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Matteo Salvini, leader della Lega

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«MAI presi soldi, rubli, euro, dinari, dollari dalla Russia». Con convinzione si è espresso così, ai microfoni di Rtl 102,5, Matteo Salvini. Per sottolineare, immediatamente dopo, che è piuttosto «strano, che ogni volta, a dieci giorni dal voto, arrivino queste fake news». E ha continuato, Salvini, andando a rovistare nel passato. «Sono anni che ci sono indagini aperte, non è mai stato trovato nulla, perché non c’è nulla». Aggiungendo che «è tutta un’altra cosa lavorare per la pace e cercare di fermare la guerra”.

DALLA LEGA L’ANTICO REFRAIN

Quasi con orgoglio ferito, e con gesto di sfida, ha quindi lamentato che «se qualcuno ha preso soldi, lo dica». E ha attaccato sostenendo che «quel qualcuno, soprattutto a sinistra, usa questa storia, per non parlare di Italia, bollette, cartelle e lavoro. Chi aiuta la Lega, lo fa in Italia, in maniera trasparente e spontanea». Non si può non sottolineare, per chi ha vissuto ai tempi di Mani Pulite, che questo era lo stesso refrain utilizzato da Umberto Bossi e dagli altri papaveri del Carroccio per marcare la differenza tra i leghisti e gli altri partiti. Salvo poi scoprire che di diverso non c’era niente e che il metodo delle tangenti era una pratica comune non solamente per i leghisti, ma anche per gli altri partiti. Certo, ci si chiede se sia giusto sollevare questioni che riguardano tre decenni fa, nel nome di una trasparenza che poi è stata scalfita da Di Pietro e da altri Pm. E soprattutto ci si domanda se la vicenda di Mosca che ogni tanto rimbalza nel Nord, a Roma possa essere prodroma di ulteriori carichi di esplosivo, come segnale inviato in determinati settori politici.

Suscita qualche perplessità la risposta che Salvini ha fornito ieri, dopo aver coltivato una allegra discesa in campo, a proposito della capacità di saper governare l’Italia, in caso di vittoria alle elezioni. Se finora si trattava di risposte al limite del superficiale, ieri il numero uno della Lega ha cambiato musica e spartito. Affermando, forse con qualche trepidazione «che non sarà facile governare il Paese che avrà tensioni sociali notevoli». Dichiarazioni, peraltro, fatte nel corso del suo intervento a Confartigianato Imprese dove non mancano certamente gli aficionados della Lega sia nel presente che nel futuro.

URSO E GABRIELLI

Ma dopo l’esplosione delle news, con Luigi Di Maio e il ministro Roberto Speranza che sollecitavano chiarezza in proposito, il presidente del Copasir, Adolfo Urso si è confrontato «con l’autorità delegata alla sicurezza, Franco Gabrielli, sul rapporto dell’intelligence Usa» che riferisce di finanziamenti della Russia a Paesi esteri: «Al momento non esistono notizie che ci sia l’Italia tra i Paesi coinvolti».

Urso ha spiegato di aver discusso con Gabrielli «perché è il governo ad avere eventualmente notizie attraverso i canali ufficiali, ci è stato detto che in questi dossier non ci sono notizie che riguardano l’Italia». Tra tante notizie non buone, ne emerge una che fa sorridere per la capacità dei migranti di svicolare alla frontiera. Una banda di trafficanti con passaporto diplomatico e aereo privato, si faceva pagare diecimila euro per imbarcare in Turchia curdi e iracheni che erano formalmente diretti ai Caraibi ma che, durante uno scalo, chiedevano asilo politico.

L’INVITO ALLA PRUDENZA DI OSVALDO NAPOLI

Tornando al tema dei soldi russi ai partiti, un invito alla prudenza arriva da Osvaldo Napoli, deputato di Azione. «Sarei un attimo prudente – ga detto ieri Napoli – prima di puntare l’indice contro quel leader o verso quel partito sospettati di aver ricevuto soldi da Vladimir Putin. Certo, ove fossero accertati fatti corruttivi la magistratura non esiterà a svolgere le opportune indagini. Mi chiedo, però, se per la salute della democrazia italiana sia più grave scoprire che tizio e caio hanno preso soldi da Putin, con ciò tradendo il nostro Paese, o se invece abbiano dato una loro intima e convinta adesione alla visione politica di un dittatore, condividendone modi e metodo di governo».

«Personalmente – ha proseguito Napoli – trovo molto più grave, per la democrazia italiana, il patto di consultazione che è stato siglato dalla Lega con Russia Unita, il partito personale di Putin. Quell’accordo, anche senza una qualche cointeressenza finanziaria, rivela più di ogni altra cosa la natura illiberale e autocratica della Lega. Putin, ce lo ha detto con Dmitri Medvedev, odia l’Occidente e la cultura che esso esprime. Ora, chi vive in un Paese dell’Occidente e stringe un’intesa politica con Putin evidentemente non si riconosce nei valori di libertà e democrazia».


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