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Tratto da La Grande Balla, l’ultimo libro del direttore Roberto Napoletano che aveva anticipato i temi della grande crisi del Coronavirus tra i quali anche lo scontro tra Stato e Regioni sulla sanità.

Un uomo del valore e dell’esperienza del banchiere ed economista Pellegrino Capaldo arriva coraggiosamente a sostenere che la soluzione migliore è di abolire tout court le regioni perché una maldestra competizione manderebbe in frantumi lo stato unitario che, forse, non abbiamo mai avuto e che, invece, dobbiamo impegnarci a realizzare al meglio.

Se il professor Capaldo si spinge a fare queste valutazioni, vuol dire che non c’è più spazio per traccheggiare tra invenzioni di sana pianta (residui fiscali delle regioni) e rifiuto apodittico di confronto con la realtà sgradita (trucco della spesa storica e dati regionalizzati del settore pubblico allargato). Per questo merita attenzione la sua proposta-provocazione e va fatta un’analisi attenta costi e benefici delle regioni, condotta con criteri comparativi omogenei scavando nelle pieghe dei bilanci.

Personale, investimenti e assistenza, la ragnatela di controllate e micropartecipate delle controllate con il loro carico di consulenze agli amici degli amici. Insomma: un viaggio in quelle “terre di confine” dove le regioni si sono già fatte stato e ricalcano, da Nord a Sud, i vizi storici della spesa pubblica in debito, spesso allegra, che minano alle fondamenta le radici costitutive dell’Italia.

Prima di tutto ciò, però, autonomia differenziata o stato unitario, qualunque sia la strada che si imbocchi, non è più eludibile l’operazione verità in parlamento sulla distribuzione della spesa pubblica allargata. Ballano 62,3 miliardi e siamo certi che si sia scelta la sede giusta in una democrazia.

Nessuno deve avere paura di questa operazione verità e nessuno può pensare di potere alzare un sopracciglio e buttare lì che se si tocca la spesa storica non ci sediamo neppure. No, non funziona così: se si vuole misurare l’efficienza, è un obbligo assoluto verificare l’entità delle risorse distribuite e l’impiego che se ne è fatto. Assoluto.

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