa una cosa del genere, si rischia il corto circuito, si è incrinata la rete di collaborazione», ha tuonato Fedriga.

L’accordo prevedeva «una scuola con un range di presenza dal 60% al 100% e questo non per scelta politica del territorio ma per dei limiti fisici, perché servirebbero dai 15 mila ai 20 mila autobus in più per fare il 100% della scuola».

La posizione dei governatori e quella degli esponenti del Carroccio sono – fatalmente – due linee di racconto parallelo. Nessuno ricorda, però, i finanziamenti integrativi incassati dalle aziende del Tpl, per l’esattezza 1,8 miliardi di euro, per mettere in sicurezza stazioni e mezzi del servizio pubblico.

LA SINISTRA SI ACCODA

Fedriga attacca e contrattacca, E puntualmente le sue parole diventano un’esplicita indicazione per gli altri governatori, anche quelli di sinistra. Quanto siano estesi i confini della rivolta lo si comprende ascoltando il coro che si alza. I controcanti di Zaia, Bonaccini, Emiliano.

«Non esistono mezzi sul mercato italiano per trasportare il numero richiesto di studenti in sicurezza con la saturazione di ogni mezzo al 50% – si accoda Emiliano pugliese – Pretendere che si vada a scuola al 70% dovendo rispettare il 50% massimo di saturazione di ogni singolo mezzo e non poter garantire questa cosa significa violare la legge a prescindere».

E i presidi delle scuole, da parte loro, fanno sapere che da settembre o le classi saranno da 20 o niente 100%. Da un ultimatum all’altro.

GOVERNO E CTS

Cedere oggi sul coprifuoco, senza che l’onda del contagio si sia abbassata in modo evidente, significa tornare indietro domani anche sui quei ristoranti che possono apparecchiare i loro tavoli al chiuso. Studi e ricerche hanno dimostrato che il virus si diffonde e satura gli ambienti dove non c’è sanificazione, ricambio d’aria e ventilazione. Diventa letale quando si sta a lungo nello stesso locale senza la mascherina. Da qui la scelta di essere prudenti e aspettare. Non c’è alcun accanimento contro i ristoratori che, anzi, pagano un prezzo altissimo e vengono ristorati in ritardo e poco.

Questa la tesi del governo e del Cts che ha ispirato il provvedimento. Sul quale è tornata anche Maria Stella Gelmini. «Il fatto che nel testo del decreto approvato non sia stato riprogrammato il coprifuoco non significa che durerà fino al 31 luglio – ha chiarito il ministro agli Affari regionali e le autonomie – Sappiamo che se non faremo errori e se i comportamenti saranno responsabili, i dati delle terapie intensive e dei decessi continueranno a migliorare e, ne sono convinta, questo coprifuoco resterà solo un brutto ricordo».

«Avrei preferito le 23 – ammette il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini – ma se le cose vanno bene già nelle prossime settimane ci potrà essere una parziale revisione di queste regole, riaperture e ingresso nei ristoranti potranno essere anticipati ma bisogna essere responsabili per evitare ricadute, visto che siamo comunque dentro una pandemia».

Giovanni Toti parla di «misure incoerenti» e si dice critico perché «vengono penalizzati sempre gli stessi, gli organizzatori di eventi, matrimoni e cerimonie che saranno impossibilitati a lavorare la sera nel pieno della stagione più gettonata». Una congiura contro i ristoratori, forse? Il governatore della Liguria non si chiede come mai i settori oggetto delle norme più restrittive siano sempre gli stessi. E promette battaglia: «Speriamo che il decreto arrivi immediatamente in Parlamento, dove anche i nostri parlamentari faranno di tutto per rimediare. Così com’è non va».


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