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Sono le 16.16 minuti. La protesta proveniente dai “No vax” viaggia già con più di 2 ore di ritardo quando sul marciapiede del primo binario della stazione ferroviaria di Bolzano si palesano in carne e ossa quattro individui senza striscioni e senza cartelli. «Vaccinateli», gli urla dietro il passeggero di un treno a lunga percorrenza affacciato dal finestrino.

La scena è seguita a distanza da polizia e carabinieri. È l’immagine del flop, la ritirata strategica, la protesta rilanciata da Telegram che finisce su un binario morto. Il passaggio a vuoto degli anti-green pass che si erano autoconvocati per bloccare i convogli e creare il caos.

IL CLAMOROSO FLOP DELLA PROTESTA

A Napoli stessa scena: la stazione presidiata da giornalisti e fotografi in piazza Garibaldi per 2 (leggasi due) manifestanti avvolti nel tricolore. Idem a Milano in piazza Duca d’Aosta e alla stazione, due passeggeri in possesso di regolare biglietto ma privi del passaporto verde sono stati invitati a fare dietrofront.

Cronisti presi di mira a Bari in piazza Aldo Moro, accusati di essere «al soldo di un regime che ci sta distruggendo».

«Perché siamo qui? Non per bloccare i treni o creare problemi – la risposta – ma per proporre la nostra versione dei fatti sui diritti costituzionali ormai calpestati e cancellati in questo Paese».

«No alla dittatura sanitaria», qualche cartello contro «il Grande complotto di Big Pharma». A Roma un grande striscione con su scritto «Italiani contro il Green pass» esposto da qualche nerboruto militante di Forza Nuova, 4 amici al bar della stazione Tiburtina.

Potremmo aggiungere che a Genova c’è stato qualche momento di tensione dopo che gli agenti hanno chiesto i documenti a un gruppetto di manifestanti. E che a Torino, durante il sit-in, per lo stesso motivo un giovane ha pensato bene di scalciare un poliziotto e di farsi fermare per poi essere rilasciato in serata.

A Trieste erano una ventina gli studenti che suonando corna e tamburi sono entrati in Ateneo. Sullo striscione l’invito a fare dei distinguo: «La smettiamo di chiamare “No vax” chi non vuole sottoporsi ai vaccini sperimentali?».

A Firenze la folla c’era, ma davanti alle farmacie, dove in molti si sono precipitati per fare il tampone e ottenere così una certificazione valida 48 ore per poter prendere treni e aerei. Tutto qui?

Sì, per ora tutto qui. Volevano bloccare i treni e sicuramente ci riproveranno. Le stazioni blindate li hanno messi in fuga e hanno scelto la ritirata aspettando un rapporto di forze meno sfavorevole.

LA GRANDE DEPRESSIONE NELLA CHAT NO VAX

Clima depresso anche sulla chat di Telegram usata dai No vax per la mobilitazione. «Io sono a Brescia e qui non c’è nessuno», scrive Billy. E Lisa da Firenze: «Vedo solo poliziotti, dove siete?». Pino da Milano si ribella: «Io sono in centrale e non c’è nessuno… a parole tutti leoni, poi nessuno fa nulla». Segue l’emoticon con l’espressione facciale della delusione.

«LICENZIARE IN TRONCO IL BIDELLO PICCHIATORE»

La ministra dell’Interno Lamorgese era stata invitata a praticare la linea dura. Non ce n’è stato bisogno. Lo sgangherato popolo dei No vax per ora non fa paura. Nessun rischio di proliferazione immediata. Matteo Renzi, leader di Iv, ha chiesto il licenziamento immediato del collaboratore scolastico che lunedì ha aggredito un giornalista davanti al ministero della Pubblica istruzione prendendolo a pugni e urlandogli «ti taglio la gola…».

Il timore è per i giorni a venire, le aggressioni a medici e giornalisti, la reiterazione di un reato incoraggiato dai fondatori contro gli «schiavi del pensiero unico». Anziché mostrare i manganelli è consigliabile suggerire un lento lavoro di assimilazione ai vaccini per convincere i renitenti. Che il movimento anti-siero non abbia il carattere puritano sventolato a parole è però un dato di fatto. Il terreno di scontro preferito rimangono i social, dove volano insulti e minacce. Presi di mira da chi forse preferirebbe affidarsi agli stregoni sono i medici e gli infermieri.

SCUOLA, IN ARRIVO UNA PIOGGIA DI RICORSI

Crisi di rigetto contenute, dunque, nella prima giornata in cui venivano attuate le misure restrittive con l’obbligo del Green pass. Il problema numero uno per ora resta la scuola. In vista della ripartenza i sindacati rimangono sul piede di guerra. Gli ultimi dati parlano di 138.435 docenti e altri lavoratori ai quali non è stata ancora somministrata la prima dose, il 9,55%. Un mese fa erano 220mila.

A livello regionale la situazione è molto diversa: si va dal 97% del Lazio e dell’Abruzzo, con almeno una dose, a Bolzano, dove il 36,9% non ha mai visto l’ago, il fanalino di coda. Per contro gli allievi di questo passo rischieranno di superare i maestri: il 60% dei 19enni ha fatto almeno la prima dose e i ventenni (76%) in percentuale superano i 40enni (75%) e i trentenni (71,5%).

In molti istituti i presidi hanno impedito ai professori privi di lasciapassare sanitario l’ingresso in aula. Non pochi hanno protestato, minacciando di presentarsi l’indomani accompagnati dall’avvocato. Si annunciano ricorsi a raffica.

IL MONASTERO

Non solo neonazisti, complottisti, negazionisti, terrapiattisti e ipocondriaci. Tra gli allergici al vaccino ci sono anche le suore del monastero di Montegalda.

Fino a ieri avevano vissuto nell’anonimato, poco meno di una clausura. Poi è arrivato il fratello di una delle monache del convento, un medico in pensione che si è offerto come volontario al sistema sanitario. Visto il rifiuto delle religiose, decise a non farsi somministrare il vaccino, il medico ha scritto alla Diocesi di Padova. Il vescovo è intervenuto ricordando alle religiose gli appelli di Papa Francesco e di Mattarella. 7

Solo così la 77enne madre superiora si è fatta convincere quasi scusandosi: «Ho voluto aspettare l’estate: perché l’estate tutti sanno che non c’è gran pericolo».


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