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Adesso, ora che i buoi sono scappati, che il virus circola indisturbato in tutta Italia, adesso che si è presa questa illogica decisione per cui a pranzo puoi andare al ristorante o al bar, ma la cena la devi per forza fare a casa tua, ebbene adesso che tutto questo è già successo, chi ci amministra si è finalmente reso conto di una cosa: sono i mezzi pubblici affollati, i bus stracolmi ben oltre  quell’80 per cento che già era una follia quando si predica di mantenere almeno la distanza di un metro tra  una persona e l’altra, a far dilagare i contagi. Adesso si sono finalmente tolti le bende dagli occhi e  lo hanno capito. Nemmeno tutti per la verità visto che la ministra dei trasporti De Micheli appena l’altro giorno in parlamento ha continuato a sostenere che non è lì che il virus si diffonde maggiormente.

E poi ragazzi, non dimentichiamo che la ministra è la stessa che qualche mese fa annunciava con grande enfasi gli incentivi per i monopattini e le biciclette.  Adesso la regione Lazio, guidata da quel Nicola Zingaretti che è anche il capo di uno dei due partiti maggiori azionisti di questo governo, ha annunciato che noleggerà 300 bus turistici da “girare” all’Atac, l’azienda dei trasporti locali su Roma, per decongestionare le linee nelle ore di punta.

Complimenti.

Ma l’applauso no, non ve lo meritate. Perché sarà pur vero che è meglio tardi che mai, ma io mi chiedo: come è possibile che si è aspettato tanto? Sarà mica perché chi ci amministra un mezzo pubblico non lo prende da decenni? Di certo non può essere una questione di mancanza di automezzi, perché – come sta avvenendo adesso, e sottolineo ancora una volta la parola adesso – non era necessario acquistarli gli autobus, ma bastava noleggiarli. E con i flussi turistici sotto zero, sono centinaia e centinaia le imprese di trasporto private sparse in tutte la Penisola che si ritrovano pullman totalmente inutilizzati nei loro parcheggi.

Sarebbero state ben felici di darle a noleggio per affiancare il trasporto locale per un po’ di mesi. Tutto questo costa? Ovvio, ma il governo ha dato 300 milioni alle regioni per potenziare il trasporto locale, e finora ne hanno utilizzato solo un terzo. Perché? Che fine hanno fatto quei soldi? E poi: quanto costa adesso risarcire gli imprenditori costretti a tenere chiuse le loro saracinesche parzialmente (ristoranti, bar, gelaterie, pizzerie) o addirittura totalmente (palestre, piscine, cinema, teatri, ecc.)? Quanto costa aiutare i lavoratori “sospesi” con indennizzi che a stento ti permettono di dare da mangiare alla tua famiglia per tutto il mese? Una cifra enorme: altri cinque miliardi. E il conto è valido solo fino a marzo.

Come se fossimo sicuri che a marzo il virus sarà solo un ricordo lontano. E quanto valgono, infine, le vite dei morti per Covid?  La colpa – ci stanno dicendo quasi come una litania – è dell’estate folle di molti italiani, che hanno sciolto le briglie credendo che questo maledetto virus fosse ormai acqua passata. Ma per favore! La colpa è di chi non ha fatto quello che avrebbe dovuto fare: approntare piani seri per affrontare la seconda ondata che tutti, dico tutti, sapevano sarebbe arrivata. Il virus ci ha dato una tregua di almeno tre mesi, era un tempo sufficiente a mettersi pancia a terra e trovare soluzioni serie. Come quella di approntare contratti di noleggio dei bus turistici, ad esempio.

Ma non ci ha pensato nessuno. O quasi (qualche regione lo ha fatto a settembre).

Però abbiamo scommesso sui  monopattini. E abbiamo comprato i banchi singoli, con o senza rotelle, dei quali il commissario straordinario Domenico Arcuri va particolarmente fiero. Lo stesso Arcuri in questi giorni va sui vari canali tv a dire, numeri alla mano, che la situazione di adesso non è paragonabile a quella di marzo/aprile. Infatti, lo penso anche io. Ma per i motivi opposti rispetti a quelli elencati da Arcuri. Ora è molto peggio. Perché il virus è arrivato anche nei territori più fragili e meno attrezzati dal punto di vista sanitario. Dice Arcuri: adesso si fanno molti più tamponi di allora, per questo ci sono più positivi. Ma che razza di ragionamento è? Allora non li facciamo proprio i tamponi, così i positivi sembreranno pochissimi. E quelli che arrivano “senza respiro” in ospedale, li cataloghiamo come polmoniti stagionali.  L’altra sera, tornando dal lavoro – erano più o meno le 21 – ho attraversato il centro della grande città in cui abito desolatamente vuoto. Deserto. Spettrale.

In circa cinque chilometri di tragitto (è questo il mio percorso quotidiano casa-ufficio) avrò incrociato  non più di cinque automobili e una decina di ciclofattorini che portavano il cibo ordinato online ai vari indirizzi. In compenso ho contato almeno una trentina di monopattini abbandonati nei posti più improbabili. Nemmeno a ferragosto ho mai visto la mia città così. E qualche ora prima, nel pomeriggio, affacciandomi dalla finestra del mio ufficio che dà in una delle strade centrali generalmente molto trafficate, non è che la situazione fosse molto diversa: niente turisti, negozi aperti ma vuoti, qualche auto ma poche.

Una città fantasma. Intanto il manager Arcuri (che oltre allo stipendio come  commissario straordinario per  la pandemia prende ancora anche quello di amministratore delegato di Invitalia, la società dello Stato che avrebbe dovuto trovare una soluzione per Whirpool a Napoli o anche per Ilva a Taranto, e tutti sappiamo come stanno andando le cose) resta al suo posto. Inspiegabilmente.  E ci restano – rieletti a furor di popolo – anche i presidenti di regioni che, nonostante la  tregua estiva del Covid,  si sono lasciati trovare impreparati alla  seconda ondata. Colpa nostra, questa sì, che li abbiamo rieletti. E ci siamo fidati. 

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